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First pages of the volume, freely accessible.

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STI TE N.°1 GENNAIO 1946 GARZANTI EDITORE - MILANO SPERIZ. IN ABONAMENTO POSTALE - GRUPPO III

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STILE 1 - 1946 GENNAIO DIRETTORE ARCHITETTO GIO PONTI UN ANNO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 1000 UN SEMESTRE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 550 UN TRIMESTRE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 280 Architetti, ingegneri, artisti e artigiani, studenti d’architettura e d’ingegneria UN ANNO . . . . . . . . . . . . . . . . 900 UN FASCICOLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 100 Italia Centro Meridionale . . . . . . . . . . . . . . . 110 Garzanti Editore - Milano - Via Filodrammatici, 10 Amministrazione: Milano Via Filodrammatici 10 - Telef. 17.754-17.755 Concessionaria per la vendita A. e G. Marco, Milano Concessionaria esclusiva per la pubblicità: SOCIETA per la PUBBLICITÀ in ITALIA (S.P.I.) Milano, Piazza degli Affari, Palazzo della Borsa - Telefoni da 12.451 a 12.457 e sue succursali --- CHE COSA SIGNIFICA LA NOSTRA COPERTINA? Significa che dopo tanti orrori, lutti e sofferenze e di fronte al compito immane della ricostruzione ogni attitudine a considerare e concepire le cose secondo vezzi, foggie, schemi, stili, ecc. del passato va capovolta. Troppo serii sono i problemi che ci incombono; l’Italia era già architettonicamente imbruttita e contaminata; irreparabile e peggior male se risorgesse brutta per il prevalere nella ricostruzione di fatui vezzi, di tendenze incoerenti, di impulsi disordinati, di forze volgari, speculative, insensibili ad ogni esigenza sociale, estetica, umana, scatenate solo da immediate velleità economiche, sprovviste di tecnica, cultura, di senso procedente della civiltà. Gli architetti hanno fatto un sogno, un sogno redimitore di tutti i mali, di tutti gli orrori, di tutti gli strazii, quello di servire almeno l’occasione delle distruzioni avvenute ricostruendo un’Italia votata nei suoi edifici, cioè nella sua vita, ad una civiltà tutta dedicata all’uomo, alla sua vita, alla sua « società », alla sua collaborazione e contro i mali le ambizioni gli orgogli le avarizie che l’uomo ha in sé contro di sé. Occorre capovolgere certe idee per seguirli, occorre volere che tutto non sia socialmente « come prima ». Nulla di più mostruoso se dopo tanti lutti e tanti strazii ed orrori ci si dovesse rassegnare a vedere un mondo socialmente « come prima ». L’uomo si salva proprio per l’inestinguibile anelito a salvarsi dai mali che ha in sé (e che sono il « come prima »): la guerra dalla quale siamo in tante parti colpiti non è che l’episodio più violento di una gigantesca rivoluzione sociale in atto e procedente, della quale rivoluzione le forze avverse furono le concordi sollecitatrici. Lo si è visto nel dopo guerra inglese. Fascismo e nazismo appartengono di più a questo fenomeno rivoluzionario, come espressioni provocatrici, che non le forze « di prima », che li generarono, perché gli uomini si sono battuti per superare fascismo e nazismo, per oltrepassarli e consumarli, non per restaurare quelle stesse condizioni che li generarono. Occorre intendere la storia nell’insieme del suo procedere. Gli uomini che sono caduti, da qualsiasi parte siano caduti, si sono immolati per una causa sola: quella che si tradisce solo retrocedendo. STILE

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Alpe materna mi dono il respiro..... --- FIORITA DI LAVANDA SOFFIENTINI

