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STILL Garzanti Editore - Milano - N. 5 - Maggio 1946 Spediz. abb. postale - Gruppo III Milano

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FILIPPO SACCHI Il mare è buono ROMANZO Il nuovo romanzo di uno dei più famosi redattori viaggianti italiani: un grande assurdo irraggiungibile amore in un mondo eroicomico. Intorno al 1300 scoppiò una delle più buffe guerre di questa matta umanità: la guerra dell’asino. Per un asino rubato da un corsaro ai Ghisi e venduto ai Sanudo, si scatenò un conflitto che coinvolse tutti i signori e signorotti dell’arcipelago e richiamò addirittura alla fine l’intervento della repubblica di Venezia e del re di Napoli. Questo episodio grottesco, simbolo della assurdità di tutte le guerre, è messo al centro dell’intreccio di « Il mare è buono ». È una vicenda romanzesca che ha per epoca sfondo l’Egeo del XIV secolo. Un mondo colorito e bizzarro fu l’Egeo del XIV secolo. Veneziani, genovesi, fiorentini, navarresi, bizantini e turchi, se lo dividono e contendono: e su quello sfondo di perpetue risse e di brulicante avventura come protagonisti alla ribalta, si agitano principi, corsari e belle donne. Da tutta questa materia liberamente mescolata e ridotta a pretesto d’invenzione e di racconto esce il libro, ove casi e personaggi desunti dallo studio dei testi e dei documenti sono liberamente trasposti nel gioco di una fantasia fatta di cose osservate, in modo che tutto è storia e nulla è storia, e ne risulta un racconto che cerca di serbare tutti i contorni della realtà umana nel capriccioso abbandono della favola. E al centro di tutto, un grande, assurdo, meraviglioso amore. È edito da GARZANTI ... scorse sotto l’ombra di un melo Caritina addormentata. Si era addormentata da seduta, e nell’addormentarsi era scivolata sull’erba, arricciando in su la sottana, in un disordine leggermente goffo e impudico. Sorridendo Sibilla si chinò per racconciarla. Allora vide che un libro era caduto e lo raccolse. Era un libro di devozione legato in nero. Intenerita stava per riporglielo in grembo, quando, nel socchiuderlo, l’occhio cadde sulla parola « baci ». Baci? Come, baci? Avidamente accostò il viso alla pagina e lesse: « Egli sarà nella sua tornata da me centomila volte abbracciato e i miei baci moltiplicheranno in tanta quantità, che niuna parola lasceranno intera dalla sua bocca uscire, e in cento doppi renderò quelli che esso, senza riceverne alcuno, diede al tramortito viso ». Corse al primo foglio. Cera scritto: « Qui incomincia l’Ufficio della Beata Vergine Maria, nel nome del Padre, del Figliolo e dello Spirito Santo ». Guardò la fine: erano le preghiere dei defunti. Inorridita sbirciò qua e là nel mezzo: Panfilo... Venere... Fiammetta... Il giorno agli amanti nemico... Le ricadde sotto il passo di prima: « Egli sarà nella sua tornata da me centomila volte abbracciato e i miei baci moltiplicheranno in tanta quantità... ». Allora di colpo si sovvenne di avere notato negli ultimi tempi che le ragazze si scambiavano spesso i loro libri di devozione. Ah, ribalde! Lì per lì fu sul punto... Collana “VESPA ROSSA”, L. 280

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DOVE V A MILANO? Il Comune di Milano invita tutti coloro che intendono apportare la loro collaborazione, ad esporre quel complesso di idee atte ad individuare le linee generali del Piano Regolatore della città di Milano anche nei riflessi della Regione. Ciò si leggeva, fra l'altro, in un manifesto apparso sui muri della città nei primi di novembre del 1945 ed era forse l'inizio di una nuova epoca per la storia urbanistica di Milano. Inutile è qui la storia, inutile la critica dei vari piani regolatori di Milano che nel piano napoleonico del 1807 hanno il primo esempio e, relativamente al tempo e alle circostanze, il migliore, realizzato purtroppo