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STILE
ARCHITETTURA ARTI ARREDAMENTO
RIVISTA PER LA RICOSTRUZIONE
E PER LA CASA DI DOMANI
ANNO N° 9
1944
DI FRONTE ALLA RICOSTRUZIONE SI APRONO TUTTI I PROBLEMI:
L'ARCHITETTURA E LA SCUOLA, L'ARCHITETTURA E IL PAESAGGIO, L'ARCHITETTURA E LA
STORIA, L'ARCHITETTURA E L'ESTETICA, L'ARTE, LE LETTERE, L'INDUSTRIA, L'ECONOMIA
In questo fascicolo: Milanesi come vi si rifarà Milano?. Un programma degli architetti per le scuole. Alberghi per la gioventù in Svizzera, Inghilterra, Germania. Indirizzario degli architetti lombardi per la ricostruzione. Schema per la normalizzazione delle unità di misura. Evoluzione storica e sociale della casa. Progetti di 10 piccole case. Le grandi pubblicazioni italiane. Pio XII sulla questione sociale base della ricostruzione della vita, del lavoro, della casa. Scritti di Gio Ponti, Enrico Pellegrini, Carlo Perogalli, Rubino Rubini, Lisa Ponti, Agnoldomenico Pica. Traduzioni da Lawrence, Altolaguirre. Poesie di Ghiglione, Giannessi, Montalto, Chiari, Gandini. Pozzi, Ponti. Opere d’arte e disegni di Spacal, Ponti, Dal Fabbro.
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i colori per l'edilizia della rinascita
Il senso di armonia che caratterizza la moderna architettura troverà nella prossima ricostruzione nuove e più vaste forme di espressione nelle quali il colore avrà larga parte. Splenderanno al sole le nuove case sorte sulle rovine della guerra. Dagli intonaci delle facciate alle rifiniture degli interni, il movimento equilibrato dei volumi trarrà dai colori risalto e prestigio, ed ogni casa avrà una sua personalità intonata al nuovo stile della rinascita. Intonaci, vernici e smalti DUCO costituiranno un prezioso ausilio per la ricostruzione edilizia. DUCO è perciò un nome da non dimersicare.
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STILE
ARCHITETTURA ARTI ARREDAMENTO
RIVISTA PER LA RICOSTRUZIONE E PER LA CASA DI DOMANI
Direttore: arch. GIO PONTI
Garzanti Editore - Milano, Via Filodrammatici 10
UN ANNO L. 210
Architetti, ingegneri, artisti e artigiani, studenti d'architettura e d'ingegneria L. 200
UN FASCICOLO L. 21
Dir. e Red.: Milano - Via A. Saffi 24 - Tel. 42.500 - Ammin.: Milano - Via Filodrammatici 10 - Tel. 17.754 - 17.755
Concessionaria esclusiva per la pubblicità: UNIONE PUBBLICITA ITALIANA S.A.
Milano, Piazza degli Alfari, Palazzo della Borsa - Telefonì da 12.451 a 12.457 e sue succursali.
MILANESI, COME VI SI RIFARÀ MILANO?
ADDITARE PRINCIPI GENERALI
P rimo concetto questo: che non si tratta di promuovere la ricostruzione, che si promuove da sé. A cinque anni dalla ripresa del lavoro non vi saranno macerie né ruderi a Milano. Ma la fremente "voglia di ricostruire" che conosciamo assai bene, è fattore ottimistico solo se disciplinato; altriamenti è la più pericolosa minaccia per la "buona ricostruzione".
Ai tecnici prevenire e arginare caotiche e sopraffatrici velleità ricostruttive, programmarne modi e tempi successivi, cioè in certi casi fermarle, ratearle, dilazionarle. Avere in pugno la ricostruzione è questo.
Questo concetto generale deve essere espresso. Per quale scopo si preoccupano essi della ricostruzione? Non per "promuovere" ciò che impervserà, ma solo per degnamente ricostruire urbanisticamente, architettonicamente, civilmente, socialmente.
