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First pages of the volume, freely accessible.
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STILE
ARCHITETTURA ARTI ARREDAMENTO
RIVISTA PER LA RICOSTRUZIONE
E PER LA CASA DI DOMANI
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DI FRONTE ALLA RICOSTRUZIONE SI PRONO TUTTI I PROBLEMI:
L'ARCHITETTURA E LA SCUOLA, L'ARCHITETTURA E IL PAESAGGIO, L'ARCHITETTURA E LA
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In questo fascicolo: Le cifre emozionanti del nostro lavoro avvenire. Appello all’industria ed ai tecnici. Dalla scuola deve procedere la ricostruzione. Una pagina di statistica. Premesse alla ricostruzione. Incontro con Le Corbusier. Alberghi per la gioventù in Italia. Una casa popolare. La finestra-tipo. Appello all’industria edilizia. Appello agli artigiani. Sei progetti di case unifamiliari. Scritti tecnici di Vittorio Bini, Gio Ponti, Enrico Pellegrini, Pietro Leoni, Carlo Perogalli, Grossmann, C. E. Rava. Disegni tecnici di ST/AR, Ponti. Scritti letterari di Rubino Rubini, Ferdinando Giannessi, Agnoldomenico Pica. Poesie di Giannessi, Pozzi, Menichini, Ghiglione, Lisa Ponti. Opere d’arte di Morandl, Rosai, Cesetti, Tosi, Soffici, Bartolini, Picasso. Disegni di Pellegrini e Ponti.
ANNO 1944 N°10
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MONTECATINI
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STILLE
ARCHITETTURA ARTI ARREDAMENTO
RIVISTA PER LA RICOSTRUZIONE E PER LA CASA DI DOMANI
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Dir. e Red.: Milano - Via A. Saffi 24 - Tel. 42.500 - Ammin.: Milano - Via Filodrammatici 10 - Tel. 17.754 - 17.755
Concessionaria esclusiva per la pubblicità: UNIONE PUBBLICITA ITALIANA S.A.
Milano, Piazza degli Affari, Palazzo della Borsa - Telefoni da 12.451 a 12.457 e sue succursali.
INTRODUZIONE ALLE CIFRE PARLANTI
Per gentile concessione dell'editore, riproduciamo qui le pagine introduttive al volume Cifre Parlanti, di Vittorio Bini e Gio Ponti: il volume prosegue poi con le emozionanti cifre del nostro lavoro per l'avvenire.
1) Per una civiltà di vita.
"Propono alla lettura degli italiani, che leggono troppo poche cose loro utili, queste pagine che potranno dar loro, in questi tempi, nei quali le visioni paiono tanto oscure ed oscurate, un quadro delle grandi, delle appassionanti possibilità (e necessità) di lavoro, di dedizione, di ideale che la situazione dell'Italia stessa ci addita se vogliamo finalmente proporci di lavorare per noi e non più contro di noi, se vogliamo finalmente proporci di adeguare il nostro paese a quella civiltà di vita per ogni italiano che il popolo italiano si merita d'avere accanto agli altri popoli, e deve voler conquistare. Questo proposito deve salire in cima ad ogni nostro pensiero, fomentare la nostra ripresa, essere la ragione, anzi, la luce del nostro avvenire, dev'esse-sere l'ideale che ci anima, dev'essere finalmente il cemento di un amore onesto e fattivo di tutti noi verso il nostro paese, verso il nostro popolo, del quale siano parte. Al concetto d'unità geografica, raggiunto ed in ogni modo insopprimibile, aggiungiamo il concetto di unione civile di tutti noi, popolo italiano.
Le nostre condizioni future saranno durissime. Per lungo tempo saranno tali da spaventare chi sa immaginare la portata dell'impegno che esse rappresentaranno per il sopravvivere di noi italiani, e per far sopravvivere i valori di civiltà che rappresentiamo. Ma la vita continua: quelle condizioni durissime saranno la stessa nostra ragione di vivere e la ragione della nostra attività: quelle condizioni tremende noi dovremo vederle fin da oggi illuminate dalla necessità e dal dovere di un lavoro finalmente generoso e concorde, per giungere ad una conerea elevazione sociale, per raggiungere una civiltà più alta.
