Excerpt
First pages of the volume, freely accessible.
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STILE
ARCHITETTURA ARTI ARREDAMENTO
RIVISTA PER LA RICOSTRUZIONE
E PER LA CASA DI DOMANI
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QUESTO FASCICOLO IMPOSTA UNA QUESTIONE EMOZIONANTE: LA SCUOLA, DALLA CASA, DALLA SCUOLA, DAL LAVORO DIPENDERA IL NOSTRO AVVENIRE
In questo fascicolo: Scritti di Valery. Van Gogh, Lawrence, Rubino Rubini, Beniamino Dal Fabbro, Giancarlo Pozzi, Alberto Savinio. Articoli di Carlo Brocca. Gio Ponti, Armando Melis, Alberto Sartoris, Agnoldomenico Pica. Carlo Enrico Rava, Pietro Giulio Bosisio. Opere di Adalberto Libera. Orlando Orlandi, Paolo Vietti Violi, Fede Cheti, Mario Dal Fabbro. Opere d’arte di Campigli, Fontana, Fasan, Pancheri.
Gurzanti - Editore - Milano - N. 42 Giugno 1944 - Spedizione in abbonamento postale - Gruppo III Milano
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22. Serra-Cecchelli: Partecipazione italiana alla Mostra d'Arte Bizantina a Parigi. Roma, Libreria dello Stato, in-16, br. pag. 27 con 16 tavole. (1) L. 25
23. Catalogo Uffic. della 1ª Mostra Veneta dell'Artigianato. Treviso, 1928, in-16, br. pag. 110, con 54 illustr. f.t. (3) L. 20
24. Catalogo Uffic. della Sez. Storica dell'Arte. Guida illustr. al Castello Feudale del Sec. XV. Torino, Bona, s.d. pag. 168 con molte illustr. nel testo. (4) L. 35
25. Urbini G.: Disegno storico dell'Arte italiana dal Sec. I a tutto il XIX. Torino, Paravia, 1915, in-16, ril. tela, pag. 451, con numerose inc. nel testo. (5) L. 80
26. Canella R.: Stili di Architettura. Milano, Manuale Hoepli, 1914, pag. 138, con 114 illustraz. e 64 tavole f.t. (10) L. 60
27. Bougot A.: Essai sur la critique d'art. Ses principes, sa méthode, son histoire en France. Paris, Hachette, s. d. in-8, br. pag. 384, Copert. strappata. (14) L. 30
28. Catalogo della R. Pinacoteca di Torino con 23 ripr. fotogr. Torino, Bona, 1909, in-8, br. pag. 179. (22) L. 40
29. Catalogo Uff. della IV Espos. Triennale delle Arti decor. ed industr. mod. Milano, Ceschina, 1930, in-8, br. pag. 318 e 61 illustr. fuori testo. (27) L. 75
30. Volbach, W. F.: Les Ivoires du Moyen Age, Paris, Crès, 1923, in-8, bodon., pag. 65 con 55 illustr. (29) L. 65
31. Germain Bapst.: Les Métaux dan l'Antiquité et au Moyen Age. L'Étain avec 11 planches hors texte. Paris, Masson, 1884, rileg. M. pelle, dorso a cord. e piatti di tela rossa. pag. 330 L. 200
32. Testi-Rodolico: Le arti figurative nella Storia d'Italia - Il Medio Evo, Firenze, Sansono, 1907, in-8, br. pag. 711 con 572 illustr. intonso. (34) L. 225
33. Brusin G.: Guida storica e artistica di Aquileia. Udine, Le Panarie, 1929, in-16, br. pag. 322 con 241 fig. nel testo e una pianta L. 40
34. Cavallucci J.: Manuale di Storia dell'Arte. Vol 2º Arte mediev. Firenze, Le Monnier, 1896, in-16, pag. 370. dorso spacc. (39) L. 20
35. Ricci C.: L'arte in Italia. Il Veneto. Bergamo, Ist. di Arti Graf. 1911, in-16, ril. tela, pag. 148 con 258 fig. nel testo. (40) L. 35
35 a. come sopra: Emilia e Romagna, Bergamo, c.s. 1911, in-16 ril. tela, pag. 123 con 198 fig. nel testo. (41) L. 35
36. Catalogo Uffic. della 3ª Mostra Intern. delle Arti Decor. nella Villa Reale di Monza, Milano, Ceschina, 1927, in-16 br. pag. 117, con 80 tav. in nero f.t. (43) L. 45
37. Melani A.: Pittura Italiana Parte Iª Pittura italiana prim. Etrusca, italo-greca, romana, di Ercolano e Pompei, cristiana delle Catacombe ecc. Milano, Manuale Hoepli, 1885, pag. 164 con 38 tav. di cui una a color. e 9 fig. nel testo (44) L. 25
