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PUBBLICAZIONE BIMESTRALE. CONTO CORRENTE CON LA POSTA. VITORIO GRASSI ARCHITETTURA E ARTI DECORATIVE RIVISTA D'ARTE E DI STORIA CASA EDILTRICE D'ARTE BESTEII E TVMMINELLI MILANO - ROMA ANNO I · MCMXXII FASC. V · GENNAIO· FEBBRAIO
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PUBBLICAZIONE BIMESTRALE. CONTO CORRENTE CON LA POSTA. VITORIO GRASSI ARCHITETTURA E ARTI DECORATIVE RIVISTA D'ARTE E DI STORIA CASA EDILTRICE D'ARTE BESTEII E TVMMINELLI MILANO - ROMA ANNO I · MCMXXII FASC. V · GENNAIO· FEBBRAIO
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SOMMARIO DEL V° FASCICOLO PIETRO EGIDI: Appunti su alcune costruzioni di Siria e di Palestina, con 7 illustrazioni. GUSTAVO GIOVANNONI: Tra la cupola di Bramante e quella di Michelangelo, con 22 illustrazioni. MARCELLO PIACENTINI: Architetti contemporanei: Ettore Fagiuloi, con 38 illustrazioni. ROBERTO PAPINI: Vetrate, con 13 illustrazioni. Notiziario. Cronaca dei monumenti: (G. GIOVANNONI); con 1 illustrazione. Concorsi: Il concorso per il nuovo braccio del palazzo comunale di Padova (M. PIACENTINI) con 27 illustrazioni. Notiziario d’arte moderna: Concorso per la sistemazione delle adiacenze della piccola stazione che sorgerà nel quartiere della Balduina in Roma e per i progetti di alcuni edificii che dovranno elevarsi in quella località, con 1 illustrazione. Bollettino bibliografico: (G. GIOVANNONI - C. CECCHELLI). Commenti e Polemiche: Dagli Statuti della Reggenza del Carnaro - Per Villa Mattei.(x) NEL VI° FASCICOLO G. Q. GIGLIOLI: La tomba di C. Munazio Planco a Gaeta. — GUIDO ZUCCHINI: Disegni di Antonio di Vincenzo per il campanile di S. Francesco di Bologna. — M. PIACENTINI: Arte italiana nel Nord-America — G. TORRES: La villa Papadopoli di Brenno del Giudice e Guido Cadorin. — LIVIO SANTACROCE: Uno studio di edilizia dell’architetto Wenter Marini. — NOTIZIARIO: Cronaca dei monumenti. (G. GIOVANNONI e I. C. GAVINI). — Concorsi: Per il pensionato Artistico Nazionale (M. P.) — Notiziario d’Arte Moderna. — BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO. (R. PAPINI, G. GIOVANNONI, M. PIACENTINI, C. CECCHELLI) — COMMENTI E POLEMICHE (x). COMITATO DI REDAZIONE: Direttori: GUSTAVO GIOVANNONI - MARCELLO PIACENTINI Segretario di redazione: CARLO CECCHELLI Redattori: ARNALDO FOSCHINI - GIULIO QUIRINO GIGLIOLI - VITTORIO GRASSI - GIUSEPPE LUGLI - ROBERTO PAPINI REDATTORI CORRISPONDENTI IN TUTTE LE CITTA ITALIANE ED ALL’ESTERO. DIREZIONE: ROMA, Via Michelangelo Caetani, 32, Palazzo Mattei. --- Italia e Colonie --- Abbonamento a 6 fascicoli --- . . . . . L. 150,— --- America del Sud . Germania --- Fascicolo separato --- . . . . . „ 30,— --- Austria - Romania, ecc. --- America del Nord - Inghilterra --- Abbonamento a 6 fascicoli --- . . . . . Fr. 150,— --- Belgio - Francia - Svizzera --- Fascicolo separato --- . . . . . „ 30,— --- Spagna, ecc. --- AMMINISTRAZIONE: MILANO, Viale Monforte, 20. Gli abbonamenti si ricevono presso tutte le sedi della Casa editrice BESTETTI & TUMMINELLI: MILANO — Viale Monforte, 20 Telef. 29-16 FIRENZE — Pal. dell’Arte della Lana Telef. 43-06 ROMA — Via Mich. Caetani, 32 (Pal. Mattei), „ 37-97 NAPOLI — Via D. Morelli (già Via Pace), 14-16 VENEZIA — Piazza S. Marco „ 1-16 PALERMO — Corso Vittorio Emanuele, 359
