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ASSOCIAZIONE ARTISTICA FRA I CVLTORI D'ARCHITETTVRA VITORIO GRASSI ARCHITETTVRA E ARII DEČORAIVE RIVISTA D'ARTE E DI STORIA CASA: EDITRICE D'ARTE BESTEITI E TVMMINELLI MILANO - ROMA ANNO III · MCMXXIII PUBBLICAZIONE MENSILE FASC. I · SETTEMBRE CONTO CORRENTE CON LA POSTA

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GLI AVVENIMENTI ARTISTICI DEL 1924 NELLA VILLA REALE DI MÓNZA La prima Biennale delle Arti Decorative è ancora nel momento culminante del suo successo (le torride giornate dell’agosto non hanno fermata la quotidiania migrazione dei visitatori) e già si lavora per la prossima annata artistica. Come lo dice la denominazione, le Mostre dell’Arte Decorativa si succederanno di due in due anni, alternandosi a quelle di Venezia. Ma la magnificenza della Sede, il suo meraviglioso giardino, hanno ormai creato “l’abitudine” nel pubblico a considerare la Villa Reale come una sede permanente di bellezza d’arte e di natura, per cui alla chiusura di un anno male si rassegnerebbero gli amatori d’arte. Per non interrompere quindi la continuità annuale degli avvenimenti artistici l’on. Marangoni ha proposto, ed il Consiglio di Amministrazione del Consorzio Milano-Monza-Umanitaria ha approvato, di tenere nel venturo anno una Esposizione Commemorativa di Mosè Bianchi di cui ricorrerà il ventesimo anniversario della morte, raccogliendo nelle sale della Villa Reale di Monza – sua città natale – il maggior numero delle sue opere. Inoltre verrà indetta una Esposizione del Ritratto Femminile Contemporaneo, che rimarrà aperta - contemporaneamente a quella di Mosè Bianchi - dal Maggio all’Ottobre. Questa Mostra del Ritratto Femminile sarà guidata da un criterio nuovo. L’on. Marangoni nella sua relazione così lo illustra: > “La bellezza femminile fu in ogni tempo elemento costante e gentile di ispirazione artistica, e il ritratto muliebre, da Raffaello a Boldini, rappresentò ognora la prova suprema nella quale gli artisti riassunsero il loro sforzo di perfezione estetica e trasfusero la delicata sensibilità del loro spirito. > > “Il Consorzio Milano-Monza-Umanitaria a un anno di distanza dalla fortunata prima Biennale delle Arti Decorative, promuovendo questa novella Mostra si propone di accertare se nella nostra epoca e nel nostro paese, mirabile nell’esprimere in atti di fede e di forza la propria volontà di reintegrazione della vita italiana in tutte le manifestazioni dell’ingegno, sia viva anche questa eletta facoltà geniale che sintetizza in ogni campo dell’arte nel culto nobile e superiore della più bella metà del genere umano. > > “Perciò vuole che la gara fra i ritrattisti delle Mostre contemporanee assurga a vera ed alta glorificazione della donna ed assuma il carattere di un concorso di bellezza muliebre da valutarsi non già in base a volgari criteri di mondanità frivola o sensuale, ma bensì elevando la leggiadria femminile nella luce radiosa della sua virtù ed assillatrice e suscitatrice di bellezza di Arte. > > “A raggiungere il duplice scopo, oltre ai premi destinati alle migliori opere d’arte, verrà assegnato un premio - da conferirsi per referendum dai visitatori della Mostra - alla persona la quale, effigiata in uno dei ritratti concorrenti, abbia affermata una così alta virtù di ispirazione, da rendersi collaboratrices effettiva della figurazione di bellezza creata dall’artista. > > “Le opere concorrenti potranno essere eseguite con ogni tecnica pittorica e in qualsiasi materia della scultura. Son quindi ammessi anche i modelli di gesso e le stampe in bianco e nero. Una apposita Commissione detterà i regolamenti dettagliati della Mostra, del Concorso, e del referendum e giudicherà intorno all’ammissione delle opere”. Le opere più meritevoli concorreranno alla assegnazione di un primo premio di L. 10.000; di un secondo di L. 5.000 e di un terzo di L. 2.000. *** Intanto si incomincia a parlare negli ambienti della Esposizione dei premi per gli Espositori attuali. Dopo l’annuncio della costituzione della Giuria - di cui abbiamo data notizia - sono pervenute alla Direzione numerose medaglie da parte di Camere di Commercio, Comuni, ecc. Così che alla grande medaglia d’oro e alle otto medaglie d’argento del Ministero della Pubblica Istruzione, siano da aggiungere le seguenti: Comune di Milano: due d’oro e due d’argento; — Comune di Monza: due d’oro, cinque d’argento e cinque di bronzo; — Camera di Commercio di Bergamo: una d’oro e due d’argento; — Camera di Commercio di Vicenza: due d’argento; — Camera di Commercio di Verona: due d’argento; — Camera di Commercio di Firenze: sei d’argento dorato; — Camera di Commercio di Udine: due d’argento; — Camera di Commercio di Trieste: una d’oro. Inoltre verranno assegnati dei diplomi per il cui esemplare la Direzione della Esposizione ha indetto un concorso che si è chiuso il 25 agosto. Ben quarantacinque sono i bozzetti presentati e di essi è stata inaugurata la esposizione domenica 2 settembre nel corridoio del primo piano nobile, di fianco alla sezione Faentina. Col giorno 13 settembre la Giuria di assegnazione dei premi inizierà le sue riunioni. --- L’MOSTRA BIENNALE DI ARTI DECORATIVE INTERNAZIONALE Ø VILLA REALE DI MONZA MAGGIO-OTTOBRE 1923 CONSORZIO AVTONOMO MILANO-MONZA-UMANITARIA