solo in minima parte e male col complesso via Dante. Conclusio. Ma tutti sanno che è Milano uno dei classici esempi di raccolta di elementi negativi dal punto di vista dell'urbanistica e ciò per le sue origini, per il disordinato sviluppo nelle cerchia antiche dove le strette strade si piegano, si stringono, si intasano; per il caotico tumultuoso estendersi, quando, superate le barrere, la città poté gettare le sue strade fuori, lontano, in ogni direzione e segui le vie più facili allargando a fatica e mal drizzando le tortuose strade semicampestri del suburbio. E il grido degli urbanisti si allozì lardi quando già grave era il mate e chi di essi aveva il potere di porvi rimedio guardava allora la città dal suo ufficio troppo vicino al Duomo e in funzione della piazza di questo Duomo concepiva il suo piano. Milano era come un vulcano che emettesse dal suo cratere lava compatta di case a coprire insodabilemente la campagna tutt'attorno, travolgendo ed annullando il verde. E la colata spingeva innanzi a sé i detriti della più bassa edilizia a formare il caotico disordine del peggior suburbio dove qualche casa isolata e triste posava per Sirani e Sintacco. Così andava Milano, città monocentrica con rapida crescita a macchia d'olio. Il piano del '34, infelice risultato di un brillante concorso, cercava di metter ordine, di aprire strade e soprattutto di incanalare a raggierra l'espanzione seguendo quello che si considerava il naturale modo di sviluppo di Milano, predisponevole alle nuove costruzioni arec il più possibile vie ne al Duomo, raddoppiando, triplicando la cerchia dei Navigli con anelli sempre più ampi di strade sempre più larghe e l'ultimo in aperta campagna era previsto col calibro di 70 metri! E venne la guerra tremenda a squareciare la compattezza del centro e negli uffici di via Larga altri urbanisti videro move possibilità e come i lavori di Stiglià sanno, prepararono il nuovo piano che è più di un rifacimento del vecchio perché in essi è la ribellione alla ineluttabilità dell'espanzione a macchia d'olio con la previsione dello sviluppo tentacolare che lascia larghi cunei di campagna verde a far da polmone alla città. La guerra cessò, finalmente, e non mi nuovi, prese le redini delle cose civiche sentendo una grande responsabilità nel dover approvare il nuovo piano vollero fare appello alle idee di tutti i competenti tecnici e, purtroppo, non tecnici e a tutti chiesero la collaborazione perché Milano avesse finalmente il suo piano. Chi aveva idee o soltanto interesse al grande problema, rispose all'appello e il Comune chiamò tutti a congresso perché dal dibattito una o più dee prendessero forma e sostanza. Fu un esperimento nuovo, ardito e anche pieno di difetti, ma ne nasceranno, ne sono sicuro, buoni frutti. Né so né posso anticipare ora i risultati pratici del convegno, ma già fin d'ora, chiusi i lavori è possibile individuare le idee fondamentali che, fra quelle presentate, hanno preso corpo nel lungue dibattito. Ma il primo risultato e forse il più valido, in questo «congresso» che parve e forse fu spesso una accademia di urbanistica, fu l'affermarsi di concetti non nuovi, anzi, ma che prima d'ora eran rimasti troppo spesso in un piano teorico o, quanto meno, mai erano stati pubblicamente espressi in funzione di Milano. E funzione della città, fu il primo tema discusso apparento tema fondamentale tale da indirizzare con le sue conclusioni l'impostazione generale del piano. L'urbanista può e deve inquadrare lo sviluppo e la vita stessa della PROGETTO A. R. (Albini, Belgioioso, Bottoni, Cerutti, Sardella, Mucchi, Palanti, Peressutti, Pucci, Putelli, Rogers). STRADA ATTREZZATA — AUTOSTRADA — FERROVIE — FERROVE CON INNETI DI METROPOLITANA — TRANVE EXTRAURBANE E METROPOLITAN — CANALE NAVIGABILE — OPOLOUNGAMENTO METROPOLITANA — ZONA RESIDENZIALE DELLA CITTÀ FUTURA — FIERA INTERNAZIONALE — ZONE VERDI — S ATTREZZATURA SPORTIVA E SPETTACOLI DI MASSA — A-PORTO COMMERCIALE — B PORTO FERROVARIO