2) Per l'uomo non contro l'uomo.
Non scriviamo queste righe indelugando ad atteggiamenti "umanitaristici" per i quali dividiamo le generali stanchezze — benché ciò non debba farci disertare su quelle concezioni umane fuor delle quali la vita non avrebbe significato né dignità. Vogliamo solo additare, come il voler conoscere i tanti settori nei quali la condizione del nostro paese è infelicissima, (esempio: l'abitazione) sia motivo per mostrare anzitutto a noi stessi — e particolarmente a quelli fra noi che hanno buona volontà, passione, intraprendenza e capacità di ideali — non solo i termini di una generosa missione, ma in più, (poiché dobbiamo anche vedere le cose praticamente) un enorme sbocco per il lavoro di tutti, in un settore che è a beneficio di tutti. Noi dobbiamo volere finalmente che l'uomo operi per l'uomo e non più contro l'uomo, che gli italiani operino per gli italiani, e non più contro gli italiani. Quando ci si dice che gli italiani spendono sette miliardi all'anno in tabacco e vediamo che questa dannosa schiavitù è incoraggiate da una pubblicità (cioè da una autora rizzata propaganda), e quando consideriamo poi che la maggioranza delle pubblicità sui giornali, sulle riviste, per le strade, è prevalentemente dedicata a liquori, cosmetici e rosetti per quanto riguarda il corpo, e a dive e cineasti per quanto riguarda lo spirito, ed infine è dedicata a medicinali correttivi delle condizioni nelle quali ci riduciamo con una vita impossibile, noi architetti, e non solo noi architetti, vediamo la nostra appassionata propaganda per un bene fondamentale, la casa, la "casa per tutti", rurali e cittadini, la casa felice, bella, civile, sufficiente, amata, illuminarsi di una luce sacrosanta. Qui si lavora per l'uomo, per la famiglia; là si opera contro l'uomo. I medici lo sanno; e tutti i medici, gli insegnanti, i sociologi, gli economisti, i sacerdoti, gli amministratori i quali intendono la loro professione come una missione, sono con noi.
3) Oltre le posizioni dottrinali.
Noi invochiamo poi che gli italiani dimettano una buona volta, almeno di fronte all'impegno immenso della ricostrunza, lo sciagurato loro abbandonarsi alle posizioni dottrinali che sempre disastrosamente li divido-no e l'ottenebrano. Le posizioni dottrinali rappresentano il pericolo disastroso di esaurirsi in se stesse e di ottenebrare la visione delle cose del mondo: rappresentano poi l'altro pericollo, di più intimo danno, di farci assolvere da noi stessi (anzi pre-assolvere) dei nostri egoismi, dei nostri cinismi e del nostro non adem-piere ai doveri d'una solidarietà indispensabile: la quale deve essere non solo superiore ad ogni tendenza dottrinale ma deve invece, proprio illuminarle e legittimarle tutte, semmai, d'una stessa luce generosa.
L'opera in comune, accettata e servita senza "posizioni" e "restrizioni", è la sola che generi il rispetto reciproco, dia un significato alla libertà, educhi la coscienza, permetta il buon giudizio, e faccia sperare nel frutto.
Chi può pensare, ad esempio, che basti assumere la posizione dottrinale o critica di cattolico per esser buon cattolico? Una carità verso l'uomo ed una carità verso il nostro paese debonno sovrastare a tutte le nostre azioni: nessuna posizione dottrinaria deve bastare ad un italiano perché egli possa attribuirsi la classifica di buon uomo, né alcuna posizione deve bastare ad un uomo per assumersi classifica od esclusiva di bravo uomo.
Non posizioni, ma azioni. Le posizioni dividono, l'azione unisce. Noi abbiamo bisogno di una azione che ci unisca. Essa è una sola, essa è la ricostruzione. Può esisterne un'altra?