38. Dieulafoix M.: Histoire générale de l'Art. Espagne et Portugal. Paris, Hachette, 1913, in-16, ril. tela, pag. 415 con 745 illustr. nel testo. (Ars Una), (46) L. 100
39. Melani A.: Manuale dell'Ornista. Manuale Hoepli, 1905, con 23 tavole a colori. Per miniatori, calligrafi, pittori d'insegne c.c. (47) L. 45
40. Garneri A.: Gli ordini di Architettura di G. Barozzi da Vignola, accresc. di un dizion. dei termini di archit. Terza ediz. ital. e franc. Roma, Garneri, 1902, in-16, br. pag. 152 con 38 tav. e 73 fig. interc. nel testo. (48) L. 25
41. Reinach S.: Apollo. Storia generale delle Arti plastiche. Terza ediz. ital., Bergamo, 1909, in-16, ril. tela, pag. 357 con 649 fig. interc. nel testo (50) L. 100
42. Rooses M.: Histoire générale de l'Art. Flandre. Paris, Hachette, 1918, in-16, ril. tela, pag. 349 con 656 fig. nel testo e 4 tricer. (51) L. 100
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LA RICOSTRUZIONE È PERICOLOSA
Quando scoppierà la pace — come dice Le Corbusier — allora balzeranno le forze della ricostruzione. Sarà una lotta. Tutti prenderanno la parola insieme. Come in un naufragio all'inverso, la gente si butterà ad afferrare la prima cosa che capita.
Noi ci immaginiamo che la pace sia pacifica, che sia riposo. Errore. Darà da fare a tutti, sarà una battaglia.
Due tendenze vi scaturiranno, coscienti ed anche inconscienti: fare ciascuno per conto proprio, fare tutto come prima. La ricostruzione, appena nata, cadrà in lotta fra queste due forze. Guai se soccombe.
La ricostruzione preme al paese come all'individuo la scelta della carriera. Se fallisce, rovina l'avvenire di una generazione di lavoro, di idee, di sacrifici, di mestieri, di arti. E se fallisse, non ha fallisce una guerra, non ha nemmeno il limite della sconfitta che la arresti.
La guerra nel paese ha fatto i vuoti. Davanti alle mutilazioni noi diciamo: "è la guerra". Davanti alle deformazioni diremo: "è la pace"?
Gli errori della pace saranno nuovi, freschi, solidamente pianati, prepotenti.
La pace non smobilita. Tutto rimane in piedi, per chissà quanto. Tanto più ora che — a tutto il mondo — è dato di gettare, d'un colpo, su un campo sgomberato d'un colpo, la faccia nuova del paese per un lungo avvenire.
Ricostruire ora è impresa stupenda e delicata, è l'attuazione immediata di un piano meditato. Abbiamo l'occasione, la sorte, qui, di costruire all'Italia la più bella scuola, il più bello ospedale, il più bel quartiere, il più bel paesaggio d'Europa, o di sfigurarla del tutto.
La ricostruzione è una gara di civiltà; non mettiamo impacci alla inventiva e alla intelligenza, quando vi sono già nei mezzi e nei materiali. Seguiamo la tradizione più pura, che non è mai storia di rifacimenti ma di superamenti; e la libertà più intelligente, che non è mai disunione ma è unificazione di mezzi per avvicinare i fini alla portata di ognuno.
La ricostruzione è la prova ultima della nostra validità collettiva; è il nostro paragone con il mondo attuale. È la giustificazione della guerra; e lo spettacolo grande che occuperà tutti i paesi che la guerra hanno sostenuta e subita.
STRUCTOR
STILE
ARCHITETTURA ARTI ARREDAMENTO
RIVISTA PER LA RICOSTRUZIONE E PER IL CASA DI DOMANI
Direttore: arch. GIO PONTI
Garzanti Editore - Milano, Via Filodrammatici 10
UN ANNO L. 210
Architetti, ingegneri, artisti e artigiani, studenti d'architettura e d'ingegneria L. 200
UN FASCICOLO L. 21
Dir. e Red.: Milano - Via A. Saffi 24 - Tel. 42.500 - Ammin.: Milano - Via Filodrammatici 10 - Tel. 17.754 - 17.755
Concessionaria esclusiva per la pubblicità: UNIONE PUBBLICITA ITALIANA S.A.
