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STILE
ARCHITETTURA ARTI ARREDAMENTO
RIVISTA PER LA RICOSTRUZIONE
E PER LA CASA DI DOMANI
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DI FRONTE ALLA RICOSTRUZIONE SI APRONO TUTTI I PROBLEMI:
L'ARCHITETTURA E LA SCUOLA, L'ARCHITETTURA E IL PAESAGGIO, L'ARCHITETTURA E LA STORIA, L'ARCHITETTURA E L'ESTETICA, L'ARTE, LE LETTERE, L'INDUSTRIA, L'ECONOMIA
In questo fascicolo: Proposte per la ricostruzione (finanziamento e leggi); I bimbi, le madri, gli asili; progetti di nuove casette; i “materiali da rivestimento”, di P. G. Bosisio; la “stanza da letto esatta”, di Libera. Opinioni sull’architettura, di Enrico Pellegrini, Carlo de Carli, Emilio Villa. Opinioni su Sironi, di Luciano Anceschi e Gio Ponti. Opinioni sul romanzo, di Rubino Rubini, Bruno Foscanelli, Domenico Porzio. Due lettere di Alain Fournier; una lettera di Van Gogh. Scritti di Rubino Rubini. Opere d’arte di Sironi, Carrà, Rousseau, de Chirico, Lupieri, Ricas, Pellegrini. Nuovi disegni di mobili.
Garzanti - Editore - Milano - N. 44 Agosto 1944 - Spedizione in abbonamento postale - Gruppo III Milano
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44) Lafenestre et Richtenberger: La Peinture en Europe: Rome, les musées; les collections particulières, les Palais. Paris, 1905, in-16, ril. tela, pag. 404, con 100 riproduzioni fotografiche f. t. (56) L. 100
45) Catalogo della Pittura Italiana del Sei e Settecento in Palazzo Pitti, 1922, Milano, Bestetti e Tumminelli, in-16, br. 202 pag. di testo, e 112 illustr. f. t. (57) L. 60
46. Catalogo Seconda Mostra Internazionale delle Arti Decorative Villa Reale di Monza, maggio-ottobre 1925. Milano, Alpes, 1925, in-16, br. pag. 284, con 62 illustraz. f. t. (58) L. 40
47. Ricco Corrado: L'Arte in Italia: Lombardia - Piemonte - Liguria. Bergamo, Istit. Ital. di Arti Grafiche, 1911, in-16, tela, pag. 168, con 321 illustr. (59) L. 50
48. Catalogo della XXII Esposizione Biennale Internazionale d'Arte 1940. IIª Edizione. Venezia, Ferrari, 1940, in-16, cart. pag. 391, con 112 illustr. f. t. (60) L. 35
49. Bargagli-Petrucci Fabio: Storia delle Arti Decorative e Applicate. Vol. I: Le età primi-
tive - L'Oriente Antico. Bologna, Zanichelli, 1924, in-8, cart. pag. 220, con 319 fig. nel testo e bibliografie. (61) L. 100
50. Le Arti Decorative. Rassegna Ufficiale delle Mostre Internazionali delle Arti Decorative nella Villa Reale di Monza. Milano, Alpes, 1925, N. 9, in-8, br. pag. 39, con illustr. (62) L. 15
51. Baudelaire Charres: L'Arte Romantica - Curiosità Estetiche - Opere Postume. Milano, Bottega di poesia, 1923, in-8, br. pag. 300 L. 50
52. Catalogo de la Collection Pisa Ier Volume: Texte descriptif IIème Volume: Planches. Milano, S. A. Leonardo, 1937, due bei vol. in-4, cart. con dorso pergamena, con 212 tavole f. t. e 230 pag. di testo, ediz. numerata (68) L. 150
53. Oietti-Dami: Atlante di Storia dell'Arte - Tomo primo: Dalle origini dell'Arte Cristiana alla fine del Trecento. Milano, Bestetti e Tumminelli, s. d. in-4, cart. con 725fig. nel testo (71) L. 100
54. Viale Vittorio: I Musei Civici nel 1931 - Dalla Rivista Mensile Municipale "Torino". dicembre-ottobre 1932. Torino, Rattero, 1932, in-4, br. pag. 77, con 138 illustr. nel testo (72) L. 30
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GRANDEZZA DELLA RICOSTRUZIONE
Se pensiamo alle estreme condizioni di miseria, e di disperazione nelle quali ci troveremo in Europa all'inizio della ricostruzione è escluso che questa la si possa concepire bellamente, placidamente col metro commercialistico dell'edilizia di una volta. Essa deve costituire qualcosa di altissimo, lo sforso più grande ed ideale per una redenzione degli uomini da condizioni sociali tremende.
Una redenzione che comincia dalla casa, ma che deve abbracciare con un coraggio immenso dei problemi immensi. Dice Pio XII "si esige il massimo di coraggio e di energia morale per ricostruire l'Europa".