Noi dobbiamo meritare ogni giorno, giorno per giorno, la classifica di buoni italiani e di bravi uomini, con il lavoro costruttivo e diritto, gomito a gomito con i nostri simili, a vantaggio di questo nostro paese tanto travagliato e bisognoso e che è ancora tutto da attrezzare per una grande civiltà che ancora non conosce, di questo nostro paese che noi s'è dimenticato, per non aver frenato la perversità delle nostre passioni e la licenza dei nostri cinismi, quanto fosse ancora debole.
Ma questo nostro paese è tanto ricco di luci di civiltà per noi e per il mondo che questa sua "debolezza", che questa "fragilità" dell'Italia deve essere proprio ragione perché noi le dedichiamo tutta la nostra forza, tutto il nostro impegno, tutto il nostro amore per farla finalmente più sicura dalle offese degli altri e so-vratutto dalle offese, e dalle pigrizie, di noi stessi. Abbiamo tutti tradito abbastanza l'Italia. Cominciamo dunque a riarmarla sul serio.
4) Pacificazione sulle rovine.
Un periodo di grande travaglio interiore, di strenui esami di coscienza, di volontà di essere adempienti, giusti con ali altri, esigeniti verso noi stessi, deve agitare prima, poi accompagnare, per anni, noi italiani e dirigerici nell'azione: un travaglio agitato dall'orrore di prove mai viste, né dianzi immaginati, di prove che han da rimanere nella nostra coscienza, mentre avverrà quella tras-mazione profonda del nostro paese e della civiltà del mondo intero, che è in atto attraverso eventi giganteschi.
Ma sarà maledizione per noi se noi esauriremo questo processo solo in linea intellettuale non con azioni pratiche e morali. Non esiste morale se non è azione. Additiamo percì intanto in queste pagine un settore in settore straordinargine grande, fondamentale, nel quale deve applicarsi la nostra azione, concorde: un settore dove il risorgimento morale si fa sostanza in una ricostruzione materiale: la casa. Ma non è il solo.
Questi italiani laboriosi che un periodo di eventi straordinari ed "eccessivi" per loro, accompagnati da allattanti ehi storici e culturali, ha sciaguratamente diviso invece di unire, perché la facilità e la facilità di profitti li han resi cinici e egoisti ed i successi anticipati sopravvenuti li han resi "esteti" e non uomini, si ritrovveranno uniti sulle macerie delle loro case nell'unita beneficia di una missione ricostrutrice che è da compiere, simbolicamente e materialmente, addirittura dalle fondamenta stesse delle loro case e delle loro città distruite. Sulle macerie essi si strin-
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geranno la mano, si abbracceranno: riconosceranno che in una misione di approfondimenti doveri, in grazia di civiltà spirituale e morale sta la luce vera del loro avvenire, la giusta via e forse la più alta misura possibile delle loro ambizioni.
Queste tragiche rovine materiali, che van riparate con fervore e con somme ambizioni spirituali e artistici, debbon essere il cento unica fondamentale unione spirituale degli italiani, in una necessità unica, illuminata da una visione unica e virile del loro avvenire.
Se ciò non avvenisse, o italiani, che sarebbero di noi? Resisteremmo noi all'avvenire senza usare un operare che ci unisce? E ci manca forse, ahimè, quest'operare? La schiavità poi, la vera, la peggio schiavità, non sarebbe quella di operare sotto la ispirazione e l'impulsio e il denaro altrui? Non sarebbero quello di operare di mercanti del nostro stesso lavoro? di lavorare contro il suo genico? L'Italia non farà di sé la sua ricostruzione? la cederà?