Milano, Piazza degli Affari. Palazzo della Borsa - Telefoni da 12.451 a 12.457 e sue succursali.
AFFRONTIMO IL PROBLEMA DELLA SCUOLA
Verso la scuola esatta
Dice Gatti che se il problema dell'abitazione, cioè della costruzione della casa, è il primo della ricostruzione, il più grande ed urgente, il problema della scuola — cioè della costruzione della scuola — non è il secondo, come si può pensare, ma sta a pari di quello.
Infatti bene o male ciascuno, per forza di cose, si saprà trovare anche individualmente un alloggio, intanto che il problema dell'abitazione sarà affrontato in pieno. Chi si farà ospitere, chi cambierà regione, chi disenterà la città, chi si stringerà, ecc. ecc. Ma il problema della scuola non si potrà risolvere individualmente né si potrà ritardare. Esso diventa quindi, in quanto a ricostruzione, un problema altrettanto di primo piano quanto quello della casa.
Se dobbiamo istituire una gerarchia fondamentale della ricostruzione possiamo proporre questa: casa e scuola e impianti industriali (vita, educazione, lavoro) poi ospedali, poi il resto. Affronteremo prossimamente anche il problema della costruzione industriale nella "ricostruzione". Intanto apriamo queste nostre pagine — affiancandole al problema della casa — al problema della scuola, che architettonicamente parlano, è poi il problema della costruzione della scuola.
Esso va impostato in questi termini: poiché molte scuole saranno da ricostruire e molte saranno da costruire, dato il deficit del nostro paese al riguardo, occorre dare una attrezzatura progettistica a tutti i comuni od enti che dovranno costruire scuole.
Non è concepibile infatti che costruendo o ricostruendo le scuole ci si rifaccia a progetti e procedimenti superati e si ripetano così degli errori, degli inconvenienti, e delle insufficienze constatate, o che, pur dovendo risolvere le scuole nel loro problema edilizio non si abbiano i termini per una costruzione economicamente esatta oltre che didatticamente esatta.
Noi non possiamo, oltre che non dobbiamo, sperperare più. L'errore edilizio non deve essere più ammesso. La ricostruzione sarà ritardata e resa difficile e sarà disastrosa se non ricostruiremo edifici esatti sotto tutti i punti di vista.
NESSUN SOLDO DEVE ESSERE CONCESSO ALLA RICOSTRUZIONE SE NON VI SARÀ GARANZIA DI ESATTEZZA COSTRUTTIVA NEL SENSO ECONOMICO ED IN QUELLO FUNZIONALE. La bellezza verrà da se, implicita, se si obbedirá a questi canoni.
Noi dobbiamo avere la casa esatta, l'opificio industriale esatto, la scuola esatta, poi anche il resto esatto. Noi non ci preoccupiamo dell'architettura sotto le etichette estetiche (stile) o cronologiche (modernità), noi affermiamo che dal concetto di architettura esatta, e dall'impegno di raggiungere sorgerà una vera, una grande architettura. Un elemento di civiltà, anzi una civiltà che riscatterà gli orrori sofferti con la guerra.
Ma tornando alla scuola vediamo quale possa essere l'impostazione di questo problema. Secondo noi esso deve riflettere tre aspetti: quantitativo, qualitativo, programmatico.
Aspetto quantitativo
Esso deve determinarsi a mezzo delle statistiche. In questo volume di Stile noi inauguriamo una prima pagina di statistiche. Gli italiani vanno ancora educati alla statistica, alla lettura, all'interesse per la statistica. Essi arricciniano il naso davanti a numeri e diagrammi: certi, che si reputano intelligenti, si rifutano per pigrizia di leggere i numeri che sono un mezzo di espressione, eloquente e rivelatore, che supera forse tutti gli altri. Noi italiani siamo dei non informati, dei male informati; ma la colpa è in noi perché non abbiamo il culto o la regola del "conoscere"; noi ripudiamo l'essere informati, non ci pare elegante: tutto un cammino deve essere percuro in questo senso.