Nella distruzione portata dalla guerra nelle città non è da vedere un avvertimento stesso, severo e supremo, di Dio, dopo che gli uomini non hanno ascolzato quello del loro vegeniti? E se tanto si è parlato in tempo di pace di diradamento, di decentramento (e intanto tutti accorrevano alle città), dove si costruisce di più! e si vaneggiavano piani per città di milioni e milioni!) si vuole che dopo la spaventosa dimostrazione di questa guerra le cose procedano come prima? Ed allora? Allora non pare chiaro abbastanza che per diradare davvero le città e farle belle ed esatte occorre, ad esempio, costruire prima in campagna, cominciare di li trasportarvi le industrie, cioè smantellare parte della città, mettere a giardino i quartieri distrutti, ecc. ecc.? La corsa alla città ed il depauperamento dell'agricoltura non dipendono dalle cattive condizioni di abitazione e vita dei rurali? Se si vuol combattere l'inurbamento, se si vuol decentrare davvero non occorre allora cominciare di l?
Industrializzazione, decentramento industriale, riorganizzazione rurale, case ai salariati ed ai contadoni ed agli operai trasportati in provincia, ecco il grande problema: oppoi potrebbe venire quello della città, della città bella ed esatta, vivendo per i suoi termini di coltura e di commercio.
La tragedia europea e mondiale, la crisi immensa che attraversiamo e della quale non abbiamo ancora misurato tutti gli orrori e dolori, le condizioni terrifiche nelle quali ci troveremo, assieme a tutti i popoli di una Europa scossa e devastata da forze e da crisi impongono di aderire a visioni gigantesche, di abandonare ogni metro di una volta, di capire che è finita un'epoca, che ne comincia un'altra e che vi potrà vivere solo coloro che chiaroveggemente si metteranno al passo immane ed insolubile degli eventi.
La ricostruzione avverrà solo sotto il segno di un inizio, di un'era nuova, d'un mondo nuovo, d'una rigenerazione, o non avverrà!
DIR.
STILE
ARCHITETTURA ARTI ARREDAMENTO
RIVISTA PER LA RICOSTRUZIONE E PER LA CASA DI DOMANI
Direttore: arch. GIO PONTI
Garzanti Editore - Milano, Via Filodrammatici 10
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Architetti, ingegneri, artisti e artigiani, studenti d'architettura e d'ingegneria L. 200
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Dir. e Red.: Milano - Via A. Saffi 24 - Tel. 42.500 - Ammin.: Milano - Via Filodrammatici 10 - Tel. 17.754 - 17.755
Concessionaria esclusiva per la pubblicità: UNIONE PUBBLICITA ITALIANA S.A.
Milano. Piazza degli Affari. Palazzo della Borsa - Telefoni da 12.451 a 12.457 e sue succursali.
FINANZIAMENTO DELLE NUOVE COSTRUZIONI
È apparsa in questi giorni a Milano, pubblicata dalla S.A.M.E., una piccola monografia col titolo: Finanziamento delle nuove costruzioni in Italia.
Il piano prospettato dall'autore della monografia, Emilio Colombi, solleva questioni di grande portata ed è presentato come modesto "dissegno sommario"; è dunque un semplice invito a discutere sul complesso e difficile problema del finanziamento della ricostruzione integrale degli immobili sinistrati o distrutti dalla guerra. Secondo questo piano verrebbe concluso, di fatto, un compromesso fra lo Stato e i sinistrati; il primo si assume il finanziamento di tutte le ricostruzioni degli immobili distrutti dalla guerra; concede ai sinistrati utte le somme occorrenti alle ricostruzioni, ma a titolo di prestito, quindi dovranno essere rimborsate, e l'operazione avviene a condizioni eccezionalemi miti; i sinistrati avvanno da versare annualmente $ \frac{1}{2} \% $ della somma mutuata per le spese di gestione e $ 1 \% $ quale quota di ammortamento; in tutto $ 1 \frac{3}{8} \% $ ; se il reddito netto dell'immobile ricostruito e le condizioni economiche del debitore lo permetteranno, la quota di ammortamento potrà essere aumentata al $ 2 \% $ (ammortamento del debito in 41 anni) o al $ 3 \% $ (estinzione integrale in 29 anni); in ogni caso al sinistrato devono rimanere almeno due terzi, o nella peggiore ipotesi la meta del reddito netto. I sinistrati comunali e ogni rivendicazione di sussidi statali, provinciali e comunali.
