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RISPONDETE A QUESTI INTERROGATIVI Portare l’industria alla casa o la casa all’industria? Questo significa che vi si chiede se si vuole “affidare la casa” all’industria, cioè mettere la casa nelle mani dell’industria che ce la fornisca tutta lei, che ci pensi lei, che industrializzi finalmente anche la casa, tutta la casa, adattando, conformando la casa all’industria, oppure che si porti il contributo della tecnica, del metodo, della economia, delle risorse industriali alla casa adattando l’industria a rispondere alle necessità umane della casa. Cioè condizionare la casa all’industria, o l’industria alla casa? La risposta parrebbe immediata: portare l’industria alla casa, l’industria serva la casa, serva alla casa individuale. Tuttavia è ciò che già praticamente avviene: ma quali sono i risultati? sono imperfetti come casa e come industria, mentre l’industria ha creato risultati perfetti nel resto. Quando si è portata l’automobile all’industria si è avuta l’auto perfetta ed a buon mercato: un vero risultato moderno e concreto. Se l’industria provvedesse essa alla casa come ha provveduto all’automobile avremo un risultato tecnico, economico, funzionale, concreto, vitale perfetto. La casa “machine à habiter” non è la casa macchina, come dicono quelli che non hanno ancora capito nulla, ma è la casa fatta con l’intelligenza e l’impegno con le quali si fa una macchina, ed il risultato non deve essere una macchina ma una casa. La “machine à coudre” non crea un cucito “machine” ma crea qualunque vestito, cucito e non ha condizionato per nulla le forme e le libertà del vestìario (anzi! in antico quando esistevano i “costumi”) i vestiari eran tutti eguali! con una standardizzazione senza industria, dovuta ad altri elementi, sulla quale dovremmo porgere attenzione: la standardizzazione dei risultati è più un fenomeno mentale o una paura mentale, che non un fatto industriale; quando non c’era l’industria tutto era standardizzato: quando essa è intervenuta tutto è divenuto eclettico: l’industria produce, disgraziatamente, di tutto; i tessuti stampati variano ogni stagione mentre i tessuti a mano ripetevano i loro motivi per secoli; è l’industria che ha il maggior bisogno di standardizzarsi e industrializzarsi su modelli perfetti) In ogni modo la discussione è aperta: queste parole ne sono un avvio. Scriveteci. Una casa eguale per tutti perchè tutti abbiano una casa oppure “a tutti una casa per ciascuno” cioè individuale, “non eguale”? Tutti aborrono di avere la casa eguale a tutti gli altri: ma tutti vorrebbero una casa. La condizione per fare una casa a tutti è di fare delle case normalizzate. Volete rinunciarvi? È non è un vizio di intelletti che non hanno il controllo delle proprie idee quello di “credere di aborrire” da una casa eguale al’faltrui, quando tutti sognano di avere “una casa come quella di quel tale... o quella tale”? L’individualismo è una velleità sconfessata da tutti in tutti i loro momenti. La moda del vestire ne è l’esempio: è la smiania di vestirsi secondo una regola, una uniformità. E nell’antico le case romane, le case arabe non erano tutte eguali? non erano identificabili? Qui abbiamo impostato la questione da un solo punto di vista: la difesa della casa “eguale”. Ci sono cento argomenti contro oltre che cento a favore. Scriveteceli, intervenite nella questione. Non intimiditevi se non siete architetti o ingegneri, in molti casi ne capite più di noi. In fondo non siete voi, uomini e donne, gli “utenti” della casa, gli “utenti” dell’architettura? Quindi ne siete i giudici. Fate sentire la vostra voce: ma non sia una voce o l’espressione di un capriccio personale o di una classe o situazione sociale; pensate nel rispondere non solo ai vostri gusti, pensate a tutti, a tutte le donne ed a tutti gli uomini, pensate alle condizioni di vita di tutti. Pensate umanamente, cercate di capire “quel che c’è sotto l’architettura”. Si deve prefabbricare tutta la casa o una parte (i servizi) della casa? Se la casa ha da essere “individuale” essa deve avere una parte non prefabbricata, non predisposta, una parte come la vogliamo noi. Allora ci deve essere nei piani generali delle case per tutti una parte di flessibilità, di variabilità, di mutabilità. Ma c’è un settore nel quale abbiamo solo necessità di impianti perfetti, quello dei servizi (scala-cucina-bagno). L’industria questa nostra industria pigra di questi nostri industriali che cercano l’affare e non la loro missione vitale e fanno alla fine (lo si vede) un pessimio affare personale, si decida a darci un complesso esatto e perfetto di questi servizi, un complesso prefabbricato e predisposto da dotarne la futura casa. Ma è giusta questa limitazione? l’industria si deve limitare ai servizi? Diteci il vostro parere. Vogliamo una umanità di eguali in una eguaglianza di vita, o di eguali per eguaglianza di individualità, cioè di libertà? Questa è una conclusione interrogativa delle domande precedenti. Potrebbe essere messa in testa, e da essa derivare tutto il resto. La domanda è importante, rispondete. Non lasciatevi prendere dalle attrattive palese del secondo corno del dilemma: pensateci bene. E sovrattutto pensate socialmente, e non solo a voi stessi (è troppo comodo). La condizione della nostra individualità è sociale. Da questa domanda fondamentale, collegata come è l’architettura alle sorti ed alle condizioni della vita (di tutti), voi capite che l’architettura non è solo questione di gusto, di disegno, di facciatine ecc. ecc. ma è una questione più profonda, vitale, generale; è una questione di direzione o interpretazione della vita umana, di tutti. È ora di rivolgersi in fatto d’architettura a tutti e non più di chiudere il discorso fra gli architetti, che non è detto poi che abbiamo ancora inteso tutti in pieno la missione loro, come non hanno inteso tutti la missione loro i medici, i sacerdoti, gli industriali, ecc. La maggioranza intende solo il mestiere, e sciupa sciaguratamente il proprio mestiere.

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CASADICAMPAGNA CC/D1 (Vedere nei fascicoli precedenti le altre piccole case di questa serie di 50 progetti che la SAFFA propone alla ricostruzione e che sono in relazione alle sue capriate prefabbricate, nei suoi sernamenti normalizzati, ai suoi mobili normalizzati).

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I COLORI NELLA CASA DI CAMPAGNA CC/D1 Quest’altra piccola casa, ha pure un disimpegno centrale per le tre stanze da letto e il bagno. Su questo disimpegno s’apre anche la cucina che è in comunicazione anche con l’ingresso il quale ha a fianco un ripostiglio. Questa piccola casa è qui illustrata come isolata senza terreno proprio attorno; si comprende che se essa ha un orto-giardino l’ambiente di soggiorno ci si deve aprire. L’orientamento di questa casa è col nord sul lato dei servizii, cosicché le stanze da letto sono a levante (insolazione esatta) ed il soggiorno è a sud-ponente. Le finestre a levante, nelle stanze da letto, sono spostate verso sud il che consente la migliore e più prolungata insolazione mattutina delle camere. Questo è un coefficiente, introdotto nella nostra progettistica da Luigi Mattioni, del quale occorre tener conto. Il tetto è a due falde di lunghezza diversa, componibile su elemento di capriate in legno SAFFA prefabbricate.