Noi possiamo sopportare, con la calma che ha dimostrato il nostro popolo, invasioni e rovine, oppoi risorgere. La storia è l'ha insegnato. Ma da una "invasion spirituale", cioè da una invasione di ispirazioni, di metodi e di costumi altrui (che si risolve in una invasione di "forme" altrui, cioè in una "invasion artistica") noi non risorgeremmo mai più e riceveremo una ruina davvero irreparabile, perchè sarebbero rovinata la indipendenza del nostro spirito, del nostro "farec", del nostro "esprimersi". È vivo colui che non può esprimersi?
Pensate ancora, o italiani, che nel nostro paese non basta, come in altri, il solo fatto materiale di ricostruire o costruire. L'Italia ha un volto che è un miracolo di bellezza e di dignità, in grazia di incomparibili architettoniche. Guai se noi, costruendo e ritroviamo, sfigurassimo questo volto! Noi dovremmo con tutte le forze non solo farlo altrettanto bello e nobile quale era dianzi, ma anzi farlo ancora più bello! E ciò è fabbile perché non tante ancora le opere di civiltà che dobbiamo realizzare. Chi altri da noi dovrebbe farlo non noi? Potremo mai permettere che altri presuma di ricorrusso l'Italia?
Se la ricostruzione non ci affratellera e se non riussira di realizzarla in bellezza, non solo non esiteremo più nei italiani, ma non esisterà neppure più questa Italia, perchè di essa resteranno allora soltanto la forma geografica e l'incante naturale, e le ruine e il ricordo di un passato, tremendo accusatore per vivi, ma non resterà la testimonianza attiva e creatrice della sua gente, che, il passato, anche attraverso le più grandi scigure e schiavi, lo ha conferito, con lo splendero ed il numero meroloso delle sue architettura e delle opere d'arte, una sua seconda miracolosa bellezza naturale.
Perché quest'Italia che se davanti ai nostri occhi — non mi stancherono di ripetero agli italiani — l'hancostruita a meta Dio e gli italiani, gli italiani! Dio te ha dato, come per tutti gli altri paesi (ma qui gli è riuscitò meglio), l'incanto dei cieli, delle acque, dei monti, dei colli, la dolcezza dei venti e del sole: ma il paesaggio italiano non è fatto solo di quelle acque, di quel verde, di quelle rocce, di quelle rive, è fatto anche, e da per tutto, di cupole e di torri, di castelli e di chiese, di santuarii e di cattedrali, di battisteri
e di campanili, di ville e di palazzi, di pitture e di monumenti. Il paesaggio italiano è stato fatto danque metà anche da noi: esso è percì sublimemente nuovo ed unico. Esso è abitato e figurato e corso da santi e da eroi da leggende arcane e poemi insuperati, vi alleggia una storia incomparabile che s'è fatta sostanza in città e paesi "unici". Questo paesaggio, unico, Dio e gli italiani l'hanno costruito metà per ciascueno; a Venezia, e i cieli, e gli italiani hanno fatto tutto il resto.
E ad ogni distruzione, ad ogni sciagura che ferisse la loro civiltà nelle sue espressioni di bellezza gli italiani d'ogni tempo, come una risorgente creatrice della natura, han risposto sempre con operе ogni volta più splendenti, ricomponendo più bello il volto del loro paese. Ora è la volta nostra.
Noi, e noi di noi, disobbenno procedere ancora così, ed illuminare la nostra ricostruzione sovratto di una luce d'arte e di civiltà. Non confidiamo che ciò avvenga, perchè crediamo nei costruttori italiani, negli artisti e negli artigiani italiani, e cioè negli italiani più italiani. Ma perchè ciò avvenga è necessario che l'opera di noi italiani sia sorretta ed illuminata da una luce amorosa ed umana, da una ambizione e visione chiara
COMPITI DI DOMANI
COME SI È IDENTIFICATO ATTRAVERSO UN TESSERAMENTO IL NUTRIMENTO BASE SUFFICIENTE PER I VARI INDIVIDUI COSÌ SI DEVE IDENTIFICATO L'ALLOGGI SUFFICIENTE PER LE VARIE FAMIGLIE ED OLTRÉ COSTRUIRE GLI ALLOGGI CORRESPONDENTI. DARE AL CAPO FAMIGLIA LA TESSERA D'ALLOGGIO.
