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ASSOCIAZIONE ARTISTICA FRA I CVLTORI D'ARCHITETTVRA
VITORIO GRASSI
ARCHITETTVRA
E
ARII DECORAIVE
RIVISTA D'ARTE E DI STORIA
CASA EDITRICE D'ARIE, BESTETTI E TVMMINELLI
MILANO - ROMA
ANNO V · MCMXXV
PUBBLICAZIONE MENSILE
FASC. I-II · SETTEMBRE-OTTOBRE
CONTO CORRENTE CON LA POSTA
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ASSOCIAZIONE ARTISTICA FRA I CVLTORI D’ARCHITETTVRA
ARCHITETTVRA
$\mathcal{E}$
ARTI DEČORAÏVE
RIVISTA D’ARTE E DI STORIA
CASA: EDITRICE D’ARTE BESTEȚTI E TVMMINELLI
MILANO - ROMA
ANNO · V · MCMXXV · MCMXXVI
VOLUME PRIMO
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PROPRIETA ARTISTICA E LETTERARIA
RISERVATA AGLI EDITORI
STAB. DI ARTI GRAFICHE A. RIZZOLI & C. - MILANO
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M. PIACENTINI: ROMA - VILLETTA RUSCONI (1913).
MARCELLO PIACENTINI
Per comprendere le nuove tendenze dell’architettura italiana dell’ultimo decennio, delle quali il romano Marcello Piacentini è forse l’artista più rappresentativo, bisogna ripensare allo stato dell’architettura nostra nel periodo immediatamente precedente.
Io credo che chi si occupava dello studio dell’arte contemporanea, tra il 1900 e il 1910, doveva concludere che un’architettura moderna non esisteva. Le nostre manifestazioni edilizie si esplicavano tutte o in fredde ripetizioni di celebri modelli del passato, adattati faticosamente ai bisogni nuovi, o in rielaborazioni scolastiche di motivi classici, o in goffe caricature di stili d’altri paesi, violentemente trapiantati tra noi in un clima inadatto, in una cornice stonata. Molti architetti non si elevavano al disopra di quei pazienti artieri che a Firenze o a Siena ricopiano vecchi stipi intarsiati o sbalzano cuoio e metallo sulla falsariga del Quattro e del Cinquecento.
Nell’arte sacra non si faceva che copiare le basiliche romaniche a cortina di mattone, non tralasciando la simbolica decorazione di mostri e di chimere; in quella profana si pensava che una Cassa di Risparmio o una Direzione delle Poste, potessero scimmìottare Palazzo Strozzi o Palazzo Farnese, con false bugne e incorniciature di stucco alle finestre.
Bisognava guardare ad una delle mani-
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M. PIACENTINI: ROMA - VILLETTA RUSCONI - PARTICOLARE DEL PATIO (1913).
festazioni più tipiche dell’edilizia moderna, al villino, per vedere che ibrido e misera- bile guazzabuglio di stili, di forme, di mo- tivi, imperava nell’architettura; dalle im- mancabili riduzioni in formato minuscolo di palazzi celebri del Rinascimento in stile toscano, ai castelli medioevali in diciotte- simo colla torre merlata, al finto moresco, allo châlet svizzero; c’era qui è vero la volontà dei committenti che costringeva l’in- venzione dell’architetto; molto spesso questi era assente, perchè il commerciante arric- chito o l’alto funzionario credevano di poter fare da sè, ricalcando sulle fotografie e af- fidandosi al buon gusto di un capomastro.
Eppure se c’era un genere di costruzione che offrisse tema di studio e di soluzioni nuove a un architetto moderno, era ap- punto questo. C’era poi tutta una parte dell’edilizia che si riteneva estranea all’in- intervento dell’architetto e riservata ai tecnici, i quali si guardavano bene dal ricorrere a quelli che si chiamavano elegantemente i lenocini dell’arte: così gli stabilimenti in- dustriali, i magazzini, gli ospedali, le scuole, le caserme, le stazioni ferroviarie, erano riservate agli ingegneri specialisti, i quali si attribuivano pure la maggior parte delle così dette costruzioni civili, cioè delle grandi case d’affitto che il fenomeno dell’urbani-
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M. PIACENTINI: ROMA - PONTE SUL TEVERE - TRAVERTINO E MATTONI (1917).
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M. PIACENTINI: ROMA - BANCA D'ITALIA, SEDE DI ROMA IN PIAZZA DEL PARLAMENTO.
FACCIATA PRINCIPALE IN TRAVERTINO (1914-1923).
BANCA
D'ITALIA
VIA ARMITAGE 70, 1918
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smo faceva sorgere in gran numero nei quartieri nuovi delle città.
Naturalmente data una simile concezione dell’architettura non poteva nemmeno nascere l’idea di un intervento dell’architetto nella decorazione interna e nell’arredamento, che si abbandonava senz’altro, non diciamo al gusto, ma alle mani del tappezziere e del negoziate di mobili. E magra consolazione per noi poteva esser quella di constatare che le cose procedevano circa nello stesso modo anche in tutti gli altri paesi del mondo: nelle capitali straniere sugli edifici pubblici si elevavano fastigi di pietra e di stucco, arricchiti da una scultura decorativa degna, nella sua banale volgarità, di stare a pari con una simile architettura.
Le costruzioni minori, le banche, i palazzi, le case di abitazione, presentavano la stessa banale imitazione di vecchi stili, per cui certe grandi strade nella successione degli edifici sembrano quasi l’esemplificazione di tutti gli stili, dal classico al romanico, al gotico, al rinascimento, al barocco; senza nessuna rispondenza dei loro posticci prospetti agli ordinamenti interni; convenzionali applicazioni esteriori, che si credeva di rendere più belle aggiungendovi fronzoli e ornati a piene mani. Il materiale impiegato quasi generalmente, lo stucco; la meccanicità delle decorazioni fatte a stampo, bene si adattavano alla volgarità dell’insieme.
È probabile che a questa convenzionalità dell’architettura avesse contribuito anche il rifiorire degli studi storici dell’arte, per cui si predicava da critici in buona fede il ritorno all’antico, la resurrezione degli stili nazionali, e specialmente negli
M. PIACENTINI: ROMA - BANCA D'ITALIA, SEDE DI ROMA. PARTICOLARE DELLA FACCIATA.
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M. PIACENTINI: ROMA - BANCA D'ITALIA, SEDE DI ROMA,
PARTICOLARE DELLA FINESTRA DEL PRIMO PIANO.
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M. PIACENTINI: ROMA – BANCA D’ITALIA, SEDE DI ROMA – PARTICOLARE DEL PORTONE.