Lo Stato, dove troverà le ingentissime somme per finanziare tutte le ricostruzioni? E si tratterà di somme ascendenti, prevedibilmente, a 150 miliardi di lire e forse di più. Potrà lo Stato svolgere con la voluta rapidità l'immenso lavoro tecnico-burocratico richiesto dal finanziamento delle ricostruzioni? Ecco il piano proposto a tale risoluzione:
Lo Stato crea la Corporazione statale dell'Edilizia, alla quale conferisce la facoltà di mettere in circolazione banconote proprie aventi corso legale e le impone l'obbligo di concedere a tutti i sinistrati i mutui occorrenti per ricostruire integralmente gli immobili danneggiati, e il compito di organizzare e controllare la nuova circolazione fiduciaria, la concessione dei mutui e di esercitare una rigorosa vigilanza sul loro impiego; dovranno essere destinati esclusivamente alle spese delle ricostruzioni. La Corporazione istituisce in ogni provincia un istituto ipotecario provinciale, sotto forma di società anonima con capitale azionario di garanzia; questa forma viene adottata per lasciare all'iniziativa privata la possibilità di manifestare le proprie vedute e di esercitare un'alta sorveglianza sul funzionamento dei rispettivi istituti provinciali, che svolgeranno la loro attività attenso e principi e norme stabilite per tutto il territorio nazionale; agli istituti provinciali sarà concessa una notevole libertà d'azione per quanto riguarda la concessione di mutui e il complesso del servizio.
L'amontare di mutui viene versato in bancone della nuova circolazione; i sinistrati rilasciano al loro istituto provinciale un titolo con garanzia della prima ipoteca nel quale si riconoscono debitori della somma avuta in presto e sono stabilite le condizioni dell'estinzione. Questi titoli costituiscono la garanzia della istituenda circolazione di banconote. Le somme versate annualmente dai sinistrati in ammontamento del debito, saranno impiegate dalla Corporazione al rimborso di una somma corrispondente di banconote circolanti.
Il ciclo è completo; si ricostruiscono gli immobili coi mutui concessi dagli istituti provinciali i quali ricevono dei titoli regolari di debito in copertura: questi titoli costituiscono la garanzia della nuova circolazione fiduciaria; vengono ammortizzati metodicamente anno per anno, e contemporaneamente si compie il rimborso delle banconete circolanti i mutui vengono estinti e automaticamente si estingue anche la circolazione di banconote.
La nuova circolazione è dunque un'operazione che ha uno scopo ben definito, un'esecuzione chiara e circoscritta al ramo dell'Edilizia, che per importanza occupa il secondo posto delle attività economiche nazionali; è preceduta soltanto dal gruppo delle sostanze alimentari (molto largo e vario) che può essere sottoposto a una disciplina monetaria più difficilmente dell'Edilizia) ed è in grado di fornire di per sé stesso lavoro continuo a un grande numero di operai; influisce direttamente sull'attività di quasi tutti gli altri rami. E noto il proverbio francese: "Quand il bâtiment marche, tout marche".
Su tutti i punti in merito ai quali esistessero dei dubbi, l'autore della monografia, Emilio Colombi (via A. da Giussano 26, Milano) è disposto a fornire gli schiarimenti desiderati.
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i colori per l'edilizia della rinascita
Il senso di armonia che caratterizza la moderna architettura troverà nella prossima ricostruzione nuove e più vaste forme di espressione nelle quali il colore avrà larga parte. Splenderanno al sole le nuove case sorte sulle rovine della guerra. Dagli intonaci delle facciate alle rifiniture degli interni, il movimento equilibrato dei volumi trarrà dai colori risalto e prestigio, ed ogni casa avrà una sua personalità intonata al nuovo stile della rinascita. Intonaci, vernici e smalti DUCO costituiranno un prezioso ausilio per la ricostruzione edilizia. DUCO è perciò un nome da non fimenticare.
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> per ogni problema di ver-niescita esiste un prodotto Duco e una tecnica Duco.
MONTECATINI Società Generale per l'Industria Mineraria e Chimica Servizio DUCO Milano
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Mario Sironi: frammento dell'affresco della V Triennale di Milano.
MISSIONE E SERVIZIO DEI TECNICI, ARCHITETTI, INGEGNERI, COSTRUTTORI, INDUSTRIE
Se una proprietà significa, come significa, l'affrancarsi dal soggiacere a condizioni economiche imposte da altri, cioè significa concretare libertà di vita che compete ad ogni persona umana, questa proprietà non può essere altra cosa che la casa, diritto naturale.
La casa propria è dunque la condizione di una concreta libertà. Ma a cosa si collega la casa? Alla famiglia, nucleo base naturale e non sostituibile della società umana; il salario che corrisponde al lavoro se è istituzione pertinente all'uomo (il lavoro per l'uomo e non l'uomo per il lavoro) deve essere pertinente alla famiglia, cioè salario familiare, cioè corrispondere alla possibilità ed al diritto umano di costituirsi una famiglia. Cioè tale che la donna possa dedicarlo nella famiglia ed elevare ed educare i figli.
Casa familiare e salario familiare si integrano in un concetto unico: sono la condizione civile e sociale della esistenza umana. Solo da questi due termini, caso e salario, dipende la risoluzione dell'avvenire degli uomini. Il lavoro deve essere retribuito in salario e in casa.
L'avvento delle macchine, della grande produzione industriale ha portato alla esasperazione della crisi della società, delle convivenze umane: ma è dalla macchina e dall'industria soltanto che questa immane crisi può ricevere un rimedio di una portata altrettanto necessariamente vasta.
Una razionalizzazione tecnica ed amministrativa che potenzi i redditi delle industrie e dell'agricoltura deve risolvere le esigenze del salario elevandolo al massimo; una razionalizzazione della produzione e della costruzione deve risolvere il costo della casa, facendolo discendere al minimo.
L'industria, coi suoi tecnici, deve essa risolvere storicamente questo stesso problema la cui esasperazione è stata da essa storicamente determinata; deve produrre essa stessa le case, essa stessa assegnarle ai suoi dipendenti, determinare essa stessa le sue case tipiche.
Si esige, dice Pio XII, il massimo di coraggio e di energia morale per ricostruire l'Europa.
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LEGGI DA MODIFICARE PER LA RICOSTRUZIONE
La torinese TORO-S.I.E. ha edito un opuscolo illustrante alcuni dei provvedimenti che si ritengono indispensabili per la ricostruzione delle nostre città. Ci pare utile mettere in rilievo come le idee in esso espresse collimino, almeno nei fini se non proprio nel meccanismo dei provvedimenti suggeriti, con quanto già è stato riconosciuto su queste colonne da illustri tecnici studiosi del problema.
Soprattutto due sono le proposte che riteniamo utile confrontare con quelle della TORO-S.I.E.: la prima è quella dell'ing. Albertini sull'istaurazione del diritto di superficie (Italia, 30 maggio-13 giugno), e la seconda quella dell'ing. Chiodi su un più vasto ricorso ai mutui ipotecari (Italia, 11 luglio).
La proposta dell'ing. Albertini tende a far mettere a disposizione dei costruttori la massa delle aree occorrenti per la ricostruzione, senza rendere necessario lo sborso del capitale rappresentato dal loro valore.
La preoccupazione da cui muove la proposta è assai fondata, e il sistema suggerito la risolve effettivamente, però nel solo interesse del costruttore. Si può infatti sostenere che sia la stessa cosa, per un proprietario di terreno, avere la piena godibilità di questo o averne soltanto la rendita vincolata per 99 anni, ossia per un periodo di tempo che supera la sua stessa esistenza di uomo?
È vero che il proprietario che ha dovuto cedere il diritto di superficie ricevendone in cambio un canone annuo, può capitalizzare questo realizzandone il valore attuale con un atto di cessione a favore di chi è disposto ad investire capitali in un'operazione a lungo termine e a reddito sicuro. Ma in tal caso il diritto di superficie si trasforma praticamente in un titolo a reddito fisso consolidato per la durata di 99 anni. Può essere questo veramente un investimento gradito in un momento nel quale i valori non sono stabilizzati, soprattutto nei loro rapporti con la moneta? Come si può determinare oggi la misura di un canone che resti equo per la durata di 99 anni? L'acquisizione "forzosa" del diritto di superficie (l'equivalente cioè del classico espropri) può menomare gravemente il valore della proprietà, in quanto nei confronti del proprietario gli paralizza il bene rendendoglielo indisponibile per la durata di 99 anni (ossia, nei confronti dell'individuo, per sempre) dandogli in cambio un reddito annuo fisso, il cui uso non può considerarsi equivalente a quello di cui è passibile la proprietà libera.
Si deve anche pensare alle conseguenze, nel modo di procedere del costruttore e dell'amministratore, del fatto che viene stabilita una "scadenza" nel diritto di far stare in piedi un edificio. Vedrembo apparire nei costi, con maggiore evidenza, le quote di ammortamento e, a mano a mano che lo stabile s'avvicinerà alla scadenza si vedranno progressivamente diminuire, fino a cessare del tutto, le cure di manutenzione.
Esperienze non dimenticate ci hanno fatto vedere cosa succede quando servizi basati su impianti fissi sono soggetti a concessioni limitate nel tempo (ad esempio i servizi tranviari di molte nostre città): ad un certo momento il decadimento del materiale per insufficiente manutenzione diventa impressionante. Si può immaginare quale potrà essere il quadro offerto da un quartiere che sia stato interamente e contemporaneamente costruito su terreno di terzi — come in un periodo di grandi ricostruzioni potrà effettivamente accadere — allorquando si avvicinerà la generale scadenza della concessione.
Cita l'ing. Albertini l'idea del Gobbi di far pagare il canone annuo, nel caso che l'acquisitore di diritto sia il Comune, mediante cedole di obbligazione, così da rendere commerciabile il canone stesso. Questa è effettivamente la strada da seguire, ma tali obbligazioni non deve essere il solo Comune a poterle emettere, e la loro validità non deve essere di 99 anni, ma bensì strettamente limitata al ciclo della ricostruzione, esaurito il quale esse devono trasformarsi in quote di proprietà degli stabili costruiti o ricostruiti, o, quanto meno, devono poter dar luogo al diritto di rimborso. È questa è infatti la proposta contenuta nell'opuscolo edito dalla TORO-S.I.E.
L'ing. Chiodi si preoccupa del come procurare la disponibilità dei mezzi finanziari all'iniziativa privata, alla quale spetterà indubbiamente di assumersi l'onere maggiore dell'opera di ricostruzione, dato che lo Stato non potrà direttamente provvedervi. Egli pensa che tali mezzi si possano ottenere attraverso l'Istituto dei mutui ipotecari che vorrebbe vedere rimesso in onore e potenziato. Ma lo stesso ing. Chiodi, nel formulare la proposta, riconosce che la situazione attuale degli istituti di credito fondiario non è affatto brillante, perché essi stessi sono direttamente colpiti dalle vicende belliche, per la distruzione sia del loro patrimonio immobiliare, sia dei beni mutuati.
Il congegno del finanziamento quale viene proposto nell'opuscolo della TORO-S.I.E. si vale anche dell'opera degli Istituti di Credito Fondiario (gli unici attrezzati per operazioni basate su mutui ipotecari) ma solo come organismi tecnici intermediari fra il Comune finanziatore e i privati finanziati. La massa dei capitali occorrenti verrebbe tratta non dai capitali a disposizione dei detti istituti, ma da prestiti garantiti dal Comune attraverso l'emissione di obbligazioni.
Trattasi quindi sostanzialmente della proposta Chiodi, ma con un completamento che vuol tenere conto di una realtà che lo stesso Chiodi denuncia.
EMILIO PIFFERI arch.
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I BIMBI LE MADRI GLI ASILI
Un mio articolo nel quale preconizzavo la massima estensione degli asili, ha suscitato allarmi e proteste. Queste erano giustificate in relazione ad una mia affermazione: occorre sottrarre alla madre la cura del fanciullo. Questo può parere giustamente eresia? Come? si vuole togliere alla madre il compito più alto e sacro? Tutto quanto si fà, si pensa, si spera per restituire alla famiglia il suo compito, la sua funzione, e la sua missione educativa e d'unità fondamentale e di fondamento cristiano della vita sociale deve essere interrotto? Si deve passare agli altri quella educazione che compete alla madre? Non è questo uno sconvolgimento di un concetto basilare cattolico?
Queste domande piene di apprensione e di allarme sono giustificate. Ma altre domande, altrettanto piene di apprensione, dobbiamo altrettanto da cattolici e cristiani porre alla nostra coscienza (ed alla nostra azione: non c'è morale senza azione: la morale pensata che non agisce, la “opinione” morale è solo un’ipotesi, un’astrazione).
Ecco queste domande: oggi come oggi, le operaie che fanno otto o più ore di lavoro nelle fabbriche (magari consecutive per via delle mense aziendali) sono materialmente in grado, come tempo disponibile, di educare i loro figli?
Ancora: oggi come oggi, nelle negative condizioni (addensamenti, ignoranza, malattia, coabitazione,
fatica) nelle quali son lasciate vivere le classi popolari ed operate, sono in grado moralmente e spiritualmente le madri di educare i loro fanciulli in tutti i sensi del termine: educazione religiosa, morale, spirituale, igienica, fisica, sanitaria, ambientale?
Andate nei quartieri popolari, nei quartieri operai, nelle case per gli sfrattati e vedrete centinaia di bambini laceri e sporchi, autentici monelli, per forza maleducatissimi, esposti a tutte le tentazioni precoci, vedrete madri sciupate e stanche, affaticate da un doppio lavoro, casa e fabbrica, vedrete nella insufficienza di spazio dell’ambiente e nella impossibilità della pulizia, la fonte di ogni male morale e fisico (tubercolosi).
La guerra è una cosa orrenda, miete vittime a milioni, ma non è eccezionale il caso che una povera e brava madre ci dica: ne ho avuti dodici, questi sei sono superstiti (e due sappiamo sono tubercolotici). Capite! La metà! S.i morti su dodici: non v’è bombardamento, guerra, rivoluzione che mieta altrettante vittime che la miseria sociale, senza contare i superstiti debilitati e traviati fisicamente o moralmente. Moltissime famiglie infelici sanno già che non solo l’asilo ma il sanatorio l’ospedale, la clinica, le colonie, fanno di più di quel che la famiglia può fare, e chiedono ciò. Molti medici sanno che finché i fanciulli (specie i piccolissimi) sono nelle mani loro, sono più sicuri che quando tornano nelle famiglie, dove perdono quello che
hanno guadagnato, per fatale impossibilità di cure, di nozioni, di igiene, di regola, di spazio. Molti medici sanno che persino le visite dei genitori, delle madri ignoranti, ai bimbi malati sono deleterie, perché essi portano di nascosto roba inadatta, ed interrompono dieci severe, ecc.