d'unogena della civiltà da raggiungere, da un impegno di studio e di intelligenza, ed è necessario che d'immettiamo ciò che di mercantile, di astuto, e di poltronе è in noi. Non nascondiamoci che le forze negative che sono nel nostro sangue e che si oppongono al ben fare sono tollissime e potenti: sono, in campo tecnico, la nostra fretta improvvisatrice, la nostra poca creativa e fuove sciuponi, la nostra poca cultura e informazione; sono, in campo intellettuale, la nostra intelligenza stessa, facile, furba, ingenerosa, che ci prospetta troppe scappatie, che ci seduce alle scorciatoie, che ci pronta e sottile complice di cruzzi e menzogne, che si presuntano di sé, suscatrice di individualizzati cicchi, pronto a giustificarisi ed a bearsi con le risorse d'une dialettica dannata e brillante e stoltamente ammirata; sono, in campo morale, il nostro meneffregghismo poltronе, il nostro cinismo astuto, il nostro egoismo piccino, il nostro profitmissio immediato e godeccio, la nostra indifferenza alle pene altrui, la nostra facilità alla furbizia, il nostro impudore di inganno, il nostro non fare quel che si pensa, la nostra meschinità che s'acontectano di poveri frutti immediati e non regge a disegni più lontani e generosi, il nostro individualismo scans-afatice e responsabilità, tanto grande e nefasto, il nostro "lavarsene le mani" e retinerici "a posto", la nostra aspenza di parola, la nostra mancanza
di rispetto reciproco, la nostra riot-tosità, il nostro gusto e applauso d'attaccar briga fra noi, di far "strong-cature" ingenierose ed esibioniste, il nostro vilipenere gli spiriti miti, attenti, obbedienti, onesti, il nostro "mollare" se nessuno ti vede, la nostra maliziosità, la nostra poca capacità di rimorsi, la nostra incapacità di scandala, il nostro rinunciarе ai propositi faticosi e ardui, il nostro "chi te lo fa fare", il nostro "pensa alla salute", il nostro "tira a campare"; sono, in senso artistico, la confucione delle idee, l'immodestia, un concetto ignorante, errato e poltrone dell'attradizione, un concetto insufficiente tradizione. Una facilità a contannare tutte le forme antiche e moderne... Eppure... questo popolo benefetto e maledetto ha fatto ed insegnato bellissime cose, uniche al mondo, ed altre potrà farne ridessarne a tutti. Ma deve ri-farsi a certe su virtù, alle più pure. Deve sapersi sacrificare, deve volersi consumare, deve "mettercela tutta". Non italiani siamo ora davanti alla prova suprema della nostra bravura, del nostro ingegno: o va o non va. Non importa se quel che ci è avvenuto è una sciagura enorme: importa che noi si sappia vincere questa sorte.
Non saranno poi, in quanto a bellezza, nè un'arte nè una ispirazione
intellettualistiche o culturali che risolveranno le cose; ma dall'operare con amore, dal lavoro intelligente che dedicherà instancabilmente tutto se stesso all'operare fiorità anche l'Arte. Essa del resto non si provaca con presupposti discorsivi né culturali né estetici: l'arte si merita per amore, per amore ostinato e fermo, per amore di lavoro.
Anchè essa, come tutto al mondo, si deve meritare attraverso l'amore alle ore! Le arti, ed in ispecifiche l'architettura, insegnano un amore, una passione che si fan concreti in opere. Possano queste nostre pagine lavare il loro contributo ad un lavoro suscatitore di opere ben fatte! Esso si concreterà da sè in arte! Così, gli italiani faranno belle le opere loro ed avranno continuato, allora, non ostante tutto, quella che è la più raggiante e sicura missione loro nella storia, quella missione che, se sappranno mantenerti vivi e degni, non farà loro temer confronti con nessuno: che azi li porrà, nel mondo, degnamente a fianco delle virtù di tutti gli altri popoli, in quel complesso di manifestazioni di grandezza di genio, di grandezza d'amore, che rappresentano la vera civiltà umana, l'unico risultato che possa scontare e superare gli errori e gli orrori infiniti del mondo.
