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STILE ARCHITETTURA ARTI ARREDAMENTO RIVISTA PER LA RICOSTRUZIONE E PER LA CASA DI DOMANI UN FASCICOLO DEDICATO ALLE PIÙ ARDENTI QUESTIONI DEGLI ARCHITETTI, ALLA COMPOSIZIONE PER ELEMENTI DELLA CASA POPOLARE RURALE, AD UN SETTORE PRIMARIO DELLE ARTI ITALIANE DI SUPREMA TRADIZIONE: QUELLO DELL’ARTE SACRA ANNO N°12 1944 Garzanti - Editore - Milano - Spedizione in abbonamento postale - Gruppo III Milano

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MONTECATINI i colori per l'edilizia della rinascita Il senso di armonia che caratterizza la moderna architettura troverà nella prossima ricostruzione nuove e più vaste forme di espressione nelle quali il colore avrà larga parte. Splenderanno al sole le nuove case sorte sulle rovine della guerra. Dagli intonaci delle facciate alle rifiniture degli interni, il movimento equilibrato dei volumi trarrà dai colori risalto e prestigio, ed ogni casa avrà una sua personalità intonata al nuovo stile della rinascita. Intonaci, vernici e smalti DUCO costituiranno un prezioso ausilio per la ricostruzione edilizia. DUCO è perciò un nome da non dimenticare. DUCO per ogni problema di verniciatura esiste un prodotto Duco o una tecnica Duco. MONTECATINI Società Generale per l’Industria Mineraria e Chimica Servizio DUCO Milano

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L'AVVENIRE HA UN NOME SOLO: RICOSTRUZIONE IL CHE SIGNIFICA UNIONE DEGLI SFORZI, GIUSTIZIA E CONTRIBUTO AD UNA CIVILTÀ UNIVERSALE STILE ARCHITETTURA ARTI ARREDAMENTO RIVISTA PER LA RICOSTRUZIONE E PER LA CASA DI DOMANI Garzanti Editore - Milano - Via Filodrammatici N. 10 UN ANNO L. 210 Architetti, ingegneri, artisti e artigiani, studenti d'architettura e d'ingegneria L. 200 UN FASCICOLO L. 21 Direzione e Redazione: Milano Via A. Saffi 24 - Telef. 42.500 - Amministrazione: Milano Via Filodrammatici 10 - Telef. 17.754 - 17.755 Concessionaria esclusiva per la pubblicità: UNIONE PUBBLICITÀ ITALIANA S.A. Milano, Piazza degli Affari, Palazzo della Borsa - Telefoni da 12.451 a 12.457 e sue succursali LIMITI TECNICI DELLA UNIFICAZIONE 1 LA UNIFICAZIONE HA I SUOI LIMITI. ESSA APPARTIENE ALLA TECNICA ED ALLA ECONOMIA. 2 SENZA LA ECONOMIA (unificazione) NOI NON POSSIAMO RISOLVERE IL NOSTRO PROBLEMA. 3 SENZA LA TECNICA (unificazione) NOI RISOLVIAMO MALE IL NOSTRO PROBLEMA (LA RICOSTRUZIONE). 4 DALLA IMPOSTAZIONE TECNICO-ECONOMICA RISULTERÀ UNO STILE, UNO STILE CHE SI PUO' DEFINIRE, COME INTENDIMENTO, "PERFETTO". 5 DALLA IMPOSTAZIONE SOCIALE RISULTERÀ UNA GIUSTIZIA, NELLA "CASA A TUTTI". 6 TUTTO QUESTO È EDILIZIA, ESTETICA, STILISTICA, SOCIALITÀ, NON HA NULLA A CHE FARE CON L'OPERA D'ARTE, ESPRESSIONE D'UN UOMO, DEI SUOI VALORI POSITIVI E NEGATIVI, (DRAMMA). 7 LA ESPRESSIONE E NON LA PERFEZIONE È DEL L'UOMO. LA PERFEZIONE ESISTE IN NATURA, È DELLE BESTIE, TUTTI GLI ALVEARI SONO EGUALI E PERFETTI. 8 LA PERFEZIONE E L'UGUAGLIANZA SONO DEI POPOLI PRIMITIVI, PIÙ VICINI ALLO STATO PRIMIGENIO, LA CASA ARABA (VISTA DALL'AEROPLANO) RIVELA LA PROPRIA UGUAGLIANZA, I TUCUL SONO EGUALI, I TRULLI SONO EGUALI ECC. 9 L'EVOLUZIONE, LA CIVILTÀ, LA CULTURA, LA CONOSCENZA, IN UNA PAROLA, LA LIBERTÀ PORTA ALLA DISUGUAGLIANZA DERIVANTE DALLE INDIVIDUALITÀ. 10 IL PROBLEMA È CHE QUESTA DISUGUAGLIANZA, ARCHITETTONICAMENTE ESPRESSA, SIA D'ARTE.- NELLA STORIA NON LO È CHE RARISSIMAMENTE. - OGGI È UNA DISUGUAGLIANZA DI BRUTTURA, DOBBIAMO RISTABILIRE LIBERTÀ PER L'OPERA D'ARTE ARCHITETTONICA, ED EGUAGLIANZA CONTROLLATA, TESA A PERFEZIONE TECNICA ECONOMICA, PER L'EDILIZIA NORMALE DI ABITAZIONE. - EGUAGLIANZA CHE IN TERMINI SOCIALI SIGNIFICA GIUSTIZIA. 11 NON VOGLIAMO DUNQUE RICOSTRUIRE UNA SOCIETÀ PRIMITIVA, VOGLIAMO UNA SOCIETÀ "GIUSTA" ED EVOLUTA. 12 CIO' SIGNIFICA ANZITUTTO SODDISFARE IL "BISO GNO" DEGLI UOMINI, TUTTI (PANE, ABITO, CASA, SCUOLA, ASSISTENZA SOCIALE E SPIRITUALE) E QUI È LA GIUSTIZIA, POI SODDISFARE LE PREROGATIVE INDIVIDUALI DELL'UOMO (PERSONALITÀ, ARTE, ATTIVITÀ, CULTURA, VITA, LIBERTÀ), E QUI È L'EVO LUZIONE. 13 A NOI ARCHITETTI ED INGEGNERI INCOMBE DUN QUE UN PRIMO COMPITO: DARE I TERMINI PER UNA EDILIZIA ESATTA. 14 UNA VOLTA DATI QUESTI TERMINI PER UNA EDILIZIA ESATTA ALLA PORTATA DI TUTTI, A NOI ARCHITETTI INCOMBE POI IL "NOSTRO" COMPITO, FAR OPERA D'ARTE. OFFRIRE AGLI ALTRI QUALCOSA CHE DIA LQRO LA GIOIA DI MIRARE.

