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ASSOCIAZIONE ARTISTICA FRA I CVLTORI D’ARCHITETTVRA
Vittorio Graffi
ARCHITETTVRA E ARTI DECORATIVE
RIVISTA D’ARTE E DI STORIA
CASA EDITRICE D’ARTE BESTEITI E TVM MINELLI
MILANO - ROMA
ANNO III · MCMXXIV
PUBBLICAZIONE MENSILE
FASC. V · GENNAIO
CONTO CORRENTE CON LA POSTA
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SOMMARIO DEL V° FASCICOLO - ANNO III.
PIETRO ROMANELLI: Vecchie case arabe di Tripoli, con 21 illustrazioni.
GUSTAVO GIOVANNONI: Recenti opere di Guido Cirilli, con 19 illustrazioni.
Cronaca dei Monumenti: con 4 illustrazioni.
Notizie varie: con 7 illustrazioni.
Concorsi: con una illustrazione.
Commenti e Polemiche: Per le scuole d’arte — Per una disciplina nelle costruzioni.
COMITATO DI REDAZIONE:
Direttori: GUSTAVO GIOVANNONI - MARCELLO PIACENTINI
Redattore capo: CARLO CECCHELLI
Redattori: GIULIO QUIRINO GIGLIOLI - VITTORIO GRASSI - GIUSEPPE LUGLI - ANTONIO MARAINI - PAOLO MEZZA-NOTTE - ROBERTO PAPINI - GIUSEPPE TORRES - GHINO VENTURI.
REDATTORI CORRISPONDENTI IN TUTTE LE CITTA ITALIANE ED ALL’ESTERO.
DIREZIONE: ROMA, Via Michelangelo Caetani, 32, Palazzo Mattei.
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO
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Italia e Colonie
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America del Nord - Europa Centrale e Occidentale e Colonie, ecc.
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spedizione semplice
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Abbonamento per l’annata in corso (III) . . . L.
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150.—
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157.50
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150.—
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Id. con copertine in tela e oro per rileg. in 2 vol. . .
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180.—
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Fascicoli separati dell’annata in corso . . . . .
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ARRETRATI. — Annata I (6 fasc. doppi): a fasc. sciolti L. 200, rilegata L. 235. Ogni fascicolo separato L. 40.—
Annata II (12 fasc. sempl.): „ „ L. 200, „ L. 235. „ „ „ „ L. 20.—
Copertine sciolti, in tela e oro, per la rilegatura dei 2 volumi di ogni annata . . . . . . . . . . L. 30.—
(Aggiungere le spese di porto e raccomandazione).
AMMINISTRAZIONE: MILANO, Viale Monforte, 20.
Gli abbonamenti si ricevono presso tutte le sedi della Casa editrice BESTETTI & TUMMINELLI:
MILANO (20) — Viale Monforte, 20 - Telefono 29-16
ROMA. . (15) — Via M. Caetani, 32
(Palazzo Mattei) . . , 37-97
VENEZIA (23) — Piazza S. Marco Telefono 1-16
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VECCHIE CASE ARABE DI TRIPOLI
L’aspetto in cui Tripoli si presenta oggi, dal punto di vista edilizio e monumentale, prescindendo naturalmente dalle più recenti costruzioni e dai cambiamenti del suo piano, verificatisi sopratutto dopo l’occupazione italiana, si può dire sia stato assunto dalla città dalla metà del 1500 in poi, e precisamente dal momento in cui i Turchi la riconquistarono nel 1551, dopo il breve periodo della dominazione cristiana di Spagna e di Malta. Prima d’allora vien da credere che essa non offrisse alcun che di monumentalmente notevole, a giudicare dalla mancanza più che scarsità di resti, e quasi perfino di memorie, di edifici che avessero carattere di edifici d’arte. Al contrario dopo la metà del 1500, mentre tutti i paesi del Mediterraneo si risvegliano al soffio di vita che la nostra penisola irradia con il fulgore e il vigore della sua rinascenza, e mentre d’altro lato la capitale islamica segna, quasi in modo materialmente visibile, con la grandezza e lo splendore delle sue costruzioni, l’apice della potenza ottomana, Tripoli, che di quella vita e di questa potenza non può non sentire, pur lontano ed affievolito, il riflesso, assurge pure essa nel suo aspetto esteriore al grado di città. Essa vede non solo rialzarsi più possenti gli spalti del castello e i forti della cinta urbana, ma vede sorgere entro di questa moschee, bagni, case, che, nella ricerca di linee architettoniche e più particolarmente di partiti decorativi, mostrano in maniera evidente di perseguire, con risultato sia pure più o meno felice, intenti d’arte.