Tutto questo si sa e non avviene solo in città, ma avviene in campagna e sui monti. Un mio nobile amico che si è preso a cuore le sorti di qualche paese in una nostra vallata, cosa ha fatto? Per quei nuclei di abitazioni isolate in condizioni isolate, senza nemmeno cimitero, (i morti restavano l’inverno in quarantena finché la migliore stagione consentiva di trasportarli in valle nel men lontano cimitero) cosa ha fatto, dico? Ha fatto costruire chiesa, cimitero, asilo.
Nella chiesa un parroco, nell’asilo le suore. E nell’asilo i fanciulli, sottraendoli, è il caso di dire, alla impossibilità di educazione di povere madri, abbrutite da stenti e fatiche bostiali, in famiglie affollate in locali luridi, nella più completa incapacità educativa.
Occorre aprire gli occhi sulla realtà, non vedere dovunque il quadro borghese di una famiglia ideale dove la madre sia, possa essere, sappia essere la provvida educatrice dei figli, e li educhi, li tenga puliti, li istruisca. È un dovere pensare che le cose non sono così, affatto; se così fosse non esisterebbe nemmeno la parola “asilo infantile”, e quel sant’uomo amico mio avrebbe fatto una follia, e quelle suore alle cui cure, intelligenza, cuore, devozione, istruzione, educazione egli vuole affidare i fanciulli, potrebbero tornarsene in convento ed il mondo sarebbe un idilio.
Ma il mondo non è un idilio, i Santi della Chiesa son sempre stati gente con gli occhi aperti sulle piaghe terribili di questo mondo; ad essi, alla loro attiva pietà, si devono asili, scuole, ospedali, ospizi; tutti gli istituti; e che cosa sono questi se non soccorsi alle incompetenze delle famiglie nella cura dei bimbi, dei vecchi, dei malati? Non chiudiamoci, per carità, nei principì ma guardiamo alla vita, non pensiamo solo come cattolici, ma facciamo di più, agiamo come cattolici. I grandi nostri Santi sono stati spiriti d’azione, d’azioni pronte, immediate, spreguidicate, rivoluzionarie, senza velami o paraventi di opinioni, di convenzioni, di illusioni.
Non dimenticherò mai quel tratto pieno di humor della mia santa prediletta, la beata Cabrini: ad una sua suora estetizzante che diceva: “io amo l’umiltà” (astrazione), rispose, da buona lombarda: “ama le umiliazioni, è molto più difficile!” e mi par di vederla sorridere dentro, furbescamente e generosamente! Le umiliazioni, gesto reale, azione, non astrazione!
Umiliamoci dunque, a vedere le cose come sono. Se è errato aver detto “sottrarre” i figli alle madri, (ma in certi casi non è nemmeno tanto errato) dobbiamo pure sollevare le madri dalle cure dei fanciulli quando ciò è loro impossibile moralmente e materialmente, quando queste cure (per chiararle ancora così) esse le danno a rovescio.
Ma io dico ancora di più, che l’asilo educa anche le madri, e comincia l’educazione di quei bambini, di quelle creature che saranno poi madri e padri. Li educa all’educazione e, al linguaggio, all’igiene; alla pulizia, alla civiltà. Le madri che si vedono restituiti dall’asilo dei bimbi puliti, si educano esse stesse a questo raggiungibile risultato, se ne rendono conto. Ma in più, vi è anche il risultato che l’ambiente effettivo, pulito, spazioso, aereto, soleggiato, sufficiente dell’asilo, sopperisce alle negatività dell’ambiente della casa, sporco, insufficiente, non aereto, senza sole e limitato.
Io vorrei che tutti conoscessero certe case moderne svedesi per operai, sul sommo delle quali v’è un bellissimo asilo, una perfetta nursery, con vigilatrici preparatissime e le mamme, oltre che i padri, sanno che se per il lavoro o per il servizio della casa debbono allontanarsi, il bambino è nelle migliori mani, vigilato igienicamente, sanitariamente, nei pasti, nei riposi, con orari rispettati e senza pericoli.
Non volete dare ciò alle madri? Non vi sembra un ideale da aiutare? Vi credete in grado di fare forse quell’altra riforma che sarebbe quella di poter dare tali divisioni economiche e civili alle famiglie dei lavoratori (salari, casa, istruzione) da consentire che la donna non vada al lavoro e possa restare alla casa perfetta educatrice?
Vi sentite da tanto? da capovolgere un assetto sociale universale e di tale portata come quello che è davanti agli occhi?