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SOMMARIO DEL I° FASCICOLO - ANNO III. GUIDO CALZA: Le origini latine dell’abitazione moderna (parte I), con 25 illustrazioni. CINZIO: Un esempio: Il concorso per la sistemazione della Balduina, con 42 illustrazioni. Notiziario: Il Concorso per il Duomo di Monfalcone: Le decisioni della Giuria (G. T.), con 7 illustrazioni. Due sculture decorative di Antonio Maraini (C. CECCHELLI), con 2 illustrazioni. --- NEI DODICI FASCICOLI DELL’ANNO II° LA RIVISTA HA PUBBLICATO: C. CECCHELLI: Origini del mosaico parietale cristiano - P. MEZZANOTTE: La prima mostra Nazionale di Arte Sacra in Milano - G. GE-ROLA: Per la Chiesa italiana di Bolzano - A. MARAINI: Il valore decorativo della scultura di Giovanni Prini - P. MEZZANOTTE e M. PIACENTINI: Edilizia Milanese (Le case del Quartiere Moscova) - G. BENDINELLI: Le vòlte a stucco di antichi edifici romani - I. STÜBBEN: Lo sviluppo dell’arte edilizza delle città in Germania - M. COSTANTINI: L’Istituto delle Case popolari in Roma (La borgata giardino Garbatella) - M. PIACENTINI: Cinémas - G. G.: L’architettura nuova nell’Alto Adige - G. LUGLI: Walcot - E. CERIO: L’architettura minima nella contrada delle Sirene - X.: Concorso per un cinematografo ed un Palazzo d’Esposizione bandito dall’Accademia di S. Luca - G. CHIERICI: Architetti ed Architettura del ’700 a Siena - L. SANTACROCE: Il concorso per tipi di chiesette rurali nel Suburbio di Roma - A. MORASSI: Chiese gotiche in Val d’Isonzo - M. TINTI: Architettura e Arti decorative in Polonia - M. TINTI: Il Cinema-Teatro Savoia in Firenze - X.: Concorso per l’altare delle S.S. Croci nella Cattedrale di Brescia - Concorso della “Chicago Tribune” - G. GIOVANNONI: Ville italiane nei rilievi dell’Accademia Americana in Roma - CINZIO: Il concorso per il Monumento Ossario ai Caduti da erigersi al Verano - G. COZZO: La costruzione dell’Anfiteatro Flavio - P. MEZZANOTTE: Quattro interni Milanesi - P. MEZZANOTTE e M. PIACENTINI: Il palazzo Körner a Milano - Note sui grattaceli - B. MAJOLETTI: Tipi di tombe della necropoli di Cirene - SPECTATOR: Il grande teatro nazionale del Messi-o - P. MEZZANOTTE: Per la sistemazione dell’attuale Stazione ferroviaria di Milano - Il palazzo della “Permanente” e il concorso per la decorazione della sua fronte - B. Z.: Un monumento ai martiri e ai caduti in Ferrara - G. G.: Concorso per piccoli monumenti memoriali del Trentino - G. ZUCCHINI: Le case Figallo, Reggiani e Pasi nella Piazza della Mercanzia di Bologna - G. WENTER MARINI: Architetti Trentini - P. MEZZANOTTE: La Prima Mostra Internazionale delle arti decorative a Monza (tre articoli) - C. CECCHELLI: Una mostra di ferri battuti a Città di Castello - ID.: Scenografia all’aperto - A. BOARI: Le recenti scoperte archeologiche del Messico - G. B. GIOVENALE: La casa detta di Martino V in Genazzano. --- COMITATO DI REDAZIONE: Direttori: GUSTAVO GIOVANNONI - MARCELLO PIACENTINI Segretario di redazione: CARLO CECCHELLI Redattori: ARNALDO FOSCHINI - GIULIO QUIRINO GIGLIOLI - VITTORIO GRASSI - GIUSEPPE LUGLI - PAOLO MEZZANOTTE - ROBERTO PAPINI. REDATTORI CORRISPONDENTI IN TUTTE LE CITTA ITALIANE ED ALL’ESTERO. DIREZIONE: ROMA, Via Michelangelo Caetani, 32, Palazzo Mattei. --- COL SECONDO ANNO LA RIVISTA HA INIZIATA LA PUBBLICAZIONE MENSILE Italia e Colonie --- Abbonamento annuo (12 fascicoli) --- . . . . L. 150,— --- America del Sud . Germania --- Fascicolo separato --- . . . . „ 15,— --- Austria - Romania, ecc. --- America del Nord - Inghilterra --- Abbonamento annuo (12 fascicoli) --- . . . „ 200,— --- Belgio - Francia - Svizzera --- Fascicolo separato --- . . . . „ 20,— --- Spagna, ecc. --- AMMINISTRAZIONE: MILANO, Viale Monforte, 20. Gli abbonamenti si ricevono presso tutte le sedi della Casa editrice BESTETTI & TUMMINELLI: MILANO (20) — Viale Monforte, 20 Telef. 29-16 ROMA (15) — Via M. Caetani, 32 (Palazzo Mattei) „ 37-97 VENEZIA (23) — Piazza S. Marco Telef. 1-16 FIRENZE (2) — Pal. dell’Arte della Lana „ 43-06 NAPOLI (4) — Via D. Morelli (già Via Pace), 14-16