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DI LIRE AGLI INGEGNERI ED ARCHITETTI PER I "TESTI DELLA RICOSTRUZIONE" 5 CONCORSI SOTTO IL PATROCINIO DEL POLITECNICO DI MILANO STRALCIO DEL BANDO DEL CONCORSO MASERA-TERRAGNI PER IL "TESTO DELLA RICOSTRUZIONE" DELLE SCUOLE ELEMENTARI DI CAMPAGNA SCOPO DELL'INIZIATIVA Per auspicio del giornale di Italia e sotto il patrocinio del Politecnico di Milano sono banditi concorsi per la redazione dei "testi della ricostruzione". Scopo dei questi testi è quello di imizzare la compilazione di guide sicure, metodiche, ordinate ed il più possibile aggiornate ed aggiornabili, per tutti i costruttori ai quali incomberà sulle ricostruzione del Paese un compito simultaneo immenso ad estesissimo di lavoro in eccezionalità della difficoltà di documentari in molte località su gli apporti che risulteranno le migliori esigenze funzionali d'ogni edificio e su gli apporti che la tecnica e gli studi fatti possono recare alla sua perfezione. CONCETTO DELL'INIZIATIVA Il concetto che ha originato questi concorsi è che, se non esistono questi testi, la necessità di presto ricostruire certi edifici indispensabili (fra i quali sono, ad esempio, le scuole) farà in modo che essi finiranno per essere ricostruiti in moltissimi casi fatalmente su schemi vecchi, con orientamenti sagliati, e nelle ubicazioni originarie, con difetti di insolazione, di funzionali, con errori dimensionali, sprogetti di materiali e di mano d'opera nei muri, nelle strutture, nei finimenti e negli impianti, e nell'ignoranza sia di quanto gli studi, edificio per edificio, e la tecnica e la produzione industrializzata e le unificazioni hanno fatto per definire elementi tipici esatti, per ridurre sprogetti di materiali e trasporti, costi, prezzi, tempi, mano d'opera, come di tutto il nuovo corredo di produzioni che viene via via escogitato per il miglior finimento e funzionamento delle costruzioni tipiche. In questa situazione, se non esistono cioè dei testi veri e propri che mettano al corrente i costruttori di tutto ciò, è naturale che gli Italiani non potrebbero incorpore agli autori di future manchevoli e inutilmente costose costruzioni quando sciagarutamente ritrovassero il Paese prevalentemente ricostruito in modo arrestrato, proprio nell'occasione di un rinnovamento totale e forzato, e quando si vorrebbe invece che l'Italia dopo tante pene rifiorisse con esemplari edifici, rivolta tutta da un avvenire di civiltà. Gli immani eventi medesimi, che hanno voluto dar supportare al nostro grande Paese strazi e ruine indicibili lo chiameranno domani ad una prova e ad un impiego quale non fu forse mai tanto grande nella sua grande Storia; il Paese deve comprere il miracolo di una ricostruzione vitioriosa, deve, attraverso la ricostruzione, realizzare una grande opera di civiltà e di bellezza. Per gli Italiani la ricostruzione non è solo l'atto del ricostruire ma è quello, in un campo assolutamente loro — dell'architettura e dell'arte — d'essere ancora una volta pari a quella suprema tradizione di belle e civilissime imprese che, pur dopo ogni drammatico evento e distruzione del passato, ha fatto che sorgessero sempre opere più belle e vivaci di prima. A questa prova che attende gli Italiani, non possiamo ora che prepararci ma ad essa dobbiamo assolutamente prepararci, altrimenti non potremo, nenché superaltra nemmeno affrontaria. E poiché la classe degli architetti e degli ingegneri che sarà protagonista della ricostruzione, anche con la volontà più estrema, non potrà presumere di progettare essa, uno per uno, ogni edificio da rifare nel complesso dei piani generali urbanistici della ricostruzione, è dunque suo dovere di dare a tutti gli altri i termini per ben ricostruire, cioè i "testi per la ricostruzione". È ciò che si chiede appunto con questi concorsi, ai quali professionisti e studiosi sono chiamati a partecipare, isolati o a gruppi e facendoci assistere da tutti i tecnici e da tutte le produzioni, affinché i risultati risultanti giù probatori ed utili possibile. NORME GENERALI DEI CONCORSI RIGUARDANTI LA DESTINAZIONE A VOLUMI I concorsi, essendo dedicati non ad un edificio ma ad un "testo", hanno per scopo la presentazione di scritti e di disegni relativi all'argomento e per destinazione d'esser rappresentati in un volume: questa rappresentazione potrà essere lasciata all'editore oppure "progettata" dai concorrenti medesimi che ne avranno il proposito. A tale scopo si allegherà il bando un foglio di impingaginazione nel quale sono indicati il formato dei volumi (24.5 × 32.2), quello delle normali riviste tecniche), con alcune indicazioni di margini e di giustesse di testi e di illustrazioni. Questo formato è quello che avranno tutti i testi derivati dai diversi concorsi che si bandiscono assieme a questo. I testi dei