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e STILL o cilla e andamento $\mathcal{B}0 + \mathcal{P}0\mathcal{N}21$ Garzanti - Editore - Milano Spedizione in attenamento postale - Gruppo III N. 3 - Marzo 1941 - XIX
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e STILL o cilla e andamento $\mathcal{B}0 + \mathcal{P}0\mathcal{N}21$ Garzanti - Editore - Milano Spedizione in attenamento postale - Gruppo III N. 3 - Marzo 1941 - XIX
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AZIONE BENEFICA Tutte belle cose, ma sta di fatto che quando si vedono certe brutture ed incongruenze architettoniche, che turbano addirittura il carattere delle città e offendono la bellezza e il carattere di regioni e riviere stupende non si può — a buon senso — che ritenere provvidenziale anche un'intensificata azione critica. Ben venga dunque! Ogni onesto allarme critico sull'architettura contribuisce a far convergere una generale e responsabile attenzione sulle conseguenze disastrose che una cattiva attività edilizia può recare particolarmente in Italia. Il Minoletti è molto esplicito nel proporre la creazione sui giornali quotidiani italiani di rubriche critiche d'architettura. "Proponiamo che questa rubriche in modo continuativo, sistematico e obbiettivo adempiano per l'architettura alla stessa funzione cui adempiono le tradizionali ed al pubblico accettissime rubriche cinematografiche e teatrali. Proponiamo che gli autori di queste rubriche attendano al varco ogni costruzione, non una esclusa, nel momento in cui entra a far parte della vita cittadina per dar notizia al pubblico della sua nascita, per pubblicare i nomi dei suoi autori, per obbiettivamente giudicarla e classificarla, biasimarla o lodarla. "Le funzioni di educazione del pubblico — prosegue il Minoletti — di guida degli artisti di pubblicità positiva o negativa, di ammaestramento sia per il pubblico sia per l'artista giudicato, funzioni che sono comunemente riconosciute alle "recensioni" di libri, di film, di spettacoli teatrali, di concerti, di mostre di arte, debbono essere altrettanto riconosciute alle critiche di architettura. "Tanto più indiscutibilmente in quanto verso l'architettura l'interesse del pubblico, in questi ultimi anni, è andato sempre più convergendo da poter affermare che l'attenzione dei lettori è oggi attratta da questioni riguardanti l'architettura più di quanto ciò non avvenga per le altre arti. Le ragioni di questo maggiore interesse (anche trascurando ogni sottile ricerca spirituale) sono molto umane e possono essere grossolanamente ed immediatamente spiegate con il fatto che "architettura" significa per la maggior parte degli uomini "casa" e la casa occupa un posto tanto importante nell'animo di ognuno di noi da giustificare pienamente ogni interesse anche per la casa d'altri. Inoltre se per giudicare un libro, un quadro, uno spettacolo, un concerto occorre compiere un atto (leggere il libro, andare allo spettacolo, entrare nella galleria d'arte) noi siamo portati a giudicare nell'architettura perchè ella, per modesta che sia, impone la propria realtà nelle strade stesse che percorriamo: tutti coloro che per anni ed anni passarono per quelle strade, volenti o nolementi dovranno vederla, giudicarla, subirne la gradevole o sgradevola presenza". Alla nota obiezione (risposta sull'Ambrosiano 21 dicembre) che la critica alla cattiva architettura eseguita, è impotente per il fatto stesso che l'opera esiste e resta (mentre un cattivo film, un cattivo libro, ecc. scompaiono) giustamente contrappone il Minoletti che "il giudizio critico consuntivo di un'opera avrà sempre il valore di giudizio critico preventivo per le opere seguenti ed il negare ciò è negare ogni valore positivo e costruttivo alla critica". I GERMI DI TANTI ERRORI La lettera del Minoletti riporta anche l'altra pronta obiezione che: "il critico non può occuparsi di ogni casupola, ma deve attendere l'occasione importante per esprimere un giudizio che serva poi a chiarire le idee anche per le occasioni minori". "Proprio in questa idea, a mio parere — egli dice — si nascondono i germi di tanti errori e di tanti orrori; bisogna che i critici di architettura si convincano invece che una città è architettonicamente bella o brutta non a ragione dei suoi venti o cinquanta o cento edifici monumentali bensi per merito o demerito dei suoi cinquecento, mille o diecimila