ALCUNI EPISODII
V'è stato chi ha detto che 3 metri (ed anche 2,80) erano adottabili per case popolari (come di fatti vengono adottati) perché, disse, i loro abitanti stanno fuori a lavorare, ma non per gli appartamenti degli abbiendi perché questi stan di più in casa e ricevono!
Vi pare pensabile che oggi come oggi proprio le stanze della povera gente dove in alloggi di 1 o 2 locali si stipano — pasti, sera, notte — quattro o sei persone in media, debbano risultare minori in volume di quelle di chi può concedersi un maggior numero di stanze?
La questione è un'altra: l'altezza di 2,80 è regolare, è adottata in tutti i paesi civili del mondo e nessun francese, inglese, tedesco, svedese, o landese, danese, austriaco, finlandese, americano ecc. s'è sciupato vista e polmoni per mancanza di luce e d'aria coi 2,80 (e meno).
Se nostre città e Istituti sono avviati ad adottare questa altezza per il popolo, vuol dire che è buona; lo spazio utile non è in altezza ma in superficie e cubatura. Questa altezza consente poi a Milano di fare 5 piani invece di 4 d'oggi (oltre il terreno), e di diminuire il prezzo della costruzione, degli affitti e del riscaldamento del 15%! Volete ostinarvi a far costare di più le case per far piacere agli abbiendi? Riluttare poi ai 3,00 vuol dire non sapere che Torino, Genova, Roma, Napoli, Bologna ecc., ecc. han già quella quota. Occorre renderla obbligatoria e non oltrepassabile. Smettiamola di sprecare soldi.
INDUSTRIALIZZARE
S'è visto ancora parecchi non rendersi conto che la industrializzazione (procedente dalla unificazione) è la condizione stessa della ricostruzione, ed esprimersi con scetticismi fuori della realtà, pensando ancora come se fossimo in tempi di vacche grasse e se la sola città infortunata fosse la nostra e si trattasse di fornire finestre solo ad una ricca Milano, per fare un esempio, adoperando la feconda fantasia degli architetti e del solerte artigianato, e tutto finisse li.
La realtà è un'altra: miserrimi saranno i mezzi; e le finestre per Milano saranno solo una quota di quei 30 milioni di finestre per nuove costruzioni che occorreranno all'Italia, cifra che non si realizza senza industrializzazione. Folle pensare che si possa far ciò bene ed a buon prezzo e senza sprechi, attraverso l'artigianato e cambiando modelli e forme ogni 30-40 finestre.
A Milano poi, fa già capo il 50% della produzione edilizia italiana, e ad essa spetterà proprio questo enorme compito industriale: come non comprendere questo lato del problema?
Analogamente si riuniscano i tecnici per impostare una discussione sull'istituto della Commissione edilizia che non può restare con i compiti e le limitazioni attuali di fronte ad un assunto straordinario come è la ricostruzione.
Il Gruppo edile e quello di cantiere hanno egregiamente approfondito i preliminari tecnici ed economici della costruzione. Occorre ora trambe conseguenze, non di documentazione, ma di azione.
Se è vero che produrre industrialmente eccellenti serramenti (in legno o in ferro) significa sprecare meno cioè spendere meno in legno, ferro, vernici, vetri, mano d'opera, posa, trasporti, imballaggi, ecc., perché non prescrivere (e controllare, ecco una nuova funzione della Commissione Edilizia!) l'uso esclusivo di questi elementi unificati? Vogliamo sempre sperperare?
Se è vero che gettare le solette è spreco di legname, mano d'opera e tempo, mentre alzare le strutture S.C.A. subito sino al tetto, eppoi sovrapporre piano per piano travi stirate metalliche, o travi SAP, SCAC, ecc., è economia, perché non prescrivere questo procedimento e proibire l'altro?