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S'è gid, lontando, parlato nel fascicolo precedente del volume dell'editore Muggiani sull'architettura organica illustrata in quattro discorsi da Frank Lloyd Wright alla Royal English Association of Architects: col permesso dell'editore riportiamo qui una antologia delle definizioni più incisive, generali e sulla architettura. di quest'americano — come dice Gatto — uscito dalla civiltà di Whitman e di Matrille e che ha net suo respiro di uomo libero qualcosa della loro incontinenza e del loro genio, di quest'americano quasi attentene che è — comunque lo si voglia considerare — straordinariamente vivo nel mondo di oggi, e quel che più conta, scoperto, indifese, onesto, superiore ad ogni sua particolare situazione ideologica se lo stesso concetto di democrazia è per lui «affermazione di un diritto alla vita da vivere», una realtà cioè le cui ragioni sono più istintive che esplicite: frutto di un'empirica colonizzazione, più che di una cultura politica (Gatto). L'architettura di Wright — dice Gatto — «ha una ragione di vita e di moto di sé, è una risolutrice energia di condizioni». Essa deriva da un temperamento che si illustra da se con le sue parole. Ecole: «A me riesce più facile costruire che parlare, perché costruendo ogni sofisticateria deve cadere mentre le parole colla loro congenita impersonalità posseggono la dote sconcertante di sopravviseri. Vorrei premettere un'altra cosa; scorrendo la varia, vasta superficie della nostra Madre, la Terra, he visto che sempre e davunque l'uomo costrui le sue opere migliori e il buon senso creò Bellezza e la Bellezza fu buon senso, là e allora soltanto trovano delle costruzioni fatte dal popolo con le proprie idee, fedeli al tempo, al luogo, all'ambiente ed all'uso. Le potremmo definire costruzione popolari. Le canzoni popolari sono diventate «musica», mentre per cinque secondi, tutte le volte che la spiritta «accademico» è entrato nelle costruzioni attraverso l'ambizione estetico-intellettuale dell'uomo, non è mai sopraivvissuta alcuna spontanea bellezza della forma. Il prodotto accademico è il cimitero vastissimo degli stili autoctoni, un cimitero in cui i sarcofaghi sono gli stili... e l'insieme è un monumento imponente della folle stupidità umana. È impossibile non sentire che, a parte le affermazioni nei campi sanitario, igienico e meccanico, la cultura accademia occidentale, caratterizzata dalle scarpes scomode, dei vestiti in serie e dai cappelli durì, non ha avuto nullo pu' che un'influenza distruttiva sull'amo che è bellezza e sulla bellezza che è amore... sempre e ovunque questo amore abbia creato una forma. Il buon senso che, solo, può dare vita alla bellezza nella coscienza dell'Oggi giace li: morto. Tuttavia nell'era moderna, l'Arte, la Scienza e la Religione si uniranno, e l'unità raggiunta avrà il suo centro nell'architettura organica. Quale sarà l'estensione di questa circonferenza? Chi lo può dire? Io credo sia venuto il momento in cui la Bellezza, perché integra, debba avere un significato, un significato superiore non solo per i nostri giorni, ma per tutti i tempi. La civiltà del danaro si avvicina alla sua fine inevitabile. Noi eravamo avviati a una piena espressione di noi stessi, eravamo un popolo con una nostra architettura, quando per mala fortuna ci capito addosso la nostra prima Esposizione Mondiale del 1893. Allora per la prima volta gli Stati Uniti d'America ebbero la visione dell'architettura come di una grande orchestrazione, e ciò piaque, senza sapere che questa architettura sortiva da linee tracciute sulla carta, con norme ricavate da libri vecchi e che, per esser «tradizionale», essa andava contro la natura del nostro sorfo integrale, autoctone. Io dichiaro che è venuto il momento in cui l'architettura riconosca la propria natura, comprende che essa nasce dalla vita per la vita, come ora la si vive. Una cosa di vita, quindi, una cosa interamente umana che deve diventare di nuovo la più umana espressione dell'uomo. Perciò l'architettura moderna respinge l'asse maggiore e l'asse minore dell'architettura classica. Respinge ogni megalomania, ogni edificio che se ne sta sull'attenti, ad occhi fissi, con quale cosa a destra e qualche cosa d'altro a sinistra. L'Architettura