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ASSOCIAZIONE ARTISTICA FRA I CVLTORI D'ARCHITETTVRA VITORIO GRASSI ARCHITETTVRA E ARII DEČORAIVE RIVISTA D'ARIE E DI STORIA CASA: EDITRICE D'ARIE BESTEITI E TVMMINELLI MILANO - ROMA ANNO III · MCMXXIV PVBBLICAZIONE MENSILE FASC. XI · LUGLIO CONTO CORRENTE CON LA POSTA

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Fig. 1. - NORCHIA: NECROPOLI RUPESTRE - PARTE OCCIDENTALE (fot. del Ministero). LE CITTÀ DEI MORTI Lontano da ogni frastuono di treno, da ogni battito di motori, da ogni trotto di cavalli, vive ora la Morte col suo volto di sasso solcato dalle rughe dei secoli. Se passa un carro di fieno, le ruote sembrano bisbigliare invece che stridere e il cigolio è assorbito dal silenzio. Ed ecco a uno svolto della vallata voi scorgete in iscorcio una fila di case color ruggine le cui porte appaiono come palpebre sigillate. Sotto le porte nereggiiano misteriose bocche che scavano la collina. Queste sono le case dei Morti. Queste sono le case del sonno perpetuo. Nelle pareti dirupate delle valli s’allineano le facciate una dopo l’altra per lunghi tratti e chi si trovi a transitare per il mezzo, lungo il fosso serpeggiante, pensa a una città che dorme. Ma il sole è alto. Vano è attendere il risveglio. Perché questa è la Città dei Morti, e non si potrà mai risvegliare. Dov’è questa Città? Ve n’è più d’una. La inesorabile lima del tempo e l’avida vanga degli uomini le ha ridotte a poche, non più di sei. Cinque assai vicine tra loro (San Giuliano presso Barbarano, Bieda, Grotta Porcina, Norchia e Castel d’Asso) le quali tutte si trovano in quel vasto piano che giace nel Lazio settentrionale all’incirca fra Viterbo Barbarano e Tuscania. La sesta, Sovana, è distante una quarantina di chilometri dalle altre, verso Nord, a breve distanza da Pitigliano (Prov. di Grosseto). Altri sparsi e scarsi gruppi di tombe a facciata rupestre s’incontrano nella regione suddetta, ma interessano più il topografo che l’architetto lo storico dell’arte medie-

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Fig. 2. - S. GIULIANO: TOMBA A DADO (fot. del Prof. Lugli). vale o l’archeologo. Ho citato queste tre categorie di studiosi perchè invero le necropoli oltre l’importanza scientifica per l’etruscologia, ne hanno anche in quanto rivelano un nuovo speciale e vasto sistema di costruzione e in quanto contengono sempre notevolissimi monumenti medievali (chiese e castelli) dovuti agli abitanti di quei borghi, desolati e distrutti poi dalla malaria. Lo studio appassionato che per parecchi anni ho condotto su queste abbandonate regioni mi mette forse in grado di poter dire un giorno una parola anche su questo argomento. Per ora mi accontenterò di dar qualche accenno sommario sull’architettura etrusca quale ci viene rivelata dalle facciate rupestri. Qualche conclusione sembrerà tirata troppo facilmente: ma in un breve articolo non posso distendere ade- guatamente ogni parte e mostrarne i legami, come nella compiuta opera che dovrà – fra non molto, spero – veder la luce$^{(1)}$. *** Ognun sa che la quasi totalità delle tombe etrusche del mezzogiorno, fra la Fiora, il Tevere e il Tirreno, sono scavate nel tufo. La facilità di lavorazione di questo materiale (che per altro varia di qualità a vista d’occhio, si può dire di cento in cento metri) indusse gli abitanti di questa vasta regione a lavorare anche l’esterno dei sepolcri, foggiandoli in varie guise. Queste si possono però riportare tutte a tre tipi fondamentali: il tumolo, o ruota, la tomba displuviata e la tomba-dado. Presso i Falisci, popolo etruschizzato ma pur sempre distinto

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Fig. 3. - S. GIULIANO: TOMBA CON DUE PORTE FINTE (fot. del Ministero P. L.).

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Fig. 4. - CASTEL D'ASSO: TOMBA A MEZZO DADO (IN BASSO ENTRATA ALLA CAMERA SEPOLCRALE). Fig. 5. - NORCHIA: TOMBA A CAMINO (PROFILO). dagli Etruschi, fiorì la tomba a portico; alcuni esempi sporadici se n'incontrano anche nelle necropoli prettamente etrusche. Il tumulo, forma di sepolcro diffusissima in tutte le civiltà antiche di tutti i paesi, fu attuato specialmente su i pianori e nei fondo-valle. La località dove si trovano in maggior numero è Cerveteri. Nel Viterbese scarseggiano: un esempio grandioso lo abbiamo però a Grotta Porcina. Il secondo tipo di tomba, assai poco diffuso, riproduce la casa con tetto a schiena d'asino; raffigurata sia dal lato lungo (con una sola gronda in vista, come le case nostre) e sia dal lato corto, a facciata pentagonale (con in vista le testate dei travi, come le case fiamminghe). Ma il tipo più caratteristico per il nostro

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Fig. 6. - NORCHIA: TOMBA PROSTILA - SEZIONE. Fig. 7. - CASTEL D'ASSO: TOMBA A DUE PIANI.

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Fig. 8. S. GIULIANO: PORTA FINTA CON “ PROIECTURAE ” FALISCHE (PRESSO S. SIMONE). Fig. 9. S. GIULIANO PORTA FINTA RIPRODUCENTE UNA STRUTTURA LIGNEA. Fig. 10. - NORCHIA: TOMBE DORICHE - TRABEAZIONE.

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Fig. 11. - SOVANA: GROTTA ILDEBRANDA - SEZIONE DEL PRONAO RUPESTRE E DEL BASAMENTO. studio, e che costituisce la quasi totalità dei monumenti del Viterbese, è la tomba-dado. Essa è formata da un grosso blocco di tufo squadrato in forma cubica, il cui margine superiore è scolpito torno torno sui tre lati (il quarto è quello verso l’altura e quindi non tagliato) con un ornato di modanature sovrapponentisí. La fronte principale ha scolpite una o più porte, di solito finte (quando l’adito a la cella sepolcrale è servito da un dromos). Questo tipo originale nella maggior parte dei casi si presenta non come dado completo, ma come un mezzo dado (poco sporgente da la rupe) o anche e spessissimo come finto-dado, ossia con la figurazione della sola fronte, quasi che il resto fosse incassato nella collina. Le modanature sono svariatissime e si trovano combinate in molti modi. Per lo più si tratta - a cominciar dall’alto - di una fascia, un toro, un ovolo rovescio con becco di civetