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STILE architettura arti arredamento rivista per la ricostruzione e per la casa di domani CASA A $\text{三}$ $\text{タトチ}$ ANNO N.1 1945 Garzanti - Editore - Milano - Spedizione in abbonamento postale, - Gruppo III Milano PISWA

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Reggitende in legno "TASA" BREVETTO ITALIANO 357897/357221 Con la decorazione moderna della casa, la tenda ha ripreso la sua funzione importante che per un momento sembrava aver abbandonato • La tenda nella casa completa l’arredamento dell’ambiente, ne ammorbidisce la linea e lo rende più intimo • La tenda esige però un’applicazione che ne renda il movimento razionale e leggero • Diversi apparecchi hanno ottenuto dei risultati soddisfacenti però è obbiettivamente giusto rilevare che essendo la loro composizione in ferro, il loro aspetto è freddo e non riesce a soddisfare la linea della decorazione • Si è cercato di completarli con sagome di legno, ma ciò rende complesso la costruzione e non soddisfa le esigenze del razionalismo • Il reggitende che meglio risponde alle esigenze razionali dell’ambientazione moderna è quello completamente in legno anche nella parte più delicata di esso, cioè nel binario di scorrimento • Esso permette di essere preparato con gli stessi infissi delle case, togliendo quindi ogni disammonia alla linea decorativa • Con tale applicazione esso viene a confondersi con gli stessi serramenti delle case con tutti i vantaggi, specialmente nel cambio della decorazione interna, presentandosi soluzionato • Esso può infiggersi anche lungo tutta la parete, mascherandolo con la decorazione murale (stucchi ecc.) • Negli uffici, negli stabilimenti, negli ospedali, nelle scuole, negli alberghi, il tipo incassato come infisso, risolve il problema molto praticamente e vantaggiosamente. Esso deve però essere costruito con tutti quegli accorgimenti indispensabili alla durata ed al perfetto funzionamento • L’incassatura di questo reggitende tutto in legno, brevetto “TASA” può effettuarsi come da sezione a fianco, mentre ogni altra combinazione di applicazione di tende può essere convenientemente studiata. Sezione del reggitenda a due binari TASA MHZ S. A. TASA - MILANO - VIA S. MARIA FULCORINA. 17

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GLI INTERESSI DI ESISTENZA DI PRODUZIONE DI ESPORTAZIONE DEGLI ITALIANI SONO PIÙ AGRICOLI CHE INDUSTRIALI. LA CASA RURALE È IN ITALIA IL TERMINE PREVALENTE DELLA “CASA A TUTTI”. STILE ARCHITETTURA ARTI ARREDAMENTO RIVISTA PER LA RICOSTRUZIONE E PER LA CASA DI DOMANI Garzanti Editore - Milano - Via Filodrammatici N. 10 Prezzo del fascicolo . . . . . . . . L. 30 Ingegneri iscritti al Sindacato . . . . . L. 272 Abbonamento . . . . . . . . . . . L. 320 Geometri " " . . . . . . L. 288 Architetti iscritti al Sindacato . . . . . L. 256 Studenti di Architettura . . . . . . L. 240 Direzione e Redazione: Milano Via A. Saffi 24 - Telef. 42.500 - Amministrazione: Milano Via Filodrammatici 10 - Telef. 17.754 - 17.755 Concessionaria esclusiva per la pubblicità: UNIONE PUBBLICITA ITALIANA S.A. Milano, Piazza degli Affari, Palazzo della Borsa - Telefoni da 12.451 a 12.457 e sue succursali. CIÒ CHE SI DEVE DARE AD UN POPOLO Ad un popolo si deve dare almeno una sicura condizione naturale di vita. Quale è questa condizione? È la casa: è ciò che in natura (nido, alveare, tana,) non manca ad ogni essere animato. Nè gli mancano di norma, il vitto sufficiente e la condizione sufficiente di riparo del corpo: il che per noi è rappresentato dall'abito. Dunque, per noi, casa, pane, abito. Condizione naturale di vita. Condizione sufficiente. Una condizione naturale sufficiente d'abitazione, la casa per tutti, sufficiente come numero e come grandezza, non esiste purtroppo per il nostro popolo, le statistiche fatte fare dal Governo nel 1931 lo mostrano. Ed oggi con la guerra esiste ancor meno. Ecco allora delinearsi il primo servizio pubblico al quale deve dedicarsi la classe dirigente. Ogni manifestazione politica non ha altro scopo che esprimere una classe dirigente, non si risolve che in essa. Moralmente la politica è un problema di qualità più che di tendenza, è il problema di saper operare meglio di altri nella risoluzione di un problema perenne, la vita degli uomini. Il problema che si pone alle classi dirigenti, differenti che sieno nei vari paesi, è uno solo. Oggi il problema si caratterizza nella casa. Chiediamo che gli “optimi” vi si dedichino. Questo è ciò che essi devono dare ad un popolo. La casa è condizione concreta di libertà, è la donna tolta alla fabbrica e restituita alla famiglia, è l'assistenza ed il conforto recati a tutte le età — dall'infanzia alla vecchiaia — è la proprietà privata naturale — è l'educazione familiare, è la famiglia stessa, nucleo iniziale insostituibile della società. CIÒ CHE UN POPOLO DEVE CHIEDERE Cosa deve chiedere un popolo? Deve chiedere la condizione naturale di vita alla famiglia: il salario familiare. Aumenti generici di salari che comportano solo successivi aumenti di costi e di prezzi non risolvono la vita degli uomini, e si risolvono solo in fenomeni od episodi economici. Un popolo deve chiedere la sicurezza della famiglia, deve chiedere il salario familiare, la casa, la proprietà della casa, la concreta libertà e sicurezza del nucleo familiare, la possibilità di mettere presto famiglia, di non esser oggetto di condizioni economiche innaturali per vivere. Il lavoro deve avere la destinazione familiare; ciò vuol dire salario familiare, donne nella casa, casa, proprietà della casa. Alle menti dirigenti (economicisti, finanzieri, tecnici, produttori) un popolo deve chiedere ciò. Politica e lavoro debbono tornare ad essere per l'uomo, strumenti per la sua condizione di vita. Il salario è familiare quando esso non è erogato solo in denaro. Il denaro può essere sciupato da chi lo riceve e la famiglia non beneficiarne. Il salario familiare deve essere erogato parte in denaro (libertà individuale), e parte in casa, abiti, nutrimento (libertà della famiglia). L'adeguamento ai beni (salario=casa abito pane) elimina l'illusione dell'aumento. Un aumento della parte monetaria è allora veramente un aumento. Non deve essere l'uomo uno strumento del lavoro e della politica. Alle ipotesi, all'opinione, all'idea di libertà, si sostituisca la condizione concreta di libertà rappresentata nelle istituzioni della famiglia; salario familiare (cioè famiglia), casa, (cioè famiglia), proprietà familiare, (cioè famiglia). S.

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I giovani, si presentano alla vita con le forze nuove e fresche — con il loro forze rigeneratri — in un momento della storia nel quale l'avvenire ha un nome solo, RICOSTRUZIONE. Essi sono insieme spettatori estranei d'una catastrofe dell'umanità, del crollo sanguinoso di un mondo irrestaurabile e dell'avvento di un mondo nuovo. La vita continua, essi stessi la impersonano, essi sono l'avvenire. L'avvento è sigillato in loro. La ricostruzione sarà una COSTRUZIONE. Questa costruzione è quella d'una CIVILITÀ UNIVERSALE, la cui generazione si opera storicamente attraverso le convulsioni e gli atroti dolori che l'umanità soffre e la Storia le infligge. A questa civiltà universale i nostri giovani, debbono portare il più grande contributo. Di essa debbono essere i campioni. Questo è ciò che si chiede loro. Non è ad una mova serie di anguste disastrose competizioni che essi si devono avviare, ma ad una civiltà universale aperta alle collaborazioni di tutti della quale ciaseuno voglia essere fra i migliori, i più coraggiosi, i più ispirati, i più preparati, i più disinteressati esponenti. Ogni epoca ha chiesto alle sue generazioni un compito diverso, questa nostra chiede la partecipazione alle opere, perché questa nostra epoca sarà tutta opere, poiché il suo nome europeo, e non solo europeo, è uno solo: RICOSTRUZIONE. Chi sarà fuori dalla ricostruzione, sarà fuori dalla vita e dalla storia. Ma cosa vuol dire ricostruzione? Vuol dire concretare in opere costruire l'avvento d'una civiltà della quale sappiamo benissimo i lineamenti e vediamo chiaramente la luce. È una civiltà ispirata eticamente al nucleo naturale della famiglia, alla giustizia sociale fra gli uomini, alla cultura ed alla educazione, alla dignità di lavoro e di vita di tutti, e che si deve conertere non in competizioni di opinioni e di parti, ma in opere realizzate da una collaboration operante, indispensabilmente aggiornata e tecnicamente agguerrita. Per la morale e per la famiglia, occorre dare le case a tutti, una buona e bella, una sufficiente casa: questo è un compito al quale devon prepararsi i giovani; essi si devono fare — sollecitamente e profondamente — una conoscenza e coscienza tecnica ed economica del problema, tutti, siano o non siano Ingegneri o Architetti. Siete uomini e si tratta dell'uomo, dal suo lavoro. Chi è o sarà avvocato, notaio, sociologo, indirizzi i suoi studi e la sua fatica a realizzare, normativamente e legislativamente quest'opera (è una questione sociale, è una legalità morale); chi è o sarà medico, sacerdote, deve provocarla (è una questione materialmente e moralmente sanitaria), chi è o sarà artista deve perfezionarla (è una questione di civiltà); chi è o sarà editore, scrittore, insegnante, deve portare un contributo d'informazione, di preparazione, di divulgazione primario (è una questione di avvenire), chi è nell'industria, nella banca, nel commercio deve organizzarla, darle i mezzi. Per la civiltà e la salute fisica e morale degli uomini, occorre proporsi di dare assistenza perfetta e completa all'infanzia, ed istruzione ed educazione, massime alle nuove generazioni. E ciò vuol dire concretamente asili, asili, asili, scuole, scuole, scuole. E poi ancora scuole. Ed una istruzione aggiornata prolungata al massimo per tutti: una trasformazione dell'uomo. Questi problemi si concretano in una attrezzatura scolastica di metodi, di programmi, di insegnamenti e di edifici. Voi dovrete approfondire tutto ciò. Se i giovani vogliono veramente, nella ricostruzione in nome ed onore della nostra civiltà latina essere anche fra i campioni della civiltà della quale partecipano all'avvento, se vogliono in esso non essere secondi a nessuno, se vogliono in essa testimoniare del nostro Paese, essi devono approfondire tutti questi problemi in tutti i loro aspetti, e stabilita la loro ispirazione e motivazione morale, devono particolarmente approfondire tutte le conoscenze tecniche perché le "nostre realizzazioni" primeggino Per la civiltà, occorre dare al lavoro i termini che si confacciano alla dignità dell'uomo: uno di questi termini è il compenso, che deve risolversi in quel salario familiare che è pure nei precetti universali e che diremo latini di Pio XII, cioè in un salario atto a dare all'uomo la possibilità di costituire presto, all'età giusta, la sua famiglia, e poi di potela mantenere e crescere, e non solo come somentemente materiale (vitto, alloggio, vestiario, ecc.) ma come nucleo da unità vitale, cioè governato dalla permanenza e dal regno della donna nella casa, il che si può ottenere solo attraverso un salario familiare che non obblighi le donne al lavoro di fabbrica o d'ufficio fuori della casa, sostintendosi in tanti casi all'uomo (in forza di un pagamento minore) e determinandone la disoccupazione. Di queste realizzazioni, i nostri giovani, devono essere i promotori e prepararsi ad essere, una volta fatti uomini e nella loro responsabilità gli ardentì emplificatori. Questi gravi impigni economici della produzione devono prerisolversi in un potenziamento della produzione, fatto di sviluppi tecnici da una parte e di esemplificazioni dall'altra. È dovere di rendersi edotti e di partecipare coscientemente a tutti questi tre termini: persegnire il lavoro, potenziallo, farlo divenire strumento e condizione della unità familiare. Il lavoro oggetto della vita umana, non la vita umana oggetto del lavoro. La civiltà, esige una libertà dell'uomo: una concreta condizione di libertà dell'uomo non è quella dell'individuo singolo, che tende alla anarchia egoistica ed a vincolarsi dai doveri, è la condizione di libertà della sua famiglia, cioè la libertà e la sicurezza di tutte le età; e questa si concreta fondamentalmente con il possesso pronto della casa. "Casa e tutti" problema tecnico di produzione e di economia, si completa con "l'acceso di tutti alla proprietà" della casa, problema morale di indipendenza e di libertà effettive. "L'accesso a tutti ad una proprietà privata", affermata anche nei messaggi pontifici, dato il naturale riferimento alla costituzione familiare della società, non significa altro che "proprietà familiare", cioè proprietà della casa. Qui, è davanti ai giovani un problema di trasformazione, di conversione patrimoniale innamore e stupendo, nel quale devono lanciarli. Il salario è davvero familiare quando si attua, si trasforma in casa: esso non può essere familiare solo come "proporzione monetaria" fra compenso e famiglia; il denaro non è famiglia, può essere infatti dilapidato o disperso dal