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Le antiche case tripolitane oggi ancora esistenti (¹) si distribuiscono dunque cronologicamente tra la fine del secolo XVI e il principio del secolo XIX: all’infuori di una, che in un’iscrizione su mattonelle di maiolica (fig. 17) conserva l’anno della sua costruzione (1228 d. E. = 1813 d. C.), e il nome del costruttore (ustà Yūsuf el-Chmaier), di nessun’altra siamo in grado di stabilire con precisione la data esatta di fondazione: è peraltro possibile determinare per tutte o per quasi tutte il periodo di tempo in cui sorsero, e più in particolare è possibile determinare di esse una specie di successione cronologica. A ciò concorrono in parte le memorie storiche che con le case stesse si ricollegano, ma sopratutto il confronto dei motivi e delle forme decorative che si riscontrano in esse con i motivi e le forme decorative delle moschee della città, delle quali tutte possediamo la data precisa di fondazione.
Gli stessi maestri infatti che costruirono i luoghi di preghiera, dovettero lavorare anche ad inalzare e a decorare le case private, o quanto meno dagli uni dovette prendersi modello per le altre: tanta era
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Fig. 1. - CASA DEI CARAMANLI IN CITTA - CORTILE.
del resto la scarsità di vita artistica, e tanta la penuria di artisti nella città, che doveva venir naturale, una volta create certe forme artistiche, queste ripetere sempre ed ovunque di esse fosse bisogno.
Di queste forme alcune permangono costanti per tutto il periodo dal '600 al- l'800, altre invece mutano col tempo o scompaiono per cedere il posto a forme nuove. Per questi mutamenti e successioni di forme ci è dato distinguere delle case tripolitane tre gruppi diversi, che si differenziano fra loro non tanto per quella che è la fisonomia generale della costruzione, che rimane sempre la medesima, quanto
per alcune particolarità soprattutto degli elementi decorativi.
Il primo gruppo, e più antico, può stabilirsi, senza una più esatta determinazione, tra la fine del secolo XVI, dopo la riconquista turca, e la fine del secolo XVII, presentando forme somiglianti a quelle dell’hammâm di Sidi Dorghût (1013 d. E. = 1604-1605 d. C.) e della moschea di Mohammed Pascia Shâ’ib el-‘âyn a Sûg et-Turk (1110 d. E. = 1698-1699 d. C.); gli altri due gruppi sembrerebbero invece discostarsi cronologicamente ben poco l’uno dall’altro: ambedue infatti si raccolgono nel periodo
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Fig. 2. - CASA DEI CARAMANLI PRESSO LA BU-MELIANA - CORTILE.
ultimo, più travagliato e più splendido allo stesso tempo, del principato indipen-
dente dei Caramanli, il regno di Yûsuf Pascia, che va dal 1795 al 1832 e segna con la sua fine il termine dell’indipen-
denza tripolitana: ambedue presentano eguali e confondono fra loro certi ele-
menti, ma si differenziano invece per certi altri, per cui l’uno apparirebbe di poco precedente all’altro, ripetendo il primo alcune forme della moschea di Ahmed Pascia Caramanli, che è di più di mezzo secolo anteriore (1148-1150 d. E. = 1735-
1737 d. C.), e ricollegandosi l’altro più strettamente alla moschea di Gûrgî, l’ul-
tima delle grandi moschee di Tripoli, co-
struita nel 1249 d. E. = 1833-1834 d. C.
Le differenze tra gruppo e gruppo sono soltanto, come ho accennato, in qualche elemento costruttivo e decorativo: il tipo e l’impronta generale della casa sono invece in tutti i gruppi i medesimi.
La pianta della casa tripolitana, nella sua semplicità, si accosta più di quella di ogni altra casa di Oriente alla casa ro-
mana: un cortile centrale, a muri pieni o a colonne, talvolta anche con una vasca nel centro, l’impluvium (fig. 2), intorno al quale si raccolgono le stanze che da esso hanno accesso e su di esso normalmente
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Fig. 3. - CASA DI HAGIA HANÉA IN SCIARA SIDI AMURA.
PIANTA DEL PIANO TERRENO.