preferisce il «riflessio», l'atteggiamento naturale, reposita a simila occulta dell'ammonia e del ritmo che esprime il benessere, la grazia e la spontaneità della vita. L'Architettura moderna — chiamiamola ora architettura organica— è un'architettura naturale, l'architettura del natura, per la Natura. Torniamo un momento al principio informatore dell'architettura organica: fu Lao-Tse, cinque secondi prima di Cristo, a dichiarare per primo, per quanto mi consta, che la realtà di una costruzione non consiste nelle quattro mura e nel tetto, ma nello spazio che essi racchidono e in cui si vive. Questo concepito è esattamente l'opposto d'ogni ideale pagano e «classico». Se voi lo accettate, l'architettura classica muore immediatamente. Nessuna tradizione è indispensabile alla vera «tradizione». Indipendenza da che cosa? Lasciate che mi ripeta: indipendenza da ogni imposizione esterna, da qualunque parte venga: indipendenza da ogni classicismo — vecchio o nuovo — e du ogni devonzione ai «classici», indipendenza da ogni «standard» commerciale o accademico che metta in croce la vita. Una dichiarazione d'indipendenza non solo della gravosa tradizione «veccchio coloniale» ma anche dall'elettismo di tutta la nostra cultura. Sappiamo che possiamo credere nella vita in questo senso più profondo. Sappiamo che il vero compito dell'architettura è quello di interpretare la vita perché per la vita son fatte le case, per vivere e viverci serenamente. L'intellettuale? «Una persona istruita oltre le sue possibilità». E più chiaro appare se si pensa allo stato attuale del mondo: isterico, irrequieto, infelice, dominato da un senso di pericolo minacciante la completa perdizione. Le cose materiali fanno a pugni con quelle spirituali. In breve, la vita stessa è in ribasso, non in rivalzo. Considerate il vostro problema della «coscrizione»: che cosa indica? Che altro indicano le attuali condizioni del mondo intero su non la ricerca spasmodica di una fiducia nella vita? La ricerca di ALLE LETTRICI A tutti i lettori e particolarmente alle lettrici raccomandiano queste pagine. Gli uomini sono assorbiti dal lavoro: la parte culturale della famiglia — che è anche la funzione educativa verso il marito ed i figli — è riservata alla donna: essa deve istituire il clima famigliare di cultura, di opinioni, di pensiero, di cognizione. Queste pagine sono la testimonianza vivente di un grande architetto. L'architettura non è una cosa soltanto per gli architetti e per i tecnici: è una cosa per la vita di tutti e il suo principale obiettivo, l'abitazione e la casa, è prevalentemente dedicato alla donna che nella casa ha la sua predominante funzione, e dell'abitazione ha il governo e l'uso. Poiché la casa propria e quella di tutti sieno belle (grande problema di civiltà) occorre che il livello di informazione e di cultura nella donna sia quanto più possibile aggiornato ed elevato: che essa sia conoscitrice, attraverso la casa, di tutti i problemi che la concernono, quelli di gusto, quelli d'arte, quelli economici, quelli sociali, quelli di praticità e quelli dei grandi movimenti e delle grandi personalità, come è appunto Frank Lloyd Wright, che si occupano della casa, delle loro idee e del loro temperamento. Per la propria casa si va via più ricorrendo agli architetti: orbene occorre conoscere il mondo di questi architetti, le passioni e le idee che li muovono. Ognuno vuole avere una bella casa, ma per la scelta di essa e dell'architetto è necessario una informazione profonda e sicura. Solo così si fa una vera casa e non una casa «alla moda», cioè una casa che dopo qualche anno è declassata, superata, è danaro buttato. g. d. ANTOLOGIA DI FRANK LLOYD WRIGHT