Perché unificare gli elementi e poi non unificarne (cioè obbligarne l'impiego)?
Tutto si collega fatalmente; unificare le altezze dei locali nelle quote igienicamente ed economicamente c-satte (2,80), unificare gli elementi, unificarne l'impiego; è assurdo permettere, cioè ammettere, gli sprechi; occorre spingere al massimo l'unifi-
DALLA RICOSTRUZIONE DI MILANO SI PROIEITERA' LA RICOSTRUZIONE D'ITALIA
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Reggitende in legno
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Con la decorazione moderna della casa, la tenda ha ripreso la sua funzione importante che per un momento sembrava aver abbandonato • La tenda nella casa completa l'arredamento dell'ambiente, ne ammorbidisce la linea e lo rende più intimo • La tenda esige però un'applicazione che ne renda il movimento razionale e leggero • Diversi apparecchi hanno ottenuto dei risultati soddisfacenti però è obbiettivamente giusto rilevare che essendo la loro composizione in ferro, il loro aspetto è freddo e non riesce a soddisfare la linea della decorazione • Si è cercato di completarli con segome di legno, ma ciò rende complesso la costruzione e non soddisfa le esigenze del razionalismo • Il reggitende che meglio risponde alle esigenze razionali dell'ambientazione moderna è quello completamente in legno anche nella parte più delicata di esso, cioè nel binario di scorrimento • Esso permette di essere preparato con gli stessi infissi delle case, togliendo quindi ogni disammonia alla linea decorativa • Con tale applicazione esso viene a confondersi con gli stessi serramenti delle case con tutti i vantaggi, specialmente nel cambio della decorazione interna, presentandosi soluzionato • Esso può infiggersi anche lungo tutta la parete, mascherandolo con la decorazione murale (stucchi ecc.) • Negli uffici, negli stabilimenti, negli ospedali, nelle scuole, negli alberghi, il tipo incassato come infisso, risolve il problema molto praticamente e vantaggiosamente. Esso deve però essere costruito con tutti quegli accorgimenti indispensabili alla durata ed al perfetto funzionamento • L'incassatura di questo reggitende tutto in legno, brevetto “TASA” può effettuarsi come da sezione a fianco, mentre ogni altra combinazione di applicazione di tende può essere convenientemente studiata.
Sezione del reggitenda a due binari
TASA MHZ
S. A. TASA - MILANO - VIA S. MARIA FULCORINA, 17
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cazione (potenziando o sostituendo la UNI boccheggiante): occorre spingere al massimo la coordinazione degli elementi unificati, spingere al massimo la produzione industriale di essi, spingere al massimo l'impiego possibile di tutti i procedimenti possibili (materie plastiche), di tutte le prefabbricazioni possibili; eppoi condizionare a ciò non solo l'approvazione dei progetti, ma l'attribuzione stessa di risarcimenti, indennizzi, assegnazioni di materiali, esenzioni fiscali, mutui, finanziamenti, ecc., ecc. A chi sprepa per ignoranza o indisciplina daremo anche denari e facilitazioni?
La Cassa di Risparmio dà il suo denaro agli agricoltori disinteressandosi forse dalla razionalità delle colture che vogliono condurre o intraprendere? Non, essa le fa controllare dai suoi esperti e condiziona l'aiuto al loro responso! E noi invece a chi costruisse male daremo per giunta materiali e sovvenimento.
LA CATTIVA PROGETTAZIONE È SPERPERO
Il Gruppo Edile ha additato la piaga della cattiva progettazione: ora indichi i mezzi per prevenirla e guarirla.