vari concorsi saranno stampati non solo con eguali caratteri e formato in modo da dare unità alla collana dei volumi che ne usaricaranno, ma avranno pure analoghe condotte delle trattazioni. Non è tassativo che le eventuali impingagini proposte seguano piedestrequamente i suggerimenti indicati nei fogli annessi e sarà tenuto conto di ogni loro perfezionamento, suggerito dai concorrenti, ma, per evitare che essi pensino a lussi grafici, si dice ben chiaro che le impingagini debbono essere fitte (senza perdere di chiarezza e di gusto), cioè senza sprogetti di spazio e di margini, di carta e pagine bianche, senza lusso né di colori (il meno possibile e se mai riuniti in sedicesimi od ottavi per diminuire le messe in macchina) né di composizioni tipografiche onde ottenere ai volumi un prezzo conveniente e facilitare un'alta titura. NORME PER IL "TESTO DELLE SCUOLE" Premesse queste considerazioni e precisazioni generali diamo i termini concernenti il Concorso dedicato alla memoria degli Architetti Paolo Masera e Giuseppe Terragni e destinato al "testo della ricostruzione" per le scuole elementari di campagna. L'ispirazione che ha dettato l'istituzione di questo premio particolare oltre che nell'adeguarsi alla preparazione generale della ricostruzione per quanto riguarda le scuole, è stata dettata da una visione della civiltà futura verso la quale l'Italia deve procedere. Non si tratta solo di ricostruire le scuole distrutte, si tratta di vedere l'Italia coperta di edifici esatti che rappresentino i mezzi concreti e civilissimi per l'educazione e l'istruzione del suo popolo. Le scuole devono diventare l'orgoglio di quella civiltà in nome e nella luce della quale si deve realizzare la ricostruzione. I partecipanti al Concorso debbono sentire che il loro testo medesimo deve partecipare a promuovere questo ideale, ad apostolato, che ne deve essere una testimonianza e che l'opera loro si proietta ben più in là della contingenza stessente della ricostruzione. ESSA SI DEVE PROIEITTARE NELLA FUTURA CIVILITA ITALIANA. Quando l'Italia sarà ricostruita e le sue belle nuove felici scuole saranno sparse in tutto il paese, i vincitori del concorso divornano sentirle l'emozione di aver partecipato a ciò, provandosi dinanzi agli edifici che testimonieranno dell'utilità decisiva del loro testo. I termini di questo Concorso realizzandosi nelle pagine di un volume saranno identificati via via nella seguente descrizione delle successive trattazioni contenute nel volume. TRATTAZIONE DI PRINCIPI GENERALI Il volume sulle scuole elementari, oggetto di questo concorso, deve aprirsi dopo un frontespizio-indice, con un testo che si presume di quattro pagine dedicate all'argomento in generale ed ai principi informatori civili per le piccole scuole elementari, identificande i limiti del testo medesimo che deve estendersi da un minimo di scuole con due aule, per piccole frazioni rurali, ad un massimo di scuole con dieci aule per grossi borghi, comprendendo però tutti i casi ed estendendoli ad assistenze complementarie quali gli alloggi degli insegnanti e i refletti, le assistenze igieniche, l'orto-giardino. Le scuole siano concepite come una raccolta "casa per ragazzi" non più come costrizione, come avvivita un tempo, ma ambiente felice per loro; posibilì a d. apertura, particolari in em. e suppelletti dimensionati al rag zz. Non poi decorazione, ma accenno e insegnamento ci espresioni fi u ate di lat che tili che possano oftre che i pirare il ragazzo, senza infantilità, invoglario ad una collaborazione a creare l'ambiente della sua vita. ESPOSIZIONE E TRATTAZIONE DEI REGOLAMENTI A queste pagine debbon seguire quelle nelle quali saranno brevemente ripetuti e commentati, con tutte le proposte di modifiche che si ritengono suscettibili per migliorare l'efficienza pratica e la civiltà della scuola, i regolamenti in vigore per la costruzione delle scuole. TRATTAZIONE URBANISTICA Un paio di pagine successive siano dedicate alla trattazione della distribuzione urbanaistica delle scuole, cioè a loro numero, dimensione e composizione in rapporto alla popolazione, alle distanze fra esse, alla massima distanza loro dai nuclei abitati rurali, alla contiguità o meno di esse con edifici pubblici (sede del Comune, Chiesa, gl.). TRATTAZIONE DELL'AULA TIPO E DELLE SUE COMPOSIZIONI Alcune pagine siano dedicate alla identificazione dell'aula tipica ed a raggruppamenti organici possibili delle aule, in linea, ad angolo, sovrapposte, aumentabili, ecc. in relazione alle possibili forme del terreno, ai servizi, agli ingressi, alle eventuali scale, all'insalensione, al numero loro "in rapporto con l'insegnamento", al numero degli insegnanti, ecc. ecc. Questa trattazione sarà illustrata da disegni in iscala 1:50 (aula tipo) e da schemi in iscala 1:200 (raggruppamenti). TRATTAZIONE