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cità stabilendo la sua funzione nell'ambito del piano regionale legato a sua volta al piano nazionale? L'urbanista deve e può alla luce delle statistiche prevedere invece i futuri naturali e spontanei sviluppi della città e su tali previsioni modellare il suo piano? Qualunque sia la risposta a queste domande è certo che le linee generatrici di un piano regolatore e di quello di Milano in particolare vanno viste dal di fuori, dai limiti della zona d'influenza. Sono le grandi strade di comunicazione che col loro incrociarsi hanno dato vita, or son due millemi, alla nostra città e sono le medesime strade che ne segnano oggi le linee vitali generatrici della forma e della funzione. Su questo punto tutti d'accordo, o quasi tutti perché mancata una selezione preventiva non è mancata al congresso la nota comica qualche volta, tediosa sempre, del citadino che protesta in nome della cosidetta tradizione, del cosidetto buon senso, o della cosidetta arte; la nota tragicomica del visionario. Sugli interrogativi su citati varie e contrastanti furono invece le opinioni espresse e col variare di esse varia la forma della Milano futura. Da qui il fatto strano che già in tema di funzione della città, già sull'interpretazione dei dati statistici e dello stato di fatto siano sorte divergenze essenziali. L'urbanistica è apparsa quindi non come una scienza esatta: e forse più esserlo nei dettagli, ma come intuizione e cioè arte ed essendo arte è varietà di espressioni la dove la realtà contingente è una e ben tangibile. Da queste divergenze nascono tali diversità d'impostazione del piano così clé mentre sarebbe facile dare, non una mai diverse risorse alla donna da ziro va. Milano? non presumiamo di poter stabilitre noi stessi quale di queste risposte si dimostrerà l'esatta. Gli architetti e ingegneri Albini, Belgioioso, Bottoni, Cerutti, Gardella, Mucchi, Palanti, Peressutti, Pucci, Putelli, Rogers riuniti nel gruppo A. R. nella impostazione del loro studio anevano ritenuto che le principali funzioni del nucleo urbano potessero riassumersi nelle quattro segmenti: amministrazione, commercio, direzione della produzione, cultura, oltre ad altre minori, mentre essi ritengono che la produzione industriale vera e propria, per ragioni igieniche, urbanistiche, sociali, debba essere portata fuori della città, nelle zone più adatte per gli approvigionamenti, i trasporti, le maestranze ecc. Essi pensano che dal decentramento saranno escluse te piccole industrie a tipo originario e quelle legate alle necessità della città e del suo mercato. Secondo la loro interpretazione dei dati statistici essi ritenevano che fosse così possibile gradualmente decentrare circa 300.000 persone mentre ne rimarranno nel nucleo urbano propriamente detto circa 800.000 aumentabili a un miltone, di cui però 200.000 potranno trovar posto in zona residenziali dalla repone circolante, mentre essi calcolano che per la popolazione fissa della città sia sufficiente l'attuale estensione dell'area urbana. Gli A. R. allineano su di un asse nord-ovest sud-est i vari elementi della città futura: la nuova zona industriale concepita in funzione del nuovo canale Milano-Locarno che ha in Rho il punto più prossimo alla città, la nuova fiera campionaria e il nuovo quartiere residenziale di S. Siro e poi, punto essenziale, il nuovo quartiere degli uffizi du crearsi nella zona dell'ex scalo Sempione e della ex Fiera Campionaria, quartiere che dovrebbe gradatamente assorbire le funzioni del centro attuale cui verrebbero invece assegnate funzioni prevalentemente residenziali e culturali allo scopo di mantenere al vecchio centro le sue caratteristiche evitando costosi sperimenti e allargamenti