Io son sicuro che già nel ricastroire molti edifici si può tirarne il 10% di locali utili di più, tanto le loro piane erano sicoche ed irrazionali! Dobbiamo proibire sprchi negli impianti idraulici, calorifici, elettrici, nelle scale (se l'industria ha che unificate non è unificheremo l'impiego?). Dobbiamo impedire sprchi in cantiere, sprchi di legneme, di ferro, di ogni materia! Giustamente il Gruppo Edile ha segnalato l'assurata qualifica di autarchia attributa al legno e la convenienza del ferro: ed allora si prescriva il ferro ed il suo impiegio (è ben possibile) in elementi preordinati (travi, capiate, porte, finestre, balconi, balaustrate di scale, mobili, ecc., ecc.).
Una volta determinati gli elementi, la loro composizione deve determinare le misure progressive dei lotti, isolati o a schiera; una riottolizzazione razionale dei comparti edilizi elimina sprchi, deve essere imposte e controlata, e ad essa pure debbono essere condizionate approvazioni, esenzioni, finanziamenti, risarcimenti, ecc.
Questa sia anche la condizione di existenza degli auspiciati consorzi, anzi la loro ragione di essere. Essi debbono essere un mezzo della buona ricostruzione e non forze autonome (come minacciano) indipendenti da essa, e contro di essa.
CONDIZIONIAMO I FINANZIAMENTI ALLA BUONA COSTRUZIONE?
Tutto, sè visto, è collegato. Il controllo tecnico ci ha portato nel campo del finanziamento.
Qui attendiamo parole chiare. Non si dica che è superfluo parlare di contributi di chi ha casa intatta verso chi l'ha rovinata perchè tanto c'è da star sicuri che le tasse verranno.
Si dica chiaro che è dovere mutuo di chi è rimasto indenne di aiutare chi è stato sinistrato, che il finanziamento sarà basato su questa solidarietà. Si proclamino le esigenze sociali delle assistenze finanziarie. Le richieste di esenzioni fiscali discriminate, (destinate cioè alle sole case popolari con appartamenti al massimo di cinque locali e negate agli altri) non debbono venire attenuate, anche se nella legislazione delle case popolari certe esenzioni non si estendono, ad esempio, ai negomi, e quindi il principio v'è già. Il fatto è che dopo l'altra guerra l'esenzione ventricinquennale è stata data indiscriminativamente a chiumque costruisse case popolari o ville o palazzi, e che ciò non si deve ripetere. A Milano ancora nel 1931 su 1000 abitanti, 531 vivevano in allogli di 1, 2 locali (vedi il volume "Cifre parlanti" che tutti dovrebbero leggere).
Esprimersi chiaro in questo settore vuol dire addittare utilmente, come hanno fatto gli architetti torinesi dal TORO-SIE, le varie leggi da modificare con data e numero.
Un principio già chiaramente espresso dagli ingegneri è quello dello sblocco degli affitti negli appartenenti grandi; in regime "appartamenti" ciò porterrebbe però (mi scrive l'ing. Prego) alla corsa a costruire per lucro i grandi appartamenti. È per questa ragione che occorre addivenire ad una concezione unitaria sociale della ricostruzione. Dice l'ing. Valtolina: meglio che ripristinare d'ugenza ed alla bell'e meglio certi stabilì irrazionali che sarebbero piuttosto da demolire, si addensi pure la popolazione per un certo periodo nelle case rimaste in più, ma le si preparino intanto case giuste e degne, sistemazioni finalmente corrispondenti ad una civiltà. Tutti siamo disposti a sopportare spese, imposte, limitazioni, coabitazioni, sofferenze anche, ma non per rimedi fittizi e incontrollati, ma per vedere finalmente avviati principi basilari di giustizia d'existenza.
Vedremo ancora situare proprio nel verde della periferia grossi quartieri popolari nuovi con case addendate senza verde. Vedremo ancora le angosciose case degli sfrattati? Vedremo ancora questi "quartieri confino"? vedremo ancora le non chiaro-veggetti distinzioni di quartieri signorili e quartieri popolari o vedremo finalmente la bella città per tutti?
È NECESSARIA UNA ISPIRAZIONE SOCIALE
Non si può parlare di ricostruzione senza riferirsi dunque ad una ispirazione sociale; non si può "averla in pugno" senza una legittimazione sociale.