aprono le loro finestre. Fondamentalmente è questo il tipo generale e riconosciuto della casa in tutti i paesi dell’Oriente (2): senonché è naturale che là dove la vita raggiungeva, con una maggiore agiatezza, un più alto e raffinato grado di sviluppo, il tipo tradizionale si svolgesse e si ampliasse e si modificasse, anche per meglio corrispondere alle necessità e alle abitudini particolari del popolo cui la casa doveva servire. Così avviene ad es., che in Egitto (3) e in Tunisia (4), per limitarci alle regioni dell’Africa del Nord, le case che si distinguono pur di poco dalle abitazioni comuni, presentano assai spesso non un solo cortile, ma una successione di cortili e di ambienti, e soprattutto alterano l’originaria e semplice disposizione di questi al fine di stabilire, secondo le leggi e le consuetudini islamiche, la maggiore possibile divisione fra le stanze destinate al padrone della casa ed agli uomini e le stanze delle donne e della servitù. La casa tripolitana, più modesta, conosce appena, si potrebbe dire: quel tanto solo che basta, questa divisione di quartieri: riunisce tutte le stanze intorno ad un unico e solo cortile, e per uso del padrone riserba una sola stanza, o poco più, cui si accede direttamente dall’andito di ingresso, stanza situata molto spesso ad un piano intermedio tra il piano terreno e il primo piano, talvolta aperta verso l’esterno, talvolta affacciantesi anch’essa sul cortile interno. Questa stanza riserbata al padrone,
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Fig. 4. - CASA DI HAGIA HANEA IN SCIARA SIDI AMURA.
PIANTA DEL PIANO SUPERIORE.
e corrispondente al selâmlik dei Turchi, è detta a Tripoli: ghurfet es-saqifa.
Il cortile, quadrangolare, rimane dunque la parte più importante della casa, il centro di essa; vi si accede dalla strada per un andito ad angolo retto, secondo una disposizione comune anch’essa a tutte le case dei paesi islamici (5), e dettata dalla opportunità di dar modo alle donne, che nel cortile passano di solito molte ore della giornata, di ritirarsi quando l’uomo, o qualche estraneo con lui, sta per entrare.
Il cortile è generalmente circondato di portici al pianterreno, e da una larga veranda, stendentesi tutto all’ingiro, al piano superiore: la casa non ha mai più di un piano. Nelle case del primo gruppo il portico si limita di solito ad un solo lato del cortile, in generale a quello corrispondente all’ingresso, e la scala che sale al piano superiore si apre nel mezzo del lato opposto; nelle case degli altri due gruppi invece il portico corre normalmente eguale su tutti i quattro lati.
Portico e veranda sono sostenuti in parte da colonne, in parte da alti ritti in legno, simpatica ed esteticamente gradita persistenza delle antiche costruzioni lignee fiorite nelle regioni asiatiche. Le colonne sono nelle case più antiche di pietra locale, un calcare marmoreo, rossastro, che viene con grande probabilità dai monti del Gharyân e di Tarhûna, nelle più recenti, e cioè in quelle del terzo gruppo, di marmo bianco portato, con assoluta certezza, dall’Italia.
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Fig. 5. - TIPI DI CAPITELLI TRIPOLINI.
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Fig. 6. - TIPI DI CAPITELLI TRIPOLINI.
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I capitelli, pur essi di pietra o di marmo come la colonna, sono nelle case del primo gruppo assai semplici, di forma quasi cubica, come il capitello bizantino a dado, con leggere incisioni, che vorrebbero segnare i contorni di foglie. Nelle case del secondo gruppo essi presentano invece un tipo che potremmo dire caratteristico di Tripoli, tanta è la frequenza con cui esso si ritrova nelle costruzioni, pubbliche e private, della città: lo abbiamo nel portico esterno della moschea dei Caramanli e in moltissime case ed edifici, che d'altronde non mostrano alcun carattere d'arte. È un capitello in cui gli elementi tradizionali, classici, si mescolano stranamente con elementi locali, formando tuttavia un complesso che non può dirsi disorganico o inarmonico (figg. 5 e 6). Dalla base del capitello si distaccano, a rilievo appena segnato, quattro foglie a tre o a cinque lobi, che, col vertice in basso, piegano in alto il loro picciuolo per sostenere ognuna due volute, disposte ad angolo l'una rispetto all'altra. Le volute si ripetono doppie ed eguali su ciascuna delle facce del capitello; il cuscinetto si riduce a qualche linea ad onda che congiunge tra loro le due volute, quando pure non scompare del tutto, dando luogo tra voluta e voluta ad un piccolo triangolo scolpito. Sotto a questo, tra foglia e foglia o è scolpita una mezzaluna, ovvero due steli, sorgenti pure essi dal basso, si congiungono e si pie-
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Fig. 7. - PIANTA DI UNA STANZA A VANO TRIPLICE
(AL PIANO DEL PAVIMENTO).
Fig. 8. - PIANTA DI UNA STANZA A VANO TRIPLICE
(AL PIANO DELLE “SEDAD”).
SEZIONE LONGITUDINALE AB-CD
Fig. 9. - SEZIONE DELLA STANZA PRECEDENTE (AL PIANOTERRA).
SEZIONE TRASVERSALE MN-PQ
Fig. 10. - SEZIONE DELLA STANZA PRECEDENTE
(AL PIANO DELLE “SEDAD”).