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ASSOCIAZIONE ARTISTICA FRA I CVLTORI D’ARCHITETTVRA ARCHITETTVRA $\mathcal{E}$ ARTI DE $\check{\mathrm{C}}$ ORAINE RIVISTA D’ARTE E DI STORIA CASA· EDITRICE D’ARTE BESTÉTI E TVMMINELLI MILANO - ROMA ANNO III - MCMXXIII-MCMXXIV VOLUME PRIMO

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LE ORIGINI LATINE DELL’ABITAZIONE MODERNA I. Un senso di sorpresa e fors’anche di incredulità susciteranno le ricostruzioni di case ostiensi dovute all’arch. Gismondi degli scavi di Ostia e all’arch. Lawrence, alunno della British School of Rome, perchè esse, basate su nuovi dati di fatto tratti dalle rovine esistenti, dànnо nuovi e insospettati tipi di abitazioni. Le case ostiensi sono – c’è bisogno di insistervi? – case romane. Non si può neppur lontanamente supporre che Ostia, emporio commerciale della repubblica e dell’impero, vissuta dunque della stessa vita di Roma e in continuo contatto con questa per la brevità della distanza e per la frequenza dei rapporti, abitata da una popolazione varia per ricchezza, per razza, per gradi sociali quanto varia era la popolazione romana, abbia per sè creato o copiato, adottandolo su vasta scala, un tipo di casa che Roma non conoscesse e non usasse. L’abitazione ostiense è dunque l’abitazione della borghesia e del popolo di Roma. Se hanno bisogno di usarla i sessantamila abitanti di Ostia, non può farne a meno la capitale del mondo antico che, nell’Impero, supera il milione. È infatti appunto il tipo della casa ostiense che permette su poco spazio un vasto agglomeramento di abitanti; è soltanto la casa ostiense che può raggiungere i sedici e diciotto metri di altezza consentiti dalle leggi romane; è soltanto sulla casa ostiense che noi possiamo rianimare la vita dell’antico inquilino quale ci viene tratteggiata dai satirici latini. Se noi vogliamo dunque dare delle testimonianze archeologiche ai passi del Digesto e di poeti come Marziale e Giovenale e in genere di tutti gli scrittori che ci parlano delle case d’affitto, noi ci accorgiamo che la casa romana che tutti abbiamo ricercato, studiato ed esemplificato sulle rovine di Pompei, non s’accorda con quei dati letterarii. Essa è un tipo di eccezione. Non che la casa pompeiana non sia mai stata e non abbia continuato ad essere per molti secoli la domus romana per eccellenza; ma per le sue stesse caratteristiche tettoniche non potè essere adottata per un abitato vario ed esteso quanto fu l’abitato di Roma imperiale e di altre città, come Ostia, che addensano entro un breve circuito di mura, folta popolazione varia di ceto e di ricchezza. Tutti sanno i principii a cui piuttosto rigidamente s’informa la casa pompeiana e che possono ridursi a tre: sviluppo orizzontale, illuminazione interna, fissità tettonica dei vari ambienti. Intendo dire che: lo sviluppo del tipo pompeiano è essenzialmente nella pianta e non nell’alzato essendo gli ambienti superiori limitati al primo

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$\text{TRADA}$ Fig. 2. - OSTIA: PIANTA DI CASA IN VIA DEL TEMPIO (per la fig. 1 vedi la pagina seguente). piano e non mai sopra tutta la superficie del piano terra; che l’illuminazione è data quasi esclusivamente dall’atrio cioè da un pozzo di luce più o meno scoperto cosicché le finestre in facciata, quasi sempre foggiate a feritoia, sono una eccezione; e infine che le singole parti della domus vestibulum fauces alae, tablinum, triclinium, oecus, cubicula, peristylium, ecc., sono tettonicamente e architettonicamente stabilite disposte e congiunte in modo che l’inquilino non può variarne nè la disposizione nè l’uso. Nè si può dire che i nuovi esemplari di case pompeiane venuti in luce in questi ultimi anni, modificchino sostanzialmente queste caratteristiche, a tutti note come fondamentali della casa romana. Perchè, se gli scavi condotti da Vittorio Spinazzola con sagace intuito e con ottimo metodo vanno davvero rivelando una nuova Pompei, nella quale con cura scrupolosa e con appropriatissimi mezzi tecnici ogni elemento caduto e disperso torna a riassumere la sua funzione originaria, la casa pompeiana è però rimasta, anche dopo questi scavi, sostanzialmente la stessa. Una casa, cioè, che cerca di adattarsi alle poche esigenze dei pompeiani con qualche miglioramento apportato al tipo fondamentale: come, ad esempio, l’uso di qualche balconcino e di qualche apertura in facciata e anche la creazione di alcuni ambienti superiori limitati al prospetto della casa. Ma nulla più che questo. E poiché, appunto per la maggiore accuratezza dello scavo pompeiano odierno perfino le tegole dei tetti tornano al loro posto, nessuno può ormai dubitare che Pompei riveli un unico tipo di abitazione totalmente estraneo nell’insieme e nei dettagli al tipo ostiense che rimane quindi senza raffronti nella cerchia pompeiana. Sono dunque le nuove case di Pompei che non consentendo più dubbi sulla compiutezza del loro organismo tipico, rimettono esclusivamente alle case ostiensi la dimostrazione del tipo opposto di cui annunciario soltanto la necessità. Il tipo ostiense è infatti caratterizzato, come le nostre abitazioni moderne, dallo sviluppo verticale e cioè dalla sovrapposizione di più piani su tutta l’area del caseggiato; dall’illuminazione esterna per mezzo di facciate su strade e su cortili interni aperti, e infine, dalla totale assenza di caratteristiche struttive dei vari ambienti nei singoli appartamenti in modo che l’inquilino può ricevere, mangiare, dormire, nell’uno o nell’altro degli ambienti del suo appartamento, variare insomma l’uso delle stanze secondo la sua volontà, non obbligato da costrizioni di pianta e di tettonica. Ma l’importanza delle costruzioni ostiensi non sta soltanto nella rivelazione di un tipo di abitazione romana che già contiene i capisaldi della nostra moderna, ma nel presentarci motivi architettonici che ignorati o mal noti fino ad oggi, noi ritene-