straditi che ne scarrebbero completamente la filosomia tradizionale. L'asse proseguendo sulla direttrice della ferrovia Nord passa a sud della piazza del Duomo lambendo così il vecchio centro per raggiungere poi la via Emilia collegandosi con l'autostada per Bologna, prevista da quasi tutti i proponenti. All'altezza di via Mario Pagano queste asse si incrocchia col secondo degli assi die caratterizzano il progetto A. R. e che consistono in arterie larghe 70 metri e dotate di piste sopraelevate. Tale asse unisce viale Zara con la zona di Corsico dove si innesta sulla congiungente esterna fra la via Emilia e la strada del Sempione. Queste le linee essenziali del piano A. R. che ha una chiara e suggestiva impostazione, logica conseguenza di una particolare conoscenza teorica, di una particolare interpretazione dei dati statistici. Questo piano fu al congresso il più d'iscusso ed anche il più combattuto non perché sia ritenuto dalla maggioranza dei convenuti il più azzardato o il più errato, che ben altro è stato presentato e proposto, ma perché esso rappresenta l'idée di un gruppo di architetti fra i più stimuli e preparati e che per ciò appunto hanno saputo sostenere la loro tesì con un ben predisposto gioco di com- PROGETTO Alberti, Forti, Morini, Reggio. ARCHITETTI ALBERTI, FORTI, MORINI, REGGIO SCHEMA DEL PIANO REGOLATORE PER LA CITTA DI MILANO

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nicazioni e di grafie) puntando decisamente verso una netta affermazione. Gli A. R. hanno avuto il merito di aver portato il congresso su di un piano avanzato che ha automaticamente messo a tacere la tesi più tradizionale di chi avrebbe voluto sostenere ancora l'opportunità e l'inevitabilità dello sviluppo indefinito, indifferenziato della rete radiale monocentrica delle strade che formano l'ossatura di Milano. Gli oppositori del piano A. R. sostengono invece che non sia pensabile in linea generale e meno che mai nelle attuali contingenze, la creazione di un nuovo centro degli affari in posizione staccata dal centro attuale che potrà sempre espandersi in un determinato modo ma mai raddoppiarsi in zona sia pure bene collegata, ma nettamente staccata, lontana dalle stazioni ferroviaire, lontana dalla zona di naturale e consigliabile espansione della città. Non è stata poi compresa la ragione per cui nessuna opera, sia pure in sede di piano di massima, è prevista per tutta la zona nord-nord-est della città che pur ha così prenimente importanza, come se i due assi potessero essere sufficienti a risolvere tutti i problemi del traffico a nord di piazza del Duomo, a facilitare tutti i collegamenti fra i vari quartieri, per esempio tra porta Venezia e porta Genova. Ne hanno persuaso la maggioranza dei congressisti le ragioni addotte per spiegare la mancanza di collegamenti diretti fra la via Emilia e la zona di Sesto e Monza. Tanto più che nella loro mozione finale essi auspiano e prevedono lo sviluppo del settore nord-ovest, nord-est mentre nel loro progetto originario era evidente la tendenza a forzare lo sviluppo della città nella direzione di nord-ovest. Molto discussa è stata pure la relazione finanziaria presentata per documentare la convenienza economica dello spostamento del centro nella zona Sempione basata sul presupposto di un plus valore immediato di quei terreni derivato già dalla sola impostazione urbana stica a centro degli affari e non come conseguenza di reale già almeno parzialmente avvenuto sviluppo commerciale dalla zona attesa. Ancor più discussa è stata la particolare interpretazione del diritto di superficie che come è noto permette di concedere in affitto un'area nuda in modo che il capitola possa costruire senza dover sborsare la somma necessaria all'acquisto del terreno, mentre dopo un lungo periodo il tempo sufficiente ad un normale ammortamento «il proprietario del