Fatelo! e noi saremo con tutte le forze con voi perchè anche noi sia-
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UN GRANDE PROBLEMA DELLA RICOSTRUZIONE: LA SCUOLA
mo per la famiglia contro l'asilo, come siamo per la casa sana contro il sanatorio! Ma sinché le cose sono come sono, e nessuno dei miei contradditori può oppugnare il ritratto che ne faccio perché ognano sa che è vero, non siamo per gli asili, noi non rinunceremo a nessun asilo, noi auspichiemo che sorgano asili da per tutto.
È più facile che il problema si risolva con gli asili, oggi, che non con la “famiglia ideale”; ed è facile che preconizzando, a parole, la “famiglia ideale” non si abbia né quella né questi.
V’è una tattica nel bene, ed è quella di prendere il mondo come è, e combattere il male dove è. Il mondo come è, è quello che ho descritto, il rimedio è l’asilo, e del resto tutti lo sanno.
Io poi sono un fanatico dell’azione; rispetto in principi, so che essi debbono indirizzare l’azione, ma sono il nemico più ostinato delle “affermazioni dei principi”, specie morali, perchè esse hanno il gran pericolo di fermarsi li, e di metterci in pace con le nostre coscienze per averli espressi.
Il principio dell’igiene è sacro-sante, ma se non date acqua e sapone (azione) non vi è igiene! Si può essere sudici anche avendo acqua e sapone, ma è difficile essere puliti senz’acqua e sapone!
Non vi è morale senza azione: senza azione non possiamo scampare dai rimorsi. Ai cattolici incombe un grande compito attivo, realistico, apostolico, d’un apostolato civile e nuovo? Non si tratta di conversioni ma di convertirci all’azione, di fondare e servire in letizia cattolica opere di civile e moderna educazione, superanti tutte le esigenze che la civiltà ci propone. Guai a chi esita
Alcuni cortesi (e scortesi) contradditori hanno anche lamentato l’accenno ad azioni educative credendo ch’io le volessi immettere tutte nelle scuole.
Troppa forza polemica! Quando parlo della radio e della stampa, intendo un completamento “permanente” ma importantissimo, fuori naturalmente della scuola, ma nella vita. Un prolungamento della scuola necessario, indispensabile. Quando parlo del cinema intendo la stessa cosa, ma penso che il cinema stesso può essere immesso tra i procedimenti didattici della scuola. Occorre andare coi tempi.
ARCHIAS
V’è un bel tipo che in questi momenti—proprio in questi momenti di scarsezza di materia prima commestibile, di caro viveri, di necessarie restrizioni generali perchè tutti si possa avere almeno il sufficiente — si propone questo bel programma: farsi fare un risotto abbondantissimo, di riso valione non brillato, sceltissimo, (scartando ogni inferiore qualità), un risotto “mantecato” con burro abbondante, con un po’ d’olio (per sofigriggere quel tanto di cipolla per dargli mordente), ed un dito di eccellente vin bianco; né si dimenzichii il “grana” abbondante...
Ma la sua richiesta non si ferma li; egli si propone, e lo dichiarar prima, di mangiare lui solo un po’ di questo bel risotto, di buttarne meta fuor della finestra, e di avanzarne neurontate nella zuppiera un’altra parte.
Ma le strane pretese di questo tipo stravagante non finiscono qui! No, egli chiede ancora due cose: prima cosa che gli si faccia una assegnazione eccezionale di riso (egli non l’ha) prevedendolo, per l’uso straordinario che egli ne vuol fare, sulla scarsa quantità destinata ti seconda cosa egli, non avendo nemmeno tutti i denari o non volendo cavarti, per comperare questo riso e farsi questo stravagante risotto, chiede chiaramente il privilegio di essere sollevolate da altre spese, e di avere in prestito (ma con minimi interessi) il denaro che gli manca per soddisfare questa sua eccezionale velleitò.
È un fatto che le pretese di questo signore sono esagerate! Certamente né gli assegneremo riso, né gli daremo denari. Come? col riso che sareccia per tutti noi gle ne daremo per buttarne dalla finestra, e in più gli daremo anche i soldi, i nostri soldi per questo bello scopo? Ma nemmen per sogno. “Chill’ sciuo pazzo” e noi non siamo pazzi...
PARABOLA DEL RISOTTO
Si tenga, lui pure, da razionamento!
Ma questa straordinaria fancenda del risotto ha dei riscontri strani nel campo della ricostruzione edilizia.
Vi sono materie prime (legno, ferro, vetro, carbone ecc.) che scarseggiano per le necessità di tutti, che occorre quindi distribuire secondo le esigenze esatte generali di necessità generali di vita, proprio come si fa tesserrando gli alimenti; vi sono poi metodi (unificazione e industrializzazione) che fanno risparmiare al massimo quelle materie; e poiché chi vuol ricostruire non ha oggi né i mezzi né i materiali vi sono poi le assegnazioni di materiali e i contributi di denaro (prestiti, mutui, finanziamenti, ecc., ecc.).