Questo, tecnici, vi si richiede. Dite, proprio anche come tecnici, che la ricostruzione deve nascere ed illuminarsi da un grande sacrificio di tutti e più di chi ha, ha avuto, e godotto; dite che la città deve rinascere da una grande visione sociale; che si tratta non di "ricostruire Milano", ma, in Milano, di costruire per tutti la casa, una abitazione degnal che la casa non deve risultare in funzione della ricostruzione della città, ma che questa deve essere in funzione della casa!
Una luce di bontà e di giustizia deve illuminare ogni piano; essa illuminerà allora con sicurezza le nostre intelligence stesse e la nostra azione; noi non sbaglieremo, noi sapremo quale è la soluzione vera e giusta; quella fin qui tradita.
Queste parole saranno tacciate di utopistiche dai cosi detti spiriti pratici, e di demagogiche dagli interessi contrari e miopi. Invece questo è realismo, è aderenza alla realtà più realistica; ché oggi pensare all' "affare" è la vera utopia. La ricostruzione è un risorgimento, deve corrispondere a un concetto fondamentale di vita sociale, essere illuminata da idee genrose e da comprensioni ideali: solo intendendola così i tecnici miteranno d'avver in pugno la ricostruzione e di darle una direttiva, altrimenti l'avrà in mano una parte politica.
Oggi come oggi l'ha intanto in mano una parte speculativa, che si accaparra terreni (altro que Demanio Comunale!) e si predispone ad agire infischiantosi di ogni piano e chiacchierida, con tutte le sue forze.
Opporranno ad essa i tecnici solo le loro caute dichiarazioni? Non sarà una incon-sapevole correività? Opparsi alle vie che hanno portato alla degradazione civile, estetica e urbanistica della nostre città, a tutte le inosservanze a regolamenti, leggi, precisioni, non è demagogia, ma chiaro-veggenzia.
SI PUO SOTTACORE IL PROBLEMA ESTETICO?
E si potrà ancora, come finora, impostare il problema della ricostruzione senza prendere un partito dal punto di vista estetico? I problemi — dice Gaetano Ciocca, ingegnere — si guardano ad tutte le parti, o non si guardano.
Se condizione della ricostruzione è l'industrializzazione (derivata dalla unificazione), se la economia più stretta ne è l'altra condizione, ne deriva che ogni vellelità stilistica all'antica e monumentale è fuori di posto; ne deriva che noi dobiamo mettere davanti agli occhi del pubblico che la ricostruzione sarà moderna, civilissima, frutto di una perfezione tecnica e progettistica e produttiva moderna, sarà chiara, semplice, purgata da ogni balorda decorazione orecchiante; e sarà nitida e splendente come un cristallo, bella di ordine e di civiltà, degnà di tutte le anime giovani e capaci di ideale.
C'è bisogno di dirlo? Sì! perché c'è già chi in buona fede vagheggia ad armeggia, ad esempio, per un corso Vittorio Emuele tutto nello stile neoclassico d'una delle case che ti prospettano, ottimo, a quanto pare a costoro per gli... uffici che gli ingegneri preconizzano per il centro, ottimo per diventare modello di ele-
menti ad una grande produzione edilizia. Trovata bellissima per far schiattare dalle risa tutti i popoli civili che guardano a questa Italia che si ostina a voler fra l'avvenire rifacendo male il passato, cosa che porta una scaloga fortissima, poiché gli antichi si vendicano spietatamente delle imitatizioni.
Ma possibile — mi può chiedere taluno — che un artista preconiza un'architettura solo ubbidiente ad elementi fissi, che presenda dalla fantasia, ecc. ha? Rispondo: ogni grande stile ha istituito i suoi elementi fissi, e comel altriamenti non lo si riconoscerebbe. Ogni grande opera architettonica di portata urbanistica è frutto di elem-niti fissi. Il colonato di S. Pietro non è un campionario di colonne fantasia! L'ispirazione lirica dell'architetto non si misura a frenzoli.