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Fig. 1. - OSTIA: RICOSTRUZIONE DI CASA IN VIA DEL TEMPIO (ARCH. I. GISMONDI).

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Fig. 3. - OSTIA: TIPO DI PORTALE. vamo prodotti dell’architettura posteriore. Gli esemplari ostiensi qui raccolti e descritti documentano le origini latine dell’abitazione moderna e aprono un interessante capitolo dell’architettura privata romana. * Altezza delle case. – La conservazione del primo e secondo piano quasi generale nelle rovine di Ostia e l’esistenza di alcuni gradini che conducono al secondo piano, attestano con certezza l’esistenza per le case ostiensi di un piano terra e di due piani superiori. Ma poichè con questi si raggiunge soltanto un’altezza da 10 a 12 metri, dobbiamo noi supporre che le case ostiensi finissero con il tetto o con la terrazza del secondo piano? Dati letterarii e archeolo-

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Cosicché acquistano un valore maggiore le testimonianze archeologiche ostiensi, come lo spessore dei muri che mantengono la stessa larghezza (cm. 60) dalle fondamenta all’innesto del secondo piano; l’abbondantissimo cumulo delle macerie cadute sopra la linea del crollo cioè all’inizio del secondo piano, che ne attesta senz’altro un terzo e un quarto; l’estetica stessa dei caseggiati che limitati tutti a due soli piani risulterebbero bassi e tozzi; la larghezza delle strade non dovuta soltanto a ragioni di viabilità facile, ma anche a necessità edilizie; e infine il non esservi nessun ostacolo e invece tutto il vantaggio a costruire tre o quattro piani superiori anzichè due, in case di affitto Fig. 4. - ROMA: IPOGEO DEGLI AURELII AL VIALE MANZONI - PORTA. gici provano invece il contrario. Abbiamo infatti disposizioni legislative nel diritto romano che limitano l’altezza degli edifici privati a circa 18 metri$^{(1)}$ i quali limiti non possono raggiungersi che con una sovrapposizione di 3 piani oltre il pianterreno. Di più le espressioni, che possono si considerarsi esagerate ma che non possono interamente rifiutarsi, di autori antichi i quali parlano di straordinaria altezza delle case romane; onde per esempio la commiserazione per il povero cliente che deve salire 200 scalini per arrivare nella sua stanza d’affitto, e l’espressione di Cicerone che caratterizza Roma caenaculis suspensa atque sublata cioè sospesa e sollevata dai suoi piani di case, in contrapposto a Capua città pianeggiante e con abitazioni basse. Fig. 5. - OSTIA: INGRESSO DI UN APPARTAMENTO DELLA CASA DEI DIPINTI.

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BACK WALL OF A TOMB. SCALE = 1" TO 1 FOOT. A BINS IN ALL PLAN