DEL REPERTORIO COSTRUTTIVO Un successivo importante numero di pagine deve essere dedicato poi all'indicazione pratica dei metodi di costruzione medio indicati per queste scuole nei vari climi, dai più semplici fino a quelli che tengono conto della atomicità, delle coibenzie, ecc.; in queste pagine si debbono indicare con ordine e dimensioni e requisiti tutti i vari elementi costruiti che possono essere adottati: materiali, strutture, fondazioni, pareti, tramezzae, pavimentazioni, infissi di legno o di ferro unificati per scuole, procedimenti per l'aereazione, tende, rivestimenti, intonaci esterni ed interni, colorture, vernici, varie soffittature, vari solai (con relativi sistemi e portate) impianti di illuminazione, radio, idraulico e di riscaldamento (delle stufe nei vari impianti a circolazione), strutture e aperture di tetto, scale, rampe, balastre, balconi, serrature, manigli, vetri, ecc., ecc. Ciòè l'inter repertorio di tutto quanto, coordinato in dimensioni intercorrespondenti le une alle altre, occorre adottare per l'eressione di piccole, ottmine, razionali e non costose scuole costruibili con mezzi semplici e spicci. Tutti questi elementi debbono essere sviluppati con tutte le indicazioni relative: provenienza, peso, dimensioni, e costo, dove possibile, rapporto al 1955, e relativi disegni e sezioni, in modo che i finimenti che non costituiscono forniture pronte possano anche essere costruiti e messi in opera facilmente. TRATTAZIONE PROGETTISTICA A dette pagine faranno finalmente seguito quelle dedicate alla progettazione vera e propria. I progetti che si saranno illustrati debbono essere

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redatti in scala 1:50 per essere poi impaginati in scala 1:100 e 1:200; essi debbono essere perfettamente e con chiazza quotata e rappresentati con tutte le dimetriie e i prospetti che le sezioni necessarie ad identificare la loro costruzione, e con le normali varianti derivanti dai diversi procedimenti costruttivi che sarà necessario prevedere (pietra, mattoni, strutture in c. a., pannelli, ecc.). I disegni debbono essere costrutti ed ortogonali, saranno concesse le indispensabili vedute prospettiche a solo tratto e con sfuggenze non accentuate, o fotografie di modellini. Assonometerie e prospettive di particolari atti a spiegare perfettamente le varie parti saranno molto utili. I progetti debbono concerne — in rapporto al funzionamento scolastico e tenendo conto anche delle suole miste (maschili e femminili) con le necessarie separazioni — e della possibilità di adibire aule e classi diverse o per scuole serali e per le scuole più grandi dalle 6 aule in su di eventuali ambienti per direzione-biblioteca-muse, e di abitazione del guardiano-bidello, ecc. — e costruzioni di scuole di 2-4 aule (rurali) e di 5-6-8-10 aule (grossi borghi): CHE DEBBONNO ESSERE SVILUPPATE CIASCUNA IN TRE CATEGORIE DI MONTAGNA (clima freddo) DI PIANURA (clima normale), DI RIVERIA (clima temperato e caldo). CON QUESTE CATEGRIE MENTRE SI POSSONO IDENTIFICARE LE CONDIZIONI PER DESTINARE I PROGETTI A TUTTA L’ITALIA, CHE COMPORTA TUTTI QUESTI CLIMI, (ED ALLA QUALA ZONA SI PUO’ PIÙ DIRETTAMENTE RIFERIRE LA COMPETTAZIONE DELLE PROFESSIONISTI AL QUALI SI RIVOLGE PIÙ DIRETTAMENTE IL POLITECNICO DI MILANO PER LE RACIONI, CHE DIMMRO NATURALI, D’UNA SUA GIURISDICTIONE GEOGRAPHICA) SI POSSONO METTERE LE BASI O PER SUCCESSIVI COMPLETAMENTI NAZIONALI O PER PARALLELI TESTI CONCERNENTI LE ALTRE ZONE D’ITALIA Avvertendo che i progetti in questione non sono che gli sviluppi delle composizioni di elementi base: aule-tipo, nucleo-servizi, nucleo-abitazioni nesgnanti, refettorio tipo, ecc. i concorrenti debbono considerare che il numero di elaborati apparentemente elevato si riduce a ripetimento e composizioni di elementi base, stabiliti chiaramente i quali, nei progetti sarà rappresentata la documentazione dei raggruppamenti tipici con sviluppi di prospetti e di interni che si chiede risultino il più serio ed attendibile esempio perché si possano, direttamente da essi, costruire delle SCUOLE ESATTE. Gli elaborati, per ciascuna delle tre categorie, e nei casi di spazio limitato o terreno inclinato, debbono vertere, s’è detto, sui sei casi: scuole di 2, 4, 5, 6, 8, 10 aule. Circa il numero delle abitazioni degli insegnanti, si deve tener conto di queste situazioni normali: aule 2 – abitazioni 2 --- aule 6 – abitazioni 4–5 --- “ 4 – “ 4 --- “ 8 – “ 6 --- “ 5 – “ 4 --- “ 10 – “ 7 --- L’alloggio per gli insegnanti interessa prevalentemente le scuole minori rurali. Oltre alle varie strutture, i vari progetti debbono prevedere coperture diverse secondo i climi e le possibilità, in coppi o in tegole, o in eterniti, o in altro, oppure a terrazzo (con intercapedine, ecc.), il tutto illustrato attraverso particolari