Fig. 1 - GERUSALEMME: PORTA DI DAMASCO. APPUNTI SU ALCUNE COSTRUZIONI DI SIRIA E DI PALESTINA Nelle costruzioni mussulmane posteriori al secolo XIII, specialmente in Siria e in Palestina, frequente è l’uso, come elemento decorativo, di grosse borchie rotonde più o meno aggettanti dal muro. Basterà ricordare le porte – prima tra tutte, la porta di Damasco (fig. 1) che gli arabi chiamano Bab el Amud, porta delle colonne – della presente cinta di Gerusalemme, costruita da Solimano II nell’anno 947 dell’Egira (1540-41), le mura della cittadella di Aleppo (fig. 2), quelle del sec. XVII del porto di Giaffa, quelle del Kalaat al Chaizar di Larissa $^{(1)}$, quelle moderne di Alessandria. Quest’elemento decorativo ha una riconosciuta origine costruttiva ed è uno dei più interessanti esempi nella storia dell’Architettura di derivazione secondaria di forme dalle strutture. In molti edifici di secoli anteriori, massime nelle città marine di quelle regioni, si trovano spesso alternate a file di grosse pietre più o meno accuratamente squadrate, file di colonne stese trasversalmente nella grossezza del muro, in modo che affiorando formino serie di borchie rotonde. Notevolissimi esempi ne restano nelle parti conservate delle torri che chiudevano l’ingresso dei porti di Gebeyl (l’antica Bi-
Fig. 2 - ORNATO DEL MURO DELLA CITTADELLA DI ALEPPO (dal Dussaud) blos) e di Tiro (2); nella torre del porto di Laodicea (fig. 3), oggi Lataqyéh, di fronte all’isola di Cipro (3) e nei ruderi del castello che sorgeva nella lingua che chiude a mezzogiorno il porto di Cesarea, da me fotografati nell’estate del 1920 (fig. 4 e 5). Per quel che si può arguire da quanto è rimasto, almeno nella parte inferiore, ogni due file di grosse pietre a rozzo bugnato disuguale, collegate con abbondante malta biancastra, che formavano il parametro esterno, correva una fila di colonne, differenti fra loro per la qualità della materia e pel diametro. Esse oltrepassavano lo spessore del parametro, e servivano essenzialmente, comegli antichi diatoní, a collegarlo colla muratura tumultuaria che esso copriva. Non pare invece che fossero adoperate nella parte più alta dell’edificio. I grossi blocchi di questa che giacciono vicino alla base, a quanto pare rovesciati dalla mano degli ultimi desolatori di Cesarea, i turchi di Malik al Ashraf nel 1291, i quali vollero così allontanare per sempre il pericolo di un afforzamento dei cristiani nella città, non hanno colonne incastrate nella muratura. Ed è naturale, trattandosi di materiale pesante, difficile a trarre in alto, ed essendo sufficiente il loro impiego nella parte infe- riore, cui si voleva conferire la maggiore solidità. A Cesarea stessa lungotutta la riva del porto, sulla sabbia o nelle basse acque, a centinaia si contano ancora oggi i fusti di colonne, quasi certo già infisse negli edifici medievali, sgretolati dall’incessante erosione delle onde marine (4). Un numero notevolissimo anzi ne fu adoperato a colmare gli interstizi tra alcuni scogli che s’avanzano nel mare in due punti della riva, si da servire da molo: uno, il più notevole, è ancora oggi la maggiore, anzi l’unica difesa settentrionale del piccolo porto. Non v’ha dubbio che qui, come altrove, tutti questi fusti provenissero dagli antichi monumenti. Ce ne fanno fede la floridezza e lo splendore delle città della costa siriaca negli ultimi tempi pagani e nei primi dell’era volgare; ed è del resto ben noto quanto sviluppo avesse in esse la costruzione a colonne, rispondente all’abbondanza di pietra da taglio propria della regione e caratteristica permanente della sua architettura. Ma quando e da chi si è cominciato a valersi di talì elementi a robustamento delle Fig. 3 - TORRE DEL PORTO DI LAODICEA (dal Dussaud)