edifici per abitazione, uffici, per laboratori, che dieci brutte case possono rovinare una città quanto e più di un brutto palazzo pubblico (se non altro perché dieci case possono rovinare dieci strade), che infine non i pochi artisti danno il volto nuovo alle città ma i molti quasi anonimi progettisti che di questo volto non si preoccupano e che incoscientemente lo plasmano sul modulo delle loro mediocrità diverse e disordinate o disgraziate": e qui Minoletti allude alla piaga dei progettisti prestanome che appongono senza responsabilità la firma in calce a progetti di puro carattere speculativo. AL ARTELUCE S.A. DIREZIONE ARTISTICA: GINO SARFATTI CORSO DEL LITTORIO 12 - MILANO Telefono 75828
"È quindi utile — egli prosegue — che la critica operi di sferza o di lode sulla moltitudine dei “casi comuni” togliendo dal loro quasi anonimato i molti progettisti impuni". Certo che questo è per la critica architettonica un grosso lavoro se la sua funzione deve essere — come vuole Minoletti — "continua ed ininterrotta, tale a cui nessuna costruzione debba sfuggire perchè, egli ripete, il non far giustizia è sempre fare giustizia" (come conclude Leonardo Borgese dibattendo con l'architetto Reggiori sull'argomento: Sera del 22 gennaio e Italia del 21 gennaio). "Soltanto esercitando la critica sempre e per tutti — prosegue Minoletti — si istituisce il diritto di farla e si elimina il fatto che al criticato possano apparir lesi i propri interessi o che la lode appaia pubblicità (ma non è la stessa cosa per un attore uno scrittore un pittore?) perché l'atto viene esteso a tutti". Sinceramente auguriamo che s'inauguri una critica architettonica giornalistica diligente ed attenta; non dividiamo il timore (espresso dall'Italia: 21 gennaio) che non si trovino critici abbastanza puri inattaccabili e superiori. Esistono per le lettere, per il teatro, per il cinema, per le arti, per la musica ed estisteranno anche per l'architettura. Essi si formeranno alla bisogna anche attraverso il responsabile lavoro, si formeranno nel dibattito fra loro e le possibili divergenti opinioni: questo deriva appunto dall'esercizio continuato della critica. È un fatto che di tanto in tanto, s'è fatta sui giornali opera critica di un dato edificio, di un dato restauro, di una data sistemazione urbana, ma questa critica saltuaria ed occasionale è fondamentalmente sospetta ed incostruttiva, perchè arbitraria nell'oggetto e nel tempo. La critica deve essere estesa e continua: ciò toglie al critico stesso (tanto preventivamente... sospettato) la facoltà di tacere per convenienza, lo investe dell'onore e della dignità della propria funzione, gli conferisce un abito mentale superiore: "infatti — dice il Minoletti — come per esempio avviene per i critici teatrali, il sentirsi investiti di una funzione critica permanente ed importante, il sapere che ad essa in principal modo è affidato il proprio onore di uomo, non può che contribuire a sviluppare quel senso di equità morale e intellettuale, di indipendenza da interessi personali, alla perfezione del quale tanto aspiriamo in tutti i campi". Personalmente aderisco alle tesi del Minoletti: i suoi pericoli (che si possono eliminare) sono ben minori dei suoi benefici. Personalmente le critiche, anche se saltuarie, anche se polemiche, anche se crudeli mi han sempre giovato: me ne avessero fatte di più! Sono persuaso che un esercizio critico ed informatore ben fatto, diligente, onesto recherà un serio beneficio e sarà ben accolto dai lettori. Le ragioni prevarranno? Lo speriamo. GIO PONTI RUBELLI S.A. STOFFE PER ARREDAMENTO VENEZIA CAMPO S. GALLO 1093 MILANO VIA MANZONI 20 FIRENZE - ROMA - TRIESTE - TORINO MAGILVX LAMPADA DA TAVOLO BREVETTATA A BASSA TENSIONE LUCE REGOLABILE BIANCA E FISSA ECONOMIZZA IL 50% MILANO - VIA GIOV. DA MILANO 11 - TELEF. 293-520