di tutti i procedimenti. Tutte le possibilità elementari di fondazione e di sotterranei debbono essere identificate e descritte e computate, indicate tutti i raggruppamenti di condotti, tutti i vari convoglimenti di acque luride, ecc. I computi metrici debbono essere affiancati da un preventivo rapportato ai prezzi del 1935, questo per renderli comparabili ai fini del giudizio, che terrà con to da risultati economici. LE COSTRUZIONI VANNO PREVISTE CON NORMALITÀ DI ESECUZIONE E CON GARANZIA DI DURATA. NON RICERCA QUESTO CONCORSO IL PROCEDIMENTO NUOVO, MA IL PERFEZIONEMENTO TECNICO-ECONOMICO-FUNZIONALE-ESTETICO DEL PROCEDIMENTI CHE NOI ITALIANI POSSIAMO ADOTTARE. LO SVILUPPO DI QUESTI TESTI NON DEVE ESSERE PER UNLA UTOPIICO NÈ IPOTETICO, MA REALISTICO AL MASSIMO, E I TESTI ESSERE EMINENTEMENTE PRATICI E NON DOTTRINARI. TERMINI DI VALUTAZIONE PER IL GIUDIZIO Gli elementi di giudizio delle pagine generali precedenti la trattazione progettistica saranno determinati dalla maggiore diligente chiazza completezza e documentazione degli esposti, gli elementi di giudizio guardiani i progetti saranno dati, oltre che dalla loro indispensabile completezza e dalla purezza della loro architettura, anche da questi termini: 1) dalla dimostrazione analitica del minor impiego possibile di materiali in rapporto alla esatta corrispondenza del progetto alle esigenze della sua destinazione. 2) dalla dimostrazione analitica della esattezza esente da sprechi di tutti gli impianti (elettrico, di riscaldamento, igienico, idruaico, ecc.). 3) dalla dimostrazione del funzionamento dell’edificio e delle sue possibilità di piempiamento e sviluppo, della risponda all’orientamento dell’edificio, delle sue qualità di coibenza, d’areazione, di riscaldabilità, ecc., ecc. 4) dalla chiazza e dallo sviluppo successivo e programmatico delle trattazioni e dalla eventuale impaginazione. PREMI La cifra di L. 200.000 in dotazione per questo testo sarà distribuita in questo modo: 1) un premio di L. 100.000 all’autore, o agli autori che risultano designati alla compilazione del “testo” per aver presentato il lavoro meglio redatto e più “unitario”, nelle trattazioni “generali”, dei “regolamenti”, “urbanistiche”, degli “elementi tipici” e “loro raggruppamenti” e nella “progettazione” che risulterà esteticamente e funzionalmente ed economicamente migliore; 2) un premio di L. 20.000 al “repertorio” meglio compilato. Esso può essere conferito in più al “testo” premiato qualora anche in questa trattazione esso eccelese (facendogli raggiungere quindi le 200-000 lire) oppure essere dato al concorrente che avrà primogenito in questo particolare lavoro. La Giuria aggrehgerà in questo caso l’autore del repertorio premiato, all’autore del “testo” generale premiato, scopo generale del concorso essendo quello di indicare gli “autori designati” per il “testo”. 3) altra somma di L. 60.000 è a disposizione della Giuria per compensare e ulteriori migliori progettazioni; 4) altre L. 10.000 per compensare ulteriori migliori compilazioni del repertorio; 5) altre L. 10.000 per compensare le ulteriori migliori trattazioni generali, urbanistiche dei regolamenti, dei tipi e loro raggruppamenti. La Giuria ha facoltà di portare eventuali variazioni delle attribuzioni in relazione ai risultati. La relazione della Giuria sarà pubblicata nel testo a convenaliero in nome dell’Ente promotore, e potrà eventualmente designate alla pubblicazione, in senso complementare, assieme all’attrazione vincristre, progetti o trattazioni che ne risultassero degni, ed utili ad esaurire l’argomento: in tal caso il compenso editoriale, del quale si darà, sarà proporzionato al numero delle pagine occupate nel volume da queste eventuali aggiunti complementari. DIRitti D’AUTORE A importante e durevole complemento del premio restano al designato o ai designati, se il lavoro risulta alla Giuria degeno della stampa, del “testo” tutti i diritti d’autore, e dall’editore, che verrà designato da L’Italia, verrà conferito il 10%, sulle vendite secondo lo norme del contratto nazionale editoriale impegnandosi l’editore alla più tempestiva pubblicazione del “testo”. AL VINCITORE O AI VINCITORI OLTRE AL PREMIO VA COSÌ UN TANGIBLE RICONOSCIMENTO PROFESSIONALE EDITORIALE E DI PRESTIGIO CHE SI PUO’ ESTENDERE IN SUCCESSIVE RIEDIZIONI PERFEZIONE ED AGGIORNATE. ELABORATI Gli elaborati da consegnare saranno: 1) Il datilloscritto dei testi in doppio esemplare. 2) I disegni in scala 1/50 e schemi in scala 1/200 per la trattazione degli elementi tipo e dei loro raggruppamenti ed in eventuale scala maggiore per i particolari in doppio esemplare. 3) I disegni dei progetti col datilloscritto delle didascalie in doppio esemplare. 