Fig. 4 - CASTELLO DI CESAREA: TORRE DELL'ANGOLO SUD-EST. murature? Quale periodo costruttivo ha, così sistematicamente, adottato un tale procedimento? A tali quesiti si è quasi sempre finora risposto con l’attribuzione ai Crociati, che è stata senza discussione ammessa, salvo qualche dubbio espresso dal Renan timidamente e poi, più esplicitamente, dal Dussaud, il quale faceva notare che un simile metodo non fu mai usato in Europa, e invece si ritrova in Tunisia, a Mahdiyya, in opere certo musulmane. A dirimere senza alcun dubbio la quistione varrà una testimonianza documentaria, cui non si pose sufficiente attenzione. Il viaggiatore palestinese Moqaddasi, vissuto intorno al 960, nella sua descrizione dell’impero musulmano narra in che modo e in qual momento fosse costruito e fortificato il porto di Akkâ (Acri o S. Giovan d’Acri): « Akkâ, città fortificata sul mare.... Non era fortificata nel modo che è ora, finché la visitò Ibn Tûlûn (signore dell’Egitto, della Palestina e della Siria dall’868 al- l’883), il quale, avendo visto le difese di Tiro e il suo porto circondato da un muro, desiderò fornire anche Akkâ di un porto simile. Riuniti tutti gli artefici della pro- vincia, propose loro quell’impresa; ma gli fu detto: « Non vi è alcuno capace di fare una costruzione sull’acqua al tempo nostro ». Poi gli fu fatto il nome di no- stro nonno Abû Bekr al Bannâ’ (il co- struttore), e gli fu detto: « Se uno vi è che sappia far ciò, lui è quello ». Allora egli scrisse al proprio funzionario, che era al governo di Gerusalemme, di farglielo venire, e quando gli fu giunto innanzi, e fu informato della cosa, quegli disse: « È cosa facile. Mi si diano delle travi di sico-
Fig. 5 - CASTELLO DI CESAREA: TORRE DEL LATO MERIDIONALE. « moro grosse ». E le dispose in fila sulla su- « perficie del mare secondo la misura della « fortezza di terraferma, e le saldò una al- « l’altra, facendovi una gran porta verso « occidente, poi comincì a costruirvi sopra « con pietra e calcina: ogni volta che aveva « costruito cinque serie di pietre, le rile- « gava mediante grosse colonne per forti- « ficare la costruzione. Man mano che le « travi acquistavano peso, calavano: finché, « quando Abù Bekr capiva che esse si erano « posate sulla sabbia, le lasciava un anno in- « tero, finché avessero acquistato stabilità; « poi tornava a costruire al punto in cui ave- « va lasciato. Ogni volta che la costruzione « giungeva al muro antico ve la incorpo- « rava, saldandola con esso. Poi collocò un « ponte al disopra della porta. Le navi ogni « notte entrano nel porto e viene tirata la « catena, come a Tiro. Mio nonno dal « sultano ebbe in compenso del lavoro mille « dinars, vesti d’onore, cavalli e il suo nome « fu inciso sulle mura da lui costruite »(5). La testimonianza annulla ogni dubbio: il sistema di incorporare trasversalmente al muro colonne che servissero da catena (fos- sero colonne a base poliedrica a bella po- sta tagliate, o colonne a base circolare, tro- vate nelle rovine degli antichi monumenti) era noto ai costruttori arabi del secolo IX. Ed era quello il tempo in cui già le grandi devastazioni dei fastosi edifici classici sotto la furia barbara dei persiani (616) e degli arabi della prima conquista (637) già erano avvenute, sicchè ben più che non ora si avevano sottomano innumerevoli resti di pietre squadrate, di fusti di colonne d’ogni misura e di ogni qualità da utilizzare alla rinfusa con poca fatica. Ancora nella metà dell’XI secolo una sicura testimonianza se