LA MODA NELLA NUOVA EUROPA I nostri camerati germanici col loro impegno ammirevole, con la serietà, la vastità di vedute e la rapida azione che li distingono hanno presentato in Italia una loro grande rivista di moda accompagnandola, in italiano, con un manifesto sulla moda della nuova Europa che è interessante sia conosciuto come un segno significativo dei nuovi tempi istaurati dal Fascismo e dal Nazionalsocialismo e dal carattere rivoluzionario anche nel costume sul quale è impostata la grandiosa lotta fra i nostri regimi totalitari e le democrazie. Questa presentazione dettata da una grande casa editrice di Lipsia, Berlino e Vienna ha per titolo "Sorge una nuova Europa" e senza ambagi, con la più assoluta e determinata chiarezza fa il punto della situazione. "Parigi — è scritto — centro della moda del vecchio mondo, è scomparsa dalla scena. I lords e le ladies della vecchia società, un tempo dominanti in materia di moda, si apprestano a tenerle dietro". "Nel nostro popolo — continua, e qui il ritratto che si fa del popolo tedesco si identifica esattamente con quello del vitalissimo popolo italiano, — nel nostro popolo riboccante di vitalità e gioioso di vivere, si rivelano energie che rispondono alle sue nuove concezioni sociali ed urgono verso la creazione di uno stile inconfondibile di vita". Di contro ai miti d'una società passata, continua lo scritto, "si erge il bisogno di sincera e schietta bellezza che è proprio della sana gioventù: il suo sviluppo trionfante ripplasma profondamente gli aspetti esteriori della vita e con essi anche le esigenze che si pongono al modo di vestire dei singoli e della generalità". "Da questa situazione spirituale e politico-economica" (ditemmo noi, anche sociale-economica) "sorgeranno in brevissimo tempo per l'industria germanica importanti problemi, e non solo per l'industria della moda, ma anche per quelle di molti oggetti di uso quotidiano". Il discorso tocca un punto interessantissimo che da noi in Italia non è dagli economisti valutato appieno, come cioè l'industria della moda, una delle principali "industrie d'arte" sia inscindibile dalle produzioni d'arte (tessuti, vetri, ceramiche, metalli, arredamenti, oggetti d'arte, scultura, pittura, architettura) che formano quel clima di gusto che potenzia e giustifica la moda stessa. È quel clima che ha contribuito a dare nel passato a Francia ed Inghilterra il beneficio di miliardi di lavoro, e per anni, senza concorrenza di prezzo, perché si trattava di una "qualità" di gusto. Questi "oggetti di uso quotidiano" son quelli inerenti la vita, cioè l'abitazione, cioè la casa, cioè la felicità e la bellezza della casa, cioè lo "Stile" della casa. "Stile" è la parola che significa la perfezione stessa della moda. Una moda non può trionfare se non è lo specchio di uno "Stile di vita" elevato, colto, spirituale, la cui eleganza deriva da una scelta esercitata da persona di gusto, che rappresentano un clima espresso non solo dall'abito, ma nell'educazione e nella cultura. Clima di una ideale classe dirigente, giovane, forte, sana, attiva, realizzatrice, colta, aggiornata su tutto: quella che i tempi van preparando. "Particolarmente poi nel campo delle industrie tessili — continua lo scritto — alla rivoluzione avvenuta per quanto riguarda le materie prime, seguirà una evoluzione che creerà una moda veramente conforme ai nostri tempi. In tutti i rami della produzione, vecchi e nuovi, occorre produrre in serie continuativa, gli esempi della capacità creativa del popolo tedesco". I nostri alleati si fanno qui interpreti delle dinamiche aspirazioni dei due popoli dell'Asse, poiché è certo che le capacità creative del popolo italiano e che sono fra le sue risorse le più preziose e fondamentali — poiché non abbiamo ferro, carbone, petrolio in misura paragonabile agli altri popoli — vanno con eguale proposito e con cavalleresca emulazione affermate e risolti per il beneficio del nostro lavoro e della nostra esportazione. "Sono sul tappeto" commenta infatti il manifesto, e noi siamo d'accordo, "problemi e compiti di vastissima portata". Alle incalzanti energie creatrici della moda, satura del nuovo spirito occorre dare — continua lo scritto — voci che siano veicolo delle nuove idee". Ed il manifesto annuncia come sotto l'espresso patronato del Ministero Germanico della Cultura Popolare è uscita in Germania una grande rivista di moda Die Mode che ci piace annunciare e che conterrà il germe suscitatore Continua a pag. 99 SCAGLIA Arredamenti oggetti d'Arte SCAGLIA - CORSO DEL LITTORIO 14 - MILANO - TEL 75212
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Questo numero della rivista "Lo Stile" del marzo 1941 presenta una discussione sull'istituzione della critica architettonica nei quotidiani italiani, con interventi di Giulio Minoletti e Gio Ponti. La rivista include anche pubblicità per prodotti di arredamento, porcellane artistiche e volumi d'arte della collezione "Valori Plastici".