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un orientamento quale può essere dato al nostro ideale di un'architettura organica? Essa che un metronomo perché è costruttiva. Fuori della terra verso la luce... si, e non solo la nostra casa, ha tutta la vital! Se non sapremo volere una società organica, non realizzeremo mai un'architettura organica. La prima condizione necessaria per ottenere questa intima semplicità, è che ogni cosa ampi il terreno in cui sta. Molta della cecchia architettura tradizionale, certamente quella pseudo-classica, e la nostra georgiano-coloniale — un Rinascimento nel rinascimento del Rinascimento — in realtà odia il terreno su cui sta, e lo si vede. L'architettura vera è poesia. Un buon edificio, se è architettura organica, è il più grande dei puemi. Il fatto dell'architettura tergata contro della scelta, sia anzi realtà serva lo spirito della vita mentre lo crea, rendendo la vita quotidiana più degna di essere vissuta, non solo non toglie, ma anche maggior contenuto poetico ad un edificio. Necessariamente ogni grande architetto è poeta egli ha da essere un grande, un originale interprete della sua giornata, del suo tempo, della sua epoca. ...la gioventù non è mai stata né sarà mai una questione di età. ...mi sono recato nelle nostre varie università per parlare con loro della necessità di dare un sicuro orientamento alla nostra cultura autoctono, cercando di spiegare questo mio pensiero il più semplicemente possibile; posso dire che la rispondenza che ho trovato è stata enorme. Sembrano tutti attendere spasmodicamente qualche cosa che non sanno nemmeno dire: sann-però che ora sono arenati. Secondo me, quello che aveva e faceva la nonna non c'è nulla da dire perché non c'è nulla da dire sul conto della nonna... per loro non vi più bene; questo vale nel corpo dell'architettura come forse più che in qualunque altro campo o vita sopratutto per l'orizonte che dimponiamo. «Può darsi» dice i giovani cominciando a sentire, dove vivono e nel modo in cui vivono, la spinta della scienza moderna, di ciò che io chiamo «mobilità». Questa parola è la sintesi di tutti quegli agenti moderni, l'autonomia, il telefono, il telegrafo, la radio, la televisione, il volo, che danno alla nostra vita americana la potenza che essa detiene. Per i nuovi vi resti costanti quanto fu attività nella scienza, si rimatta la scala dei valori umani; sostituolt'architettura sembra voler conservare i suoi vecci ideali di vita. Ma i giovani hanno già cominciato a comprendere che la «porta della gabbia che chiamiano città» è stata lasciata aperta » e che essi possono uscire con i nuovi mezzi di cui dispongono. Gunnno può vedere quanto sei difficile restringere la vita nei suoi valori, come dovrà essere a Broadacre, (la città che Wright ha citato), che ci potrà migliorare il futuro e muovere le incrostazioni della tradizione morta, quanto fu duro liberasi da tutte le tradizioni per far vivere una grande Tradizione. Quando cerchiamo di muoveri urtiami in quella resistenza che conoscere anche voi, anzi non sono del tutto sicuro che essa non ci provenga da voi. Se non fosse per l'educazione popolare, furturare, che nel mondo paese-chiamiano «orfograzione», sa-remmo molto avanti nel realizzare un'architettura che potrà essere la maggiore che il mondo ab- bia mai visto e che sarà, probabilmente, la più alta espressione della vita umana. Ma questa realizzazione non può avvenire che gradualmente, a poco a poco, superando le remore culturali, i vincoli che il passato impone dalla vita d'oggi. Cosa abbiamo oggi come campo dell'istruzione, che ci altui veramente va realizzare la città di Broadacre? Bene, il nostro paese e pieno benché possa sembrare che non lo sia, di giovani distinti e passivi se ne vanno per le strade alla ricerca di un impiego, incapaci di riconoscere un lavoro anche se lo vedono, a meno che non sia di quelli che sono nell'ambo della commune educazione, come vendere ell'obiettivo, l'essere nominati rappresentanti per la vendita in qualche modo di qualche cosa in qualche posto, o diventare un genero ben accetto. A questi giovanotti, che sono i nostri più educati campioni, studiosi e gentiluminini per giunta, non è venuto in