Una grande città nitida ed ordinata sarà tutta, essa stessa, una grande opera d'arte ed avrà i suoi spazi, dove vere operе d'arte (sculture, pitture) eserciteranno tutta la loro emozione; ma non scambiama — per assudre nostalgiae — con opere d'arte stante brutte statue delle nostre piazze, con ambienti d'arte tante catapecchie di corso Vittorio Emuele, di corso Venezia, ed molte altre strade; né con l'arte tante case-infociate di ornati di cemento ed di pietra! Certo che anche in nome del mondo si son compinti altrettanti delitti, ma peggo se non compirimano se un controllo chiaroveggene, ispirato severo, senza transazioni non verrà esercitato in nome di una competenza e di una convinzione di uomini responsabili.
Gli italiani del passato hanno compinto chiaro-ticamente cose supreme, imprime eroiche. Si pensi all'enormità stessa, veramente eroica, dell'impresa del Duomo in paragone alla piccola Milano d'allora. Noi dovremo solo fare delle imitatizioni, dei ritocchi? Non saremo nemmeno degni di concepire impegni più grandi? D'essere all'altezza del coraggio degli antichi? «Perderemo» la ricostruzione? È in nome di questi nostri grandi predecessori che invochiamo d'essere messi alla grande prova. L'Italia nel passato ha subito nelle sue città le devastazioni più crudeli; ogni volta gli italiani han rificidato più miracolosamente di prima, a conforto e stupefazione del mondo. Sono fatti questi e non parole. Ancora — ci chiediamo — o non più?
Tutte queste considerazioni mi sono venute in conseguenza delle adunanze degli ingegneri. Non sono critiche, sono opinioni dedicate a coloro che finora più profondamente di tutti si sono impegnati per la sola cosa che ora si possa fare, prepara la ricostruzione. Fra essi sono uomini che già conoscervo ed amavo, degni della più grande fiducia, fra essi si ho conosciuti altri che per doti di cuore e d'intellettore hanno subito destato in me simpatica, stamina, attaccamento. Se essi non hanno ancora in pugno la ricostruzione di Milano l'hanno nel cuore e nell'amore per questa nostra cara, generosa città, piena di avvenire.
GIO PONTI
NEI PROSSIMI FASCICOLI INIZIEREMO UNA EMOTIVANTE SERIE DI DOCUMENTAZIONI STATISTICHE
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UN PROGRAMMA DEGLI ARCHITETTI PER LE SCUOLE
Scuola all’aperto a Ville S.¹ Quentin.
I lettori han plaudito ed han seguito la nostra campagna per le scuole, per la ricostruzione della scuola. Essa procederà, se le condizioni lo concederanno, gagliardamente con articoli di specialisti, non architetti soltanto, ma di studiosi, di sociologhi, di insegnanti.
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Ora accompagniamo il “panorama della bella scuola” con quello che noi vediamo come un “programma degli architetti” per la scuola.
Esso si riquadra nel complesso di prestazioni da noi tante volte espresso su “Stile”, come partecipazione fondamentale degli architetti alla ricostruzione.
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È vecchia e ripetuta la mia accusa. Le brutte irrazionali case novecentesche son effetto della mancanza di testi esatti di costruzione moderna.
I migliori architetti progettano il 5% di quel che si fabbrica: nelle opere immense della ricostruzione ne progetteranno ancor meno. Elementi ottimi fra gli architetti sono ancora troppo giovani e impreparati e perduti in astrattezze e divertimenti mentali.
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La istituzione di “testi” per la costruzione è indispensabile. Nei precedenti articoli s’è sognalato il numero immenso di scuole e di aule che occorreranno per riattrezzare la scuola in Italia e per portarla ad un concreto grado di civiltà collettiva.