Fig. 6 - CASTELLO DI CESAREA - LATO SETTENTRIONALE. ne ha nelle parole dello scrittore persiano Nâsîr-i-Hosraw $^{(5)}$: « Nella provincia di Siria la terra è seminata di più che cinquecentomila colonne, capitelli, o fusti: nessun sa a che cosa esse abbiano servito nè donde siano state portate là ». Questo dato così importante sembrerebbe dimostrarsi che ancora in quel periodo la utilizzazione di detti materiali non fosse tanto diffusa; ed invero non è improbabile che la sistematica adozione del sistema abbia avuto luogo da parte degli Arabi più particolarmente quando, sotto gli imperatori Macedoni ed i Comneni ritornato aggressivo l’impero d’Oriente, dovettero le coste siriache esser munite in fretta di grandi opere di fortificazioni. Ma non vogliamo sofisticare. Limitandoci al problema costruttivo, ci basta accennare come, sebbene non manchino in costruzioni di Asia Minore, ad es., in Aia Soloul o di Salonicco, o in Constantinopoli, esempì in costruzioni a colonne incorporate, ancora, mancando ogni vera dimostrazione che quelle murature siano bizantine, non può trarsi nessuna ipotesi che derivi tale foggia di costruzione dalla tecnica bizantina. Nei riguardi della così diffusa attribuzione ai Crociati, le conclusioni negative invece si presentano con una attendibilità prossima alla certezza. Se si rifletta che in nessuno degli edifici certamente e interamente crociati nè a Margat (a. 1220), nè ad Athlit (a 1218, fig. 7) nè a Tortosa (sec. XII), nè al Krak dei Cavalieri (sec. XIII in.), nè al castello di Beaufort (sec. XIII) apparisce mai usato quel metodo, neppure come elemento decorativo; se si rifletta che da tutti questi edifizi risulta chiaro come
Fig. 7 - ATHLIT: UNA DELLE MURAGLIE ESTERNE. gli artefici occidentali abbiano trapiantato in Oriente senza quasi mutamenti i loro sistemi di fortificare e di costruire – quasi sola innovazione l’uso più frequente del rozzo grossolano bugnato che risparmiava il tempo necessario alla pulitura del paramento; se si rammenti per contro che anche fuori di Siria gli arabi dovunque furono (in Egitto, in Tunisia) ne fecero uso; se si ricordi infine che le fortificazioni incatenate con le colonne appartengono alle città marittime (Cesarea, Tiro, Gebeyl, Laodicea) che sappiamo esser state fortificate dagli arabi avanti alla prima crociata o durante le guerre coi crociati tanto che solo con gran fatica e dopo lunghi, sanguinosi sforzì i cristiani poterono impadronirsene; si è tratti a concludere come probabilis- simo che quei resti appartengano alle fortificazioni precrociate piuttosto che alle crociate. Per Cesarea mi pare si possa aggiungere qualche altro argomento. Per quanto io abbia cercato nei grossi blocchi che compongono o che componevano il paramento della torre, non ho trovato alcuna di quelle sigle che gli scalpellini franchi incidevano nelle pietre da loro lavorate. Assenza significativa, come significativa l’assenza di qualsiasi colonna nella cinta che attorno alla città fece murare re Luigi IX nel 1251-52. Essa nelle sue linee fondamentali è intatta, e in special modo conservata la parte inferiore ove le colonne avrebbero trovato utile impiego: la muratura è invece in piccole pietre squadrate senza troppa cura,

Questa rivista bimestrale d'arte e di storia, pubblicata da Bestetti e Tummminelli, presenta articoli su architettura, arti decorative e storia dell'arte. Il fascicolo V del 1922 include "Appunti su alcune costruzioni di Siria e di Palestina" di Pietro Egidi, un'analisi della cupola di Bramante e Michelangelo di Gustavo Giovannoni, e un profilo di Ettore Fagioloi di Marcello Piacentini. Vengono inoltre trattate vetrate, monumenti, concorsi di architettura e notizie d'arte moderna, con un bollettino bibliografico.