mente di tornare in campagna dove sono nati o di andare nelle vecchie fattorie, vivificative come dovrebbero o potrebbe sentirsi, per rendervi bella l'esistenza e intime e piacevoli le case e la vita. Se avessero questa mentalità e fossero capaci di tanto, si potrebbe iniziare effettivamente la costruzione della città di Broadacre. Nella bellezza del paesaggio invece essi potrebbero avere facilmente tutto quello che offre una grande città ed esser liberi, non più assediati da folle di uomini e uomini, numeri di un gregge. Ma, per tragio che sia, dobbiamo ammettere che Stati Uniti d'America non sono più padroni del proprio suolo, finito nelle mani degli speculatori, di imprese bancarie o di società di assicurazione, di altri istituti di credito, sicché oggi è indubbiamente rarissimo trovare una qualsiasi proprietà fondaria veramente popolare, a meno che non la riportami noi al popolo con un piano simile a quello della città di Broadacre. L'ostacolo maggiore che incontriamo qua nel realizzare quello che voglia in Osonia, per arrivare da dove siano a dove intendiamo giungere, cioè a Broadacre, è quest'ansarda alla deriva, irrazionale e insensante, questo migraire senza sosta dal verde principale, verso la mostrua officina industriale. Al colmo della crisi, nel 1932, davanta a questo corre compendente disperato verso l'anniichilmente totale, ci mettemmo al lavoro a Taliesin per creare un modo di vita migliore nell'ambito di un sistema democratico basato su un'antetiche organizatione capitalistica. Pensammo che era meglio non parlare troppo di tutto questo fino a quando non avessimo trovato il mezzo migliore per farlo; e cominciammo quindi a costruire un modello quasi uno sopravvisto di tutto la vita, di vita, studiandolo in ogni particolare. Tuttavia ben presto il trovammo davanti ad un ostacolo insomnottabile: che è inutile cioè tentare di liberare l'umanità mediante un'architettura (l'organica) fino a quando l'umanità stessa sia inorganica, si trovi cioè privogranita. Fino a che non li fosse nulla, che sociosimamente libero fa incontrollare la mentalità sociale nazionale che le tenebre e l'organizzazione economica non conosce che il sistema basato sul profitto è ignora tutto della più intima, nascosta natura del denaro, ci saremmo trovati davanti a ostacoli sempre più insomnontabili. Chi conosceva la natura del cenelo? Nonsense, apparentemente. Ce lo insegnamo l'arte a serpensa, cosa si ti denaro? Peneto Carlo Marx il buon vecchio, sembrava accettabo come un'astrazione. Ginnemmo così alla conclusione che avremmo dovuto disporre di terreno libero, libero in sen so in cui Henry George affermava la terra dovesse essere libera, — non parlo della tassazione unica — e concludendo che avremmo doviti avere non solo terreno libero, ma anche denaro libero, vale a dire denaro non come la intrarressa, la inteso come libero mezzo di cambio, così come libera sarebbe stata la terra per cinque avesse voluto farne uso. Incontrammo allora un altro motivo che se stava in aggregato; le varie idee cioè, in forza delle quali la società vive, si muove e ha la sua ragione di essere, e per lui tutto è oggetto di speculazione. Un po' più tardi cominciamo a comprendere che ogni cosa di cui viviamo — ene presente che tutto questo accadeva durante la crisi dai 1929 al 1935 — divivena, in una forma o nell'altra, oggetto di speculazione. Trovamo che la vita stessa era entidata oggetto di speculazione: evavanto quindi a tanto. Dato che ogni cosa veniva abbassata a un livello di speculazione, la nostra nazione divenne naturalmente un paese di giocatori d'azzardo. E l'azzardo non fu soltoto il mezzo più facile però, d'accordo, ma l'avventura romantica di tutto un popolo. A tanto si ridusse, in America il sistema capitalistico, chiamiamo pure capitalistico, subenned in realtà non lo sia. Ancor oggi è così, forse non sa o non può essere veramente se stesso. Un'architettura organica può estere in un sistema