Ma questo quadro collima ancor di più con quello del nostro stravagante risottiere. C’è della gente che non ne vuol sapere di unificazione e di industrializzazione edilizia cioè, come lui, di risparmio di materiale; essa vuol le cose a modo suo, come lui, vuol finestre fuori unificazione, fatte apposta per sé, senza sottostare alla economia di legno e di vetro (carbone) che si ha con gli elementi unificati; vuole piani alti (spreco di mattoni — carbone — di piemati — metalli e carboni), vuole impianti speciali e abbondanti, anzi sovrabbondanti (bagni per ogni camera di letto ecc. ecc.), non quelli sufficienti ed esatti. Vuole insomma un bel risottone, per gustarne un po’, per cavarsi il sfizio, per buttarlo (gli sprechi) fuor della finestra, per “avanzarlo”.
Come quel bel tipo vuole l’assegnazione di riso, burro, vino, formaggio, olio, zafferano, costoro vogliono l’assegnazione di ferro, cemento, legno, ecc. ecc. Non solo, ma pur esendo provvisti di mezzi questi strani personaggi oltre volere l’assegnazione sovrabbondante di legno, cemento (carbone) mattoni (carbone) ferro (carbone) pietre (benzina e carbone) vetro (carbone) ecc. ecc. per il loro vago risotto edilizio vogliono avere dallo Stato (da noi tutti) anche il denaro per far questo scialo nemmeno a loro spese, e vogliono approvazione di progetti, esenzioni di tasse, prestiti al 2 o 3%, mutui, finanziamenti e chi più ne ha più ne metta.
Ma esistono davvero questi risottieri della ricostruzione? Altro che! Sono quelli che non vogliono nè piani regolatori, né limitazioni stilistiche, né prescrizioni limitative di materiali, né obbedienza all’impiego di elementi unificati e industrializzati, né limiti di grandezza degli appartamenti, e di ricchezza degli impianti, né di grandezza delle finestre, né di impiego di legno e di carbone per sé; son quelli che per queste cose ti chiedono approvazione di progetti, assegnazione di materiali, esenzione di tasse, prestiti di denaro nostro?
È noi daremo proprio loro approvazione, materiali, esenzioni e denaro perché buttino il loro e nostro risotto dalla finestra? Saremo tanto pazzi da lasciar costruire fuori della più esatta economia? Faremo l’unificazione per risparmiare legno ferro carbone eppoi daremo approvazione materie e denaro a chi non la vuol rispettare e vuol gettare risotto, cioè legno, ferro, carbone, dalla finestra? Daremo indifferentemente le stesse agevolazioni (approvazioni, materie, esenzioni e denaro) tanto a chi vuol costruire un palazzo lussuoso, una villa tutta per sé e per starci un mese all’anno, o grandi appartamenti di molti locali, cioè a chi vuol gettare il risotto dalla finestra, quanto a chi vuole costruire con elementi unificati, case esatte, di piccoli alloggi sufficienti, cioè del massimo di cinque locali? (dove possono abitare bene 7-8 persone con divano letto, cucina, matrimoniale e culla, 2 camere maschi, 2 camere femmine).
La morale è una sola: è assurdo istituire la unificazione eppoi non unificarne l’impiego, cioè non obbligare a quella economia di materie preziosa per la ricostruzione che l’unificazione rappresenta. Per obbligare a ciò occorre un controllo alla progettazione, cioè: 1° dare l’approvazione ai progetti solo se rappresentano la massima economia e il massimo sfruttamento (cioè se sono fatti di elementi unificati, di impianti esatti, e di alloggi di un massimo di cinque locali); 2° dare l’assegnazione di materiale (mattoni, ferro, cemento, vetro, legno ecc.) solo a quella condizione; 3° dare esenzioni di tasse, finanziamenti, prestiti e mutui solo a quella condizione.
Ed a queste condizioni aggiungere l’obbedienza al piano regolatore e la rilottizzazione razionale, esatta, che è un’altra economia da raggiungere. Sarebbe assurdo tanto quanto il gettare risotto dalla finestra, il mettersi a ricostruire su lotti (cioè forme e grandezze di terreno) viziosi, stortinesatti, antieconomici.
Ed ancora, poiché il risarcimento dei danni di guerra deve essere esclusivamente destinato per natura sua, alla ricostruzione, anche esso deve essere condizionato alle stesse leggi. Nessuno deve sciupiare riso e denaro non si deve dare riso e burro e formaggio e soldi a chi li vuol buttare cioè approvazioni, assegnazioni di materiali, risarcimenti di danni di guerra, esenzioni di tasse, prestiti, finanziamenti, mutui ecc. ecc. a chi vuol costruire ville e palazzi, grandi appartamenti, e sprecare quel poco legno, vetro, carbone, ferro, e denaro di tutti che ci resta in quantità appena sufficienti — ma solo se ne sapremo fare buon uso — per dare un decente alloggio agli italiani. Dir.