4) L’eventuale “menabò” cioè la guida grafica per l’impaginazione. I disegni debbono essere presentati in copie cliografiche per preservare gli originali; nessuna montatura su cartone, né cartelle, semplici legature. Gli elaborati possono essere firmati dagli autori e contrassegnati da un motto. Questo motto sarà riprodotto su una busta sigillata che conterrà il nome e l’indirizzo dell’autore o degli autori. PARTECIPAZIONE AL CONCORSO Il concorso è libero a tutte le collaborazioni, ingegneri, architetti, periti edili, geometri, costruttori, insegnanti ecc. nessun documento è richiesto. CONSEGNA DEGLI ELABORATI Gli elaborati debbono essere designati non oltre il mezzodì del 31 luglio 1945, alla sede del Politecnico di Milano (Piazzale Leonardo da Vinci, Ufficio di direzione). CONSERVAZIONE DEGLI ELABORATI Gli elaborati saranno conservati tutti assieme, con le precauzioni derivanti dalle contingenze attuali senza per altro che il Politecnico possa assumere alcune responsabilità al riguardo. In caso di danneggiamento parziale o totale degli elaborati prima del giudizio è consentita la sostituzione degli elaborati che i concorrenti debbono quindi redigerete in duplice copia, ausserandosi così la conservazione della loro copia. GIURIA La Giuria dei concorsi è nominata dal Senato Accademico del Politecnico nel suo corpo insegnante con l’aggiunta di due personalità competenti, l’unna in rappresentanza delle persone o degli enti che hanno conferito i premi, e l’altra designata dall’Italia sotto il cui auspicio è sorta l’iniziativa e che ne ha trasmesso il diritto patrocino al Politecnico di Milano. La Giuria di questo concorso è stata così composta: Il Direttore del Politecnico, prof. ing. Gino Cassinis, Presidente. I presidi della Facoltà d’Ingegneria e d’Architettura, prof. dr. ing. Giulio De Marchi e prof. dr. arch. Piero Portalupi, vice presidenti; Membri prof. dr. arch. Ambrogio Annoni; prof. dr. arch. Antonio Cassi-Ranelli; prof. dr. ing. Cesare Chiodi; prof. dr. ing. Arch. Luigi Dodji; prof. dr. ing. Arch. Alberto Griffini; prof. dr. arch. Giovanni Ponti appartenenti al corpo insegnante del Politecnico. Dr. ing. Carlo Chierichetti, in rappresentanza del Giornale L’Italia. Ing. Bruno Chiesa, in rappresentanza dei donatori. PREMIAZIONE Della premiazione verrà data comunicazione alla stampa. Gli elaborati non ritirati 60 giorni resteranno affidati all’archivio del Politecnico, che per le già dette contingenze non assume responsabilità della loro conservazione. INFORMAZIONI E SCHIARIMENTI Tutte le informazioni e gli schiarimenti debbono essere chiesti per iscritto alla Segreteria del Politecnico (Piazzale Leonardo da Vinci, Milano). RICHIEDERE ALLA SEGRETERIA DEL POLITECNICO IL BANDO UFFICIALE

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INVOCAZIONE PER UNA CASA O “LE ROYAUME DES SONGES DIRIGÉS” Una donna, una amica, ha scritto queste righe ardenti, per gli architetti, per l’architettura. Come ameri, fra qualche anno, avere una deliziosa casa, con balconi di trina che lo corron intorno e scendano a spirali – pendagli di marcaste e anelli d’acciaio – dalle finestre alle aiuole. Una casa ad un più, ad più, batta, lunga, sia che il suo tracciato si svolga fantasisti d’angoli o di curve o che si fassi in un rettaggolo severo. Il suo suolo sarà sul piano della terra amica, una terra tenera e verde, da dove all’assalto dei muri le piante monteranno con giri divaganti; ai quattro angoli della casa un albero: un cedro del Libano immenso, che si stenda sopra il cielo, un tiglio mormorante d’api, un cipresso che berrà il sucso del mio vento, una quercia regale. Ma dal mio letto, al mattino, attraverso l’alta vetrata, non vedrò che il cielo. A mezzogiorno vedrò l’obra corta e durrà sul candore blu delle facciate; al tramonto i vetri iridati di rosa riflettrerono la pianura stesa giù in basso. Come ameremmo, quelli di casa e me, avere un balcone a nord, uno ad osterv, uno ad est, ed uno anche a sud, e dal tetto una balaustra per spingerci ad affondare uno sguardo di pace nella corte, chiusa e verde frusciante di mille foglie luccianti! In questa casa aperta e chiusa, come potrò sentirmi sola? In ogni stanza terrò un angelo a custodire la soliditudine: o due angeli a custodir la moltitudine d’innumerevoli anici. (Sarà questa casa o smenorata o piena di ricordi: se vita la corra, o se la riempia, nello stupore dei siste immobili, il profumo dei libri, e dei legni. I muri, uniti, lasciamoli molto nudic contro la loro nudità i fiori e le cose, con le loro ombre, comportranno i loro più bei quadri. Le tende cadranno, pene di luci diffuse, persiane e stores giocheran di riflessi. Il suolo superfici lisee; le lampade a luce diretta perché nulla sfuggia alla vigilanza: i camini saran altri (o fauci) per ceppi come colonne, gli armadi passora profondi, perché vi si possa perdere tutto, e possa fuori l’ordine regnar superbamente. I