capitalistico, purché le basi di tale sistema poggino saldimente sulla terra. Oggetti così come stanzo che si ha per suo fondamentale aspirazione, ma vita migliore per un uomo migliore non può che urtare contro questi vincoli, questi traffici, questi privilegi, queste falsità santificate e vederi preciosa ogni via. Ora, noi comandemmo ben presto che non si può passare la propria vita crociando edifici per l'umanità, amando l'umanità, amando l'architettura, ispirata da tutte le occasioni vive del mondo di oggi e occupati a vedere quel che si può fare per i sui uomini, senza riconoscere iniqua questa società con tutte le sue istituzioni. E vi assicuro che non vi parlo teoricamente, né propongo delle teorie. Vi espiono più semplicemente che posso, e voi latiti pronomi personali rossi, pratici e savi si socialistici, in testi a fondare su solide basi a vita migliore da la vera democrazia. Per un insieme indefinibile di cir- Osservate, o lettrici, questa cosa che ha «inventata» Frank Lloyd Wright come casa (americana), per il domani. Essa ha una sala-giardino: nell'attacco d'angolo (vedi la pianta) sono i servizi. Per gli architetti si farà notare che questa casa, che è un'opera individualissima del «decano dell'architettura americana», frutta alcune delle possibilità offerte dai materiali edibili di largo impiego. Per usare le parole di Wright, questa casa è «refrattaria all'incendimento, ai tarli ed alla decomposizione naturale». I mattoni impiegati per i muri maestri sono lasciati dal naturale tanto all'interno che all'esterno. Delle sezioni di acciao leggergo servono a formare l'intelaiatura delle finestre, ed il tetto, con gli orli riversoci all'insula, è fatto di cemento armato leggero preparato in precedenza. Delle sopraclezioni praticate sul tetto lasciano entrare la luce solare e permettono un'abbandono acreazione. Un certo numero di piante divide la stanza da pranzo da quella parte di essa nella quale la famiglia passa le ore di riposo. Le stane di letto sono molto opportunamente situate in un'ala appartada della casa. costanze in cui si siamo imbattuti, si sono ruse aleatorie per la possibilità di riuscita dei nostri stori, almeno fino a quando non si risuere con un'educazione più intelligente a modificare il nostro cosiddetto «sistema». I problemi di cui vi parlo sono concerti, pratici, sono il sangue che corre nelle vendi d'ogni architettura organica che sia viva e fatta in la piazza. Come, ditemi, come possiamo costruire dei grandi edifichi liberi, edifici che sorgano dalla terra e s'ergono nella luce posseduti da un nobile senso di spiritualità, apostrofe, quasi, alla libertà di un libero popolo, se la vita stessa non è libera! Come possono le riforme economiche e sociali aiutare la vita e renderla libera, bella da vivere facciolosi tra vantaggio di nuovo e più aperto senso dell'esistenza, dalla nitida rapida bellezza della velocità, da un maggior frequenza di rapporti, di interessi communi a tutto il mondo! Nulla avvienì né può avvenire in un qualsiasi angolo della terra, in un qualunque momento, che non sia conosciuto nel medesimo istante ovunque; dieci anni di oggi son come un cielo in l'ieri. L'architettura organica nei progetti della città di Broadacre non ignora il contenuto romantico di tutto il nostro progresso scientifico, né le sue possibilità di creare bellezza Ma questi affatti vitali devono penetrare nella nostra vita come una benedizione, non come un'anatema contro quella che chiamiano cultura e particolarmente contro i modi e i sistemi educativi in uso tra noi. Ancora il nostro maggior sforzo suppose la maniera di essere umanità degli educatori. Può questa remora trovare una giustificazione negli Stati Uniti d'America! Trova giustificazione — temporaneamente — in Russia. Nell'U.R.S.S. abbiamo una grande nazione, i cui componenti, in maggioranza, erano ancora recentemente servi: una nazione con il 91% credo, di analabetti, quindi giovane e capace di emanciparsi. Credono che faccioco quel che a loro place, domandino quel che a vogliono e ottengano. Generalmente servi, prima di essere afranciani, avevano meno di niente, si nutrivano di una cultura superficiale e muffita che non aveva in sé nulla della grande Russia e che s'andava progressivamente convertendo in una sorte di ecletti importato dall'Europe. Casa con colonamenti, soffitti ecclesiastici quali pendenuto candelabrì, scintanti di vetro statue egreche disposte su terrazzo rinasionali,

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Frank Llyod Wright - Casa presentata al Concorso indetto dalla rivista «Ladies home journal». limitate da balaustrate, con fontane barocche scolpite che zampillavano sullo sfondo dei prati rasati. In breve, quella forma di magniloquenza che s’era impossessata del mondo occidentale e lo teneva da cinque secoli, e della quale trovate esempi dappertutto nelle «grandi» città del mondo civile. E l’indigenza più spaventosa ed inconcepibile mangiava dalla mano di questo mondo spurio. Maccosa vogliono ora che sono Liberi? Cosa hanno deciso di avere? Sono decisi ad avere proprio lo stesso mostro. Parlereste loro di semplicità? No. Oppure di architettura organica? Vi risponderebbero: «No, dateci quello che vogliamo». E quello che vogliono o trovano nei classici! E così in Russia si ha ora una rinascita del Rinascimento che è una degradazione, una schiavitù ancora maggiore di quella contro cui si sono rivoltati. A Mosca ogni stazione della ferrovia sotterranea somiglia a uno di quei palazzi coi candelabri luccicanti, perciò la ferrovia sotterranea è così popolare ovunque voi andiate in Russia; subito potrete vedere roba di questo genere, specialmente nel grande palazzo dedicato al «lavoro». Le libertà sociali ed economiche son corse avanti alla cultura che con la sua disperata lentezza non riesce a reggere il passo. Perché ritengo che Chicago diventerà la più bella città del mondo? Prima di tutto perché ha un sistema di parchi che si può definire «generoso» il maggiore del mondo; potreste girare in auto un’intera giornata senza mai uscire dal sistema di parchi e di vielli di Chicago. Un’altra ragione è che, grazie ad un architetto, Dan Burnham, Chicago sembra essere l’unica grande città degli Stati Uniti che abbia scoperto la sua riviera. Inoltre Chicago possiede, molto di più di qualsiasi altra città, una vita sua propria. A Chicago si ha una specie di orgoglio di costruire con larghezza di vedute e di intenti. Anche in fatto di «gangsters» si fanno le cose in grande, benché, badate, troverete più «gangsters» a New York che a Chicago e soprattutto una mentalità «gangesteristica», più pericolosa. Quantunque deplori la mentalità provinciale di New York, mi piace di andarci ogni tanto però preferisco Chicago. Non conduco gli individui dove io ne ho bisogno, ma dove essi vogliono essere. Se un’educazione più consona ai canoni della praticità non ha iniziato l’uomo alla terra per innamorarlo dei suoi doni (l’uomo è in effetti fatto di terra) null’altro si può fare di lui se non deportarlo o costruirgli un grattacielo in qualche parco di campagna e lasciarvelo a cooperare con gli altri uomini nella maniera cui è abituato: il nuovo schema della città di Broadacre è un modello per una vita collettiva libera. Dalia nostra educazione è risultata in noi l’assurdo di non voler vedere cambiamenti né di volerii prendere in considerazione, giudicandoli alla stregua di una legge di evoluzione. Perciò oggi il giovane è impotente; nulla conoscendo della vita dinamica dell’evoluzione organica spirituale o materiale, egli si trova ad essere un parassita. Dal mio punto di vista d’architetto moderno, il centro di ciò che chiamiamo romanticismo si è spostato; io non lo trovo più alla piferia delle cose, parimenti non ho molto più a fare col gusto. Io Pianta della casa presentata da F. L. Wright per il Concorso indetto dalla rivista «Ladies home journal».