Saranno asili, scuole rurali, scuole cittadine elementari, scuole speciali, scuole medie, scuole industriali e d’arte, scuole artigiane, scuole superiori.
Ma se per talune scuole importanti si ricorrerà, per con-
Grandi finestre, o pareti a vetrata, pitture e disegni sui muri, sedie raggruppate attorno ai tavoli siano le proprietà capitali delle scuole dedicate alla prima infanzia, ove l’insegnamento deve essere allegro, chiaro e familiare. A sinistra: asili in Svizzera (Zurigo, Friesenberg). A destra: scuole materne in Francia (Vanves e Cachan).
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UN PROBLEMA PER LA RICOSTRUZIONE: LA SCUOLA
corso o incarico, agli specialisti, chi costruirà il numero infinito di scuole da ricostruire in Italia?
S’è detto che questo è un problema di primo piano nella ricostruzione, non inferiore a quello dell’abitazione. S’è detto che per abitare ci si può arrangiare anche individualmente; ma per risolvere il problema della scuola non ci si può arrangiare secondo iniziative individuali. Questo problema fondamentale e imprescindibile, legato alla vita dei bimbi e dei giovani, “che non possono perdere l’istruzione” è uno di quei problemi che ci mettono subito davanti alla realtà della situazione.
Quale è questa situazione?
1) Necessità grandissima di edifici.
2) Necessità di edifici sufficienti e civili, non sbagliati, cioè, ma didatticamente funzionanti, collegati ad un ideale di civiltà risorgente dalle rovine. Igiene, didattica, ordine, attrezzatura, spazio, luce.
3) Mezzi ristrettissimi.
4) Una industria che fornirà elementi d’edilizia standardizzati e unificati e prefabbricati in enormi serie al minimo prezzo.
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Ed allora?
Quali conseguenze tireremo da ciò?
Sarà concesso che uffici improvvisati, architetti ed ingegneri e geometri e capomastri non aggiornati, sciupino il poco denaro che avremo per fare scuole sbagliate, per sprecare denaro, mano d’opera, materie prime con progettazioni diverse l’una dall’altra, antiquate, balorde, ignoranti, capricciose, con metodi di costruzione antieconomici, superati, con impiego di elementi fuori serie, prodotti a mano ecc. ecc?
Ed allora?
Costoro ci possono chiedere: “come” dobbiamo allora costruire queste scuole? quali sono i testi ai quali riferirci? quali le misure esatte? quali le attrezzature necessarie? quali gli orientamenti solari esatti? quali i metodi costruttivi e strutturali più economici e rapidi? quali gli elementi che l’industria produce e che dobbiamo impiegare? come e dove li troviamo? come li adoperiamo? come li componiamo? quali le loro dimensioni? quali le caratteristiche esatte di progettazione di questi edifici? come facciamo ad uscire dal pressapoco, dall’improvvisato, dall’arrangiarci? Come preparare con le scuole i loro successivi sviluppi di fabbrica?
A queste domande debbono rispondere i testi. Questi testi debbono farli architetti ed ingegneri, pubblicarli e sollecitarli editori come Hoepli, Domus, Garzanti, Görlich, Vesta che si avviano a queste categorie e tutti quanti gli altri editori che pensano di avviarvisi. Debbono essere testi serissimi ed esaurienti.
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Oggi che possiamo fare per la ricostruzione se non prepararla?
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E come prepararla meglio che non dandole i progetti esatti?
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Bambini e piante, bambini e acque, vivono in bella vicinanza. Nella scuola i bambini non abbiano mai a dimenticare le vacanze, e la natura che essi amano e godono per prima. I bambini devono correre a scuola da soli. E l’arredamento sia già esso tale da “aiutare il bambino a fare da sé”. (Scuole e asili a Vienna).
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QUESTE PAGINE CONTINUANO LA NOSTRA “CAMPAGNA PER LA SCUOLA” INIZIATA COL FASCICOLO DI LUGLIO