singolo; sola la casa è famiglia: occorre dunque compensare AI GIOVANI INCOMBE UN GRANDE COMPITO PER LA RICOSTRUZIONE DEL PAESE E PER LA COSTRUZIONE DI UNA CIVILTÀ UNIVERSALE Il diritto fondamentale della famiglia alla casa si comprenda col diritto umano dal nutrizionamento e al vestiario: questi tre, pane abito casa, sono servizi pubblici, come i trasporti, l'acqua, la luce, ecc.: i nostri giovani devono avere a queste realizzazioni un impulso primario e travolgente, esse ne gli assorci i migliori organizzatori, affrontare questi problemi ed imparidronirsene tecnicamente. Queste lo opere del nostro tempo e quella la necessità indispensabile di conoscere la tecnica. Altrimenti non si servira, si sarà inferiori al compito che i tempi chiedo. Opere! Come non vi è igiene: senza acqua e sapone, così non vi è morale familiare senza casa, non v'è libertà concreta senza proprietà della casa, non v'è famiglia senza salario familiare, non v'è istruzione senza scuole, non v'è assistenza senza asili e ricoveri, non v'è cultura senza editoria, stampa, radio e cinema e teatro ed arte, non v'è costume e moda giusta senza fornimento di vestimenti, né forza e salute senza fornimento di cibo, né turismo senza alberghi per la gioventù ed organizzazione generale edilizia e di trasporti per le ferie, non v'è salute senza cliniche e luoghi di cura per tutti. Non v'è dunque spirito senza opere, e non v'è infine opera e lavoro efficiente, condizione di tutto, senza tecnica perfetta. La tecnica è ordine, è intelletto, è amore, è disciplina, è sapere, è onore a Dio. Questa affermazione che può sembrare a taluni blasfema la si eriga a segno. È in questo segno oggi che i tempi vi indicano di agire, di operare con perfezione. GIO PONTI sapere come realizzarli perchè il lavoro vi si svolga nelle condizioni migliori di compenso e di assistenza, luce, sicurezza, igiene; questa è civiltà, questo è officiero davvero alla dignità dell'uomo, in questo consiste veramente il rispetto alla "persona umana"; onorare il lavoro. Devon proporsi che sorgano per mezzo loro oltre che case modello anche uffici, laboratori ed officine modello, che si riconosce che gli uffici, i laboratori, le officine realizzati secondo i principi e l'opera e la presenza loro sono i migliori. Così deve essere di tutto. Le case rurali e cittadine devono essere le migliori, le leggi (agricarie, industriali, artigianali), promosse, attuate se, occorre esemplificate anticipatamente da loro, devono essere le migliori, e le più coraggiosi. Le assistenze, le scuole, gli istituti d'arte organizzati da loro i migliori. Le forniture sociali — attenti, o giovani, qui v'è un punto nuovo e importante — di vitro e di vestiario, organizzate in futuro devono essere le migliori e più sane nel vitro, le migliori e più belle nel vestiario. il lavoro parte in denaro, parte in beni familiari: cioè pagare il lavoro in casa, in vestiario, in nutrizionamento, ed infine in denaro. Ma poiché i salari non possono nè monetari nè come elargizione di beni, essere portati alle stelle, ecco altri grandi affascinantì problemi per i giovani: potenziare l'efficacia del lavoro (industriale, agrario, artigianale, intellettuale), ridurre il più possibile (problema tecnico), il costo della casa del vitto, del vestiario. Assicurato ciò, al denaro vi daranno i suoi scopi che sono, la cultura, l'arte, l'educazione, lo sport, il viaggio, (conoscenza del mondo). Ma l'impegno di attrezzare la società sul nucleo sacrosanto familiare voole l'abitazione vicina al lavoro ed ecco affacciarsi ai giovani il problema distributivo urbanistico in tutta la sua ampiazione. È un nuovo problema. No! È un aspetto di un problema solo! Il problema della civiltà dell'uomo. "Oggi — vi dice Ciocca — i problemi si guardano da tutte le parti o non si guardano". Guardarli da tutte le parti significa istituirli in unità. L'avvento d'una civiltà di domani, nella ricostruzione non deve presentarsi come una nuova sciagurata competizione, ma come una collaborazione. Non ne vogliono i nostri giovani essere i campioni ed adunare tutti attorno a loro? e soccorrere tutti gli sforzi buoni? Ma per essere i reali campioni occorre che la loro tecnica non sia seconda all'altrui, non possa subire confronti negativi. In nostrigiovani, devono imparidronisi della tecnica del mondo; gli ambienti di lavoro (le officine, gli uffici) devono