Così ci stupiamo quando qualche numero ci arriva e ci dice crudamente come sono le cose. I nostri giornali, che sono da riromare a fondo, son diventati dei pessimi informatori: questa, che è la loro missione e morale, non è più servita da loro con competenza, approfondimento e apostolato. Noi ci auguriamo, (e le sapremo dare tutto il nostro contributo) una stampa informatrice degli italiani, che sappia educarli alle cifre ed alle situazioni, a saper davvero come va l'Italia, che possa (ecco l'arte giornalistica) rendere emozionante, accattivante, la lettura dei numeri, anche la lettura dei numeri.
NEL 1931 L'ANALFABETISMO IN ITALIA ERA RAPPRESENTATO DAL 21 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE SOPRA I 5 ANNI, CIOÈ DA CIRCA 8 MILIONI
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DI INDIVIDUI, DI CUI I MILIONE DAI 5 AI 10 ANNI.
Gio v. ol ire che esisteva concretamente un deficit di quasi 43.000 aule scolasti e (ogni aula calcolata per circa 30 allievi, riferendo questo cololo agli obblighi delle scuole).
Ma le statistiche dicono ancora che l'affollamento delle aule era nel decennio scorso di circa 50 allievi, cifra teorica che non ten conto dei turni degli studenti in una medesima aula ma che può essere sostanzialmente accettata come base per i calcoli e che fa ascendere ad oltre 20.000 le aule necessarie per ridurre il sovraffollamento. Si avrà quella cifra di 60.000 aule necessaria — GUERRA A PARTE — perché l'insegnamento (elementare) possa essere ritenuto, di norma, sufficiente, cifra che concorda all'incirca con le richieste ministeriali.
Ma noi dobbiamo aggiungere una considerazione: prevenendo la trattazione che faremo della impostazione generale didattica e sociale della scuola e della sua riforma, dobbiamo pur dire che non concepiamo che la scuola elementare in un paese civile, sia frequentata per tre o cinque anni soli: NOI DOBBIAMO FAR FARE AGI ITALIANI, A TUTTI, ALMENO OTTO ANNI DI SCUOLA, COME NEI PAESI PIÙ CIVILI.
Ecco allora che il problema quantitativo, GUERRA A PARTE, subisce un ulteriore incremento programmatico. Se consideriamo una media di popolazione scolastica elementare italiana di quattro anni, si vede che per portarla ad otto anni occorre aumentare ancora le aule, non quelle attuali ma le attuali completate dalla cifra di 60.000 che abbiamo visto.
Se giungiamo così alla necessità di costruire decine e centinaia di migliaia di aule, GUERRA A PARTE, un'altra statistica, che non possiamo avere ora, ci dirà quante altre distruzione nella Sicilia, nell'Italia meridionale e centrale, e in tante altre città della settentrione, si dovranno ricostruire. Supereremo le 120.000 aule da costruire? Io lo credo e la cifra apparirà tanto più ingente quando si pensi che il numero delle aule anteuerra era poco di più di 100.000. E che ne sappiamo poi delle scuole esistenti e deficienti? da bonificare architettonicamente? Siamo dunque davanti a problemi importantissimi quantitativamente, e che qualitativamente si ricollegano a impostazioni didattiche, sociali, igieniche, ideali, civili dalle quali non si possono disgiungere.
Aspetto qualitativo
Ora è possibile che sia affrontato questo immenso problema edilizio e tanto delicato, senza impostarne i termini qualitativi? E questi termini quali sono? Essi sono triplici: primo, una qualità spirituale collegata all'insegnamento; secondo, una qualità funzionale collegata alla vita scolastica ed all'igiene (che vuol dire educazione dello scolaro); terzo, una qualità economica della costruzione, che vaol dire costruzione esatta in rapporto a quelle altre due doti, e senza lo spreco di un centesimo.
Si tratta dunque di due qualità funzionali e d'une costruttiva: ciascuna in relazione alle altre. Tutte e tre si risolvono in qualità progettistiche della scuola.
La prima qualità deve essere in rapporto scolastico alla istruzione e ad una espressione architettonica dell'edificio (ordine, chiarezza, luce, semplicità) che la complete e cooperi cioè all'educazione spirituale attraverso l'ambiente.
La seconda qualità è in rapporto al funzionamento della vita scolastica: grandezza e numero delle aule, loro orientamento, loro illuminazione, diurna e serale, disposizione dei tavoli, aerazione, prospetto o apertura su giardini (scuola all'aperto), servizi, igiene, refezione, ecc. Se la prima qualità si riflette sulla educazione dello spirito e del contegno dello scolaro, la seconda concerne anche l'educazione delicile, mettendolo a contatto di impianti, materiali e servizi espressi dalla architettura che lo rendono edotto d'una aggiornata civiltà di assistenza.