tavoli un po’ dappertutto come specchi d’acqua nel bosco. La stanza da banza, la più grande d’ogni altera stanca, inviterà a cantare meditate: vi sarà il camino, la stuoa da ginnastica e il divano del massaggio. La cucina non potrà essere piccola. Netta, impeccabile, illuminata, come pure l’office e la guardaroba, classicamente, rivestiti di armadi. Ordine, calma, simmetria, tic tac dell’ora, possa felparti, cassetti imbottiti scorrevoli, aperti ad allinciate, spaziosi, e che si senta l’odor di casa. E tutto ciò rotto da un riso aperto in scoppi, da cehi, da un richiamo). Mi stupisco della bruttezza delle case attuali. Che han fatto della loro Italia agli architetti di ieri? Han gettato delle pietre in tutti i suoi giardini, han fiancheggiato le sue strade di facciate imbrionate, di monotona tristezze. Un malesser e ci scende adosso dallo squilibrio di questi cubi ciechi, innestati di balconi tanto sproportionati nel peso quanto lo sono nel rachitismo i pil’strini si quali si seggono gli edifici novecenti. Dove diavolo mai si posano gli occhi dei nostri architetti? Nulla batta più nel loro petto, che ci fe’ scon così? Non vedono più attonro a loro l’armonia d’un tempo? Ahimè! Lì apparvi colti la malattia del scolo, gli artigli di questo peccato che uccide l’anima, e impedirà anche a loro di essere immortali. Lo conoscete questo peccato? Non conoscete che lui? È quella cosa traditrice che si chiama “agitazione”; è ciò che si chiama portarici in alcun luogo il muove sempre, ciò per cui non siamo al posto luogo né siamo altrove. È essa l’allesta della guerra. È ad essa che dobbiano dichiararla, allealtà sornica, speccchio per allodolle, le cui premesse ci fan perdere lena, i cui raggiungimenti ci lascian vuotami, ma non, ahimè, del nostro tormento. Son due generazioni il prossesso soffre di non essere compreso. Il progresso, fatto per mettere in opera il tempo, lo vede invece andar perduto con l’intenzione di guadagnarlo. La febbre si è appresa alle ruote della macchina. Gi han localizzati in lugli dove non siamo, e ci han levato il gusto di quello ove siamo. Non vi siamo più. È a “localizzarsi” che anzitutto dobbiano lavorare, è a fare il punto, per tenere bene in mano, ed essere capaci, suscettibili di raccoglimento. Poter rientrare in sé. Una esistenza, un lavoro senza raccoglimento, non hanno nè verità nè midollo. L’artigiano può raccogliersi, durante le ore di lavoro, ma l’architetto deve portare in sé la sua opera, prima di mettersi al tavolo. La sua architettura è già là, il suo respiro, è tutto ciò che egli ha da dire e di cui si deve comporte la forma. È su lui, in principio, che s’è empiato in lavoro di costruzione, e l’opera non nascerà, come la creatura da una altra creatura, che quando sarà stata covata. All’Architetto è chiesta una lunga pazienza: che sia il genio, o che sia la luce trovata col tastare nel buio, quello sguardo interiore che persevererà aperto sulla oscurità si fa infine luce nell’emozione creatrice. Le cose si esprimono da dentro a fuori. Non c’è ispirazione venuta da fuori che faccia, illuminando il punto di contatto, sbociare ciò che è nascosto. La bellezza è una croizione sotterranea, scaturi: ce fuori, dal duento. Il bello nase dal centro, dal fuoco segreto, poi finisce in spazio, in distanza, in piani, in superfici. Guardiamo la natura: tutto, di lei, viene dal centro, e finisce in piena superficie. Nulla in lei di ispirazione facile: è virtuosa, terribilmente sapiente, terribilmente studiata, ordita, lavorata: scienza infusa, in cui si silla il mistero; sia un albero come un getto d’acqua. Per l’Architetto, amar l’edificio e la casa, è amar la natura, comprendere l’esistenza. Amare la casaldino suo mattino alla sua sera, dai suoi arnesi domestici alle sue opere d’arte. Nulla, nel regno della qualità, è poco importante, poiché anche il poco importante deve pur raggiungere la sua perfezione. Una abitazione non razionale – non concepita per la sua epoca e le sue abitudini – non aprà esser bella. La più pura delle case sarà quella che risponde alle esigenze, fisiche e spirituali, del perfetto “cittadino dei nostri giorni”. Ogni cosa ha una bellezza che la necessità stessa la chiama ad avere. È intuite voler dissimulare la necessità. L’ingegnere, non meno dell’architetto, è responsabile del bello. Guardiamo, nella meccanica, la proporzione e l’armonia che deriva dalle sue leggi. La locomotiva, la ruota, le stantubbo, hanno una bellezza loro più assoluta del bassorilievo e del gioiello: han loro poesia: cantieri, officine, quartieri di mattoni fuliginosi, fisichi acuti. L’architettura è fra le parti, quella che più strettemente è unita alla scienza e più delle altre è “arte pura”, poiché crea totalmente la forma del suo oggetto. Ma ora torniamo alla mia piccola casa. Sarà vasta. Ma perché