suolo diventa proprietario della costruzione» (art. 953 del codice civile). Secondo il piano economico A. R. invece il costruttore dovrebbe sborsare subito un capitale praticamente eguale a quello necessario normalmente all'acquisto definitivo dell'area. Agli architetti del gruppo A. R. si sono affaccati durante i lavori altri elementi che senza più singolarmente sostenere le proprie tesi in origine e specialmente nella conclusione assai diverse hanno aderito alla già ricordata mozione finale che per voler appunto raggruppate troppe tendenze è risultata in molti punti assai genere; colpa di cui non è in verità andata esente neppure la mozione di cui parlerò in seguito. Tra questi infatti gli architetti Alvazzi, Angeli, Colombo, De Carli, Rossetti prevedevan il nuovo centro commerciale a «sei-sette Km. dal nucleo urbano sulla direttrice dei laghi, al vertice del triangolo tracciato dall'andamento e dallo sviluppo delle zone industriali, in territorio libero da costruzioni presenti e future». Gli architetti Albrici, Castelli Ferrieri, Latis, Tevarotto e Zal- PROGETTO Dodi, Gandolfi, Marchetti, Muzio Italo. nuso prevedevano che il centro venisse mantenuto entro la cerchia dei navigli con espansione a Nord risolvendo il traffico anch'essi con due assi principali. Gli architetti Canella, Fontana, Menghi, Radiei e Righini avevano previsto infine nella zona a Sud di piazza Missori un possibile sviluppo del centro commerciale. «Pre-messo che ragioni economiche» ne «fanno escludere la convenienza di uno spostamento». Sorvolando su progetti come quello dell'ing. Pari di Monriva che si rifanno ad un fantasioso sorpassatissimo avvenirismo o come il riesumato «Astrum» dell'ing. Ballerini dalla romantica forma stellare voglio ricordare il nobile errore dell'ing. Antonio Ricotti difensore del monocentrismo e della circolazione anulare. Particolare rilievo anche per l'autorità dell'estensore merita invece la relazione dell'architetto Duilio Torres che pur mantenendo e potenziando l'attuale centro ed esal- tandone la monocentricità col valorizzare la cerchia dei navigli e creando un nuovo anello attorno a piazza del Duomo, prevede l'espan-sione della città soltanto verso ovest e nord-ovest ponendo così il principio di una città lineare. Il nome di Ciocca dà grande interesse allo studio da lui presentato con Edallo, Magnaghi, Mattioni e Terzaghi studio che essenzialmente consiste in una zonizzazione che «pone la residenza prevalentemente a nord sull'alipiano asciutto; l'agricoltura prevalentemente a sud nella pianura irrigua; i centri culturali amministrativi, commerciali e industriali prevalentemente nella fascia di sutura fra la zona residen-ziale e agricola. In particolare prevede di ubicare le grandi industrie dove lo consiglierà il piano di stato; di risanare e rinno-vare le piccole e le medie industrie possibilmente nel luogo in cui si trovano...». In questo piano il traffico è risolto con la creazione di assi principali con funzione di collettori; asse principale fra Carso Roma e strada per Gallarate; perpendicularmente ad esso l'asse Viale Zara-Via Mario Pagano; e infine l'asse Corso Buenos Aires-Corso Venezia-Cerchia dei Navigli-Vigentino. La città viene ad essere così divisa in sei settori principali. I due semiassi della zona settentrionale della città hanno soprattutto la funzione di collegamento con la regione dell'allultimo palanese asciutto, che va considerata come parte integrale a carattere residenziale della città di Milano. Degno di particolare nota è pure apparso il progetto degli architetti Ceccucej e Pochettino che prevedono una city alle Le Corbusier da far sorgere sulle demolizioni del quartiere di Porta Garibaldi. Un importante contributo di esperienza e di studio alimentato dalla viva passione per il problema urbanistico fu portato al congresso degli ingegneri dell'ufficio tecnico