La terza qualità si riflette particolarmente sulla economia nazionale, in relazione ad un programma di costruzioni e ricostruzioni scolastiche di tanto impiego. È ovvio che questo programma, se deve essere lasciato poi alla incapacità e impossibilità esecutiva tecnica particolari d'ogni centro abitato non lo si può neppure concepire: l'enorme maggioranza non è né edotta né aggiornata sul problema scolastico edilizio, né ha facoltà e possibilità d'aggiornarsi, né i mezzi per studiare a fondo questo problema.
Occorre dunque attrezzare l'Italia in questo campo, fornire i modelli costruttivi ad ogni centro, e studiare modelli in rapporto alle più civili esigenze ed ai più approfonditi procedimenti costruttivi. Noi arriviamo a concepire che devono essere elargiti a tutta Italia, dei progetti di scuole veramente perfetti, esatti: delle scuole esatte, che debbano costituire l'orgoglio della futura vita, scuole che ogni comune anche il più piccolo deve desiderare di possedere e di poter mostrare.
Dobbiamo attrezzare progettisticamente le costrizioni delle scuole, affinché l'Italia si attrezze in scuole.
Questo rientra in quel grande programma di attrezzatura progettistica che gli architetti e gli ingegneri debbono risolvere e che noi patrociniamo instancabilmente.
Mai, ci si può chiedere: credete che il problema della scuola sia soltanto un problema edilizio e da risolvere solo in questo campo?
Niente affatto. Se parliamo di edifici scolastici ciò dipende da due ragioni: 1º da schema architetti; 2º che l'architettura è concepita da noi come la sostanza di un'idea che si fa concreta.
Quindi queste nuove scuole che debbono concretare una idea della scuola, debbono essere la sostanza d'una idea riformatrice a fondo della scuola, idea che sarà essa pure studiata su queste pagine ed agitata in tutte le forme e nei suoi interrogati.
Questa idea ha queste basi: sviluppo grandissimo di asili (le madri vanno sollevate dalla cura dei bimbi), otto anni di scuola per tutti (e relative estensioni di programma): istituzione estesissima di scuole agricole, industriali, artigianali, e regolazione di afflussi proporzionati agli sviluppi nazionali rivelati dalle statistiche (informazioni¹); studi superiori riservati esclusivamente per merito agli alunni eccellenti (intelligenza²) e prosecuzione di carriere scolastica (vincolata al rendimento) a spese della Nazione: estrema severità e dotazioni culturali e scientifiche costantemente aggiornate nella scuola superiore, col concetto che attraverso la scuola superiore la Nazione cioè la comunità, non favorisce la carriera individuale, ma alleva e seleziona gli elementi che meglio debbono servirla e dirigerla. Prospettiamo la trasformazione delle università in collegi, ove convivano e cooperino insegnanti ed allievi (educazione); l'abolizione dei titoli professionali generali, sostituiti dal valore della provenienza dei laureati da scuole severissime e specializzate: la continuità degli studi: la concentrazione o la collaborazione dei centri di studio aziendali e l'equiparazione loro e degli studi professionali, intesi a costituire tradizioni collegate alle attività ed alla esperienza più viva, per formare gli uomini che occorrono.
Tutto questo programma che illustreremo sotto la specie architettonica deve essere completato da una attività complementare costituita: 1º da una grande stampa informativa quotidiana; 2º da una informatica statistica diffusissima; 3º da istituzioni di differenti nuclei industriali, artigianali, di vita, ecc.; 4º da un programma nazionale, un vero statuto, di esposizioni, mostre, viaggi, concerti, manifestazioni. 5º da un programma radio; 6º da una evoluzione a fondo dei programmi editoriali (traduzioni in edizioni nazionali di testi necessari alla attrezzatura della nostra civiltà); 7º dalla introduzione a fondo del cinema nelle scuole come metodo d'insegnamento (compito enorme per il cinema).
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Questa luminosa scuola di Gropius aperta con grandi vetrate sul verde, realizza con le sue aperture l'idiale della "scuola all'aperto:" guardate come magistralmente si "posa" nel paesaggio, creando un gioco stupendo di volumi: candidi e ben bilanciati nel campo dei prati. Questo è il nuovo "paesaggio moderno" che dobbiamo capire ed amare.