5) I cinque doveri sociali.
Ma veniamo alla casa.
VI SON QUATTRO FONDA-
MENTALI DOVERI SOCIALI CHE SI FANNO OGNI GIORNO PIÙ CHIARI, NELLO SPIRITO DI TUTTI. NEI LA NAOSTRA VISIONE DELLA SOCIETÀ UMANA, E LA CUI INADEMPIENZA È MOTIVO DI SEMPRE PIÙ SENTITI RIMORSI NELLA COSCIENZA UMANA: I DOVERI DI ASSICURARE A CIASCUNO, CIOÈ A TUTTI, LAVORO, PANE, ABITO, CASA.
POI V'È UN ALTRO DOVERE AFFINCHÉ ESISTA DAVVERO UNA DIGNITÀ DI VITA DELLOUOMO: DARE LE CONIZIONI A CIASCUNO, CIOÈ A TUTTI, PER UNA POSSIBILE VITA DELLO SPIRITO.
Le condizioni concrete di vita, cioè lavoro, pane, vestito, casa, non poi la condizione per la vita dello spirito.
Noi dobbiamo sentire profondamente nella nostra coscienza la necessità di dare a tutti le condizioni per una possibile vita spirituale. Se non riusciremo, la nostra stessa possibilità di vita spirituale ne verrà menomata per un dovere non adepiuto.
Se vogliamo legittimare la nostra vita spirituale, deve istituirsi in noi una morale da la quale ci rimorda la coscienza che non recheremo quel contributo, e che ci faccia capire, misurare e dividere le pene altrui. Non dobbiamo più "saper godere" da soli.
Noi sappiamo tutti che, al di sotto di certe condizioni di esistenza, una vita dello spirito, cioè una vita degna di esseri umani, non ha modo di esistere: ma dobbiamo confessare (e sentiremi rimorso) che in realtà noi lo dimentichiamo sempre; ciò è dimostrato dalle condizioni nelle quali versano tropi nostri simili. Noi dobbiamo saper arrossire di ciò, reagire se uno ci dice ancora una volta le frasi nefaste: "da che mondo è mondo è sempre stato così", "così è la vita", "così è in tutti i paesi".
I mali profandi che attraversiamo sono derivati da queste opinioni nefaste che hanno addortamento cuori, cervelli e volontà, ed eccitato dai spiriti proiettori. Non bastano gli erorii sofferti, ad aprimi gli occhi? vogliamo dire che "sia così"? Così, fortunatamente, non sarà. Noi dobbiamo dire: "il mondo non deve più essere così" — "non possiamo più supportare che sia così" — "la vita non ha da essere così". Dobbinà dire: "in tutti i paesi uomini di buona volontà operano per una civiltà". Questa è la verità, e solo per merito di questi uomini l'umanità si salva dalle forze che tendono a trascinarla in un abisso.
6) La casa sia sufficiente.
Entrando nell'argomento che particolarmente ci interessa, e che interessà tutti, la casa, dobbiamo dire che se non è soddisfatta, assieme alle altre tre necessità (lavoro, nutrizione e vestiario) la necessità di una casa sufficiente, allora non ha modo di esistere anche una possibile vita dello spirito, una intera dignità di esistenza umana.
Questa affermazione può suscatere obiezioni da parte di alcuni: ma essa è stata quando non la si rapporti al caso, che rappresente sempre una eccezione, anzi una dura eccezione, di individui (essi pure eccezionali) che dalle più spuri condizioni di vita han tratto la loro maggiore e più disperata forza di elevazione: questa nostra asserzione si deve invece ap-
LA PRIMA EDIZIONE DI "CIFRE PARLANTI" È STATA ESAURITA IN 30 GIORNI 1