essa non pesi sulla terra, chi l’avrà costruita sarà colui per il quale un indefinibile incanto avrà assortigliate le barriere del mondo invisibile. Per salire il viale del mio giardino, per porre la lastra della mia soglia, questo Architetto dovrà essere maestro, dovrà portare in sé questo regno di sogni controllati “ce roamey des songes dirigés”. Egli si deve d’esser stato attento e d’aver ascoltato il silenzo. Allora — direte — ci vorrà un Santo? qualè il Santo patrono degli architetti? egli deve nascere, per richiamarli dalla leggeresse, dalla ricerca, dalla cupidità. Io mi rivolgo a coloro che si fornam ai mestieri d’arte che esigonò delle conoscenze precise, lunghe che essere assimilate, con una capacità di improvvisazione e di illuminazione, sempre, nel quadro del rigore. Il fervore è necessario, e il fervore non va senza vegli’, senza sacrifici, senza inquietudini, in una parola, senza amore. Stè perduto nell’agitazione che ho detto, il fervore ed il senso del sacro. Nulla più è sacro, nemmeno il profano. E dall’Architetto si esigerà tutto. La sua arte eroica obbediente alle leggi della macchina, dell’ecchio e dello spirito, reclama lo forze vive del cuore. E la pace? bisogna pur che la trovi, vi il mio Architetto. Noi dobbiamo sentirla scendere su noi, dall’eco di un ponte sospeso o dalla linea iniziale del più barocco dei fregi. Si, perchè la nostra casa sia felice, ci occorre la vostra pace, senza sosta riconquistata. La vostra pace che anima le pietre, e che sia dolce e leggera come i pampini e l’ederra, come la neve sul tetto o come il tetto di paglia. Che i nostri muri sieno tiepidi e solidi. Muri che ci date protezione, datei anche pace. Costruttore della mia casa ardente, che la buona parola ti giunga attraverso l’odoroso giardino. (Traduzione di G. P.) ELENA CELANI Pubblicando questo ardente scritto le vogiami per seguire da alcune indispensabili precisazioni. Che l’architettura dopo il primo Ottocento abbia guastato il nostro paesaggio è risposto e contestabile. Agli errori del basso Ottocento, poi a quelli del dilettatismo d’imitazioni stilistiche (ecclettismo) della fine Ottocento, poi a quelli del floreale ha reagito il movimento dell’Architettura moderna, ma il rimedio non è stato sufficiente perché l’utilitarismo borghese e spetualico ne ha corrotto subito gli esempi migliori. Non è all’opera degli architetti che va imputato il sfrigo al nostro paesaggio. n’a ad una, se così si vuol chiarimarla, civiltà non ancora atta a riceverla. Possiamo enumerare nelle città, sui laghi, sulle riviere, sui monti opere moderne di veri Architetti (artisti) che son state vera bonifiche del paesaggio nei confronti del ridicole costruzioni precedenti. Così in Italia come fuori d’Italia. Dopo la reazione stilistica e concettiva alla precedente bassa architettura ora tocca agli Architetti reagire, con la esemplificazione di canoni, alla corruzione dell’architettura moderna attraverso l’edilia, dandole i precetti da seguire. È quel che si va farendo. Ma non è accusivo da Architetti di poco scrupolo di preparazione interiore. Nessuna classe di artisti ha da quarant’anni in qua vissuto crisi più intime e tormentare, la loro non è una agitazione ma la gestazione di un aspetto nuovo dell’ambiente per la vita, attraverso un movimento d’idea, di sentimenti, di scrupoli, di polemiche, di studi, di analisi, di esperimenti, di lette che non s’visto mai più vasto nè di maggior portata nel mondo, n di più partecipe ai suoi eventi. Rivendichiamo, fra i tanti movimenti ed isimi appari in tuo movimento, il movimento degli Architetti, come il più fondamentale, il più ricco, il più atteso, il più trasformatore di tutto o di tutti; rivendichiamo ciò anche se non è appasso ancora lo storico con impardoniri di questo evento. Ne si predichi agli Architetti moderni la qualità! Ognuno di noi, QUANDO NE HA AVUTA LA CONDIZIONE, ha fatto opera edifici assoluta, (possiamo enumerare edifici a Roma, a Milano, a Como; e ville; e le case di Ridolfi, e mobili ed arredi di qualità assoluta), diremo anni che, per l’ispirazione (reattiva) tecnica e rasonale dell’architettura moderna essa si è risolta fin troppo spesso nella immissione di temperamenti idonei e circoscritti alla e nella idolatria della qualità esecutiva, a detrimenti di una spiritualità umana meno esigente, appara- riscente, e riconosciabile ai più, ma più intima e ricca, che a “qualità d’arte”. Agli Architetti che puo predicata, secondo noi, non la qualità formale, materiale, esecutiva (la “qualità facile”) ma una qualità d’artista che, tutta spirituale e infelicità, fatta di forza di ispirazioni e difenzioni interiori (l’invenzione, l’irripetibile che la più interiore delle facoltà) e che non ha bisogno di accessi di qualità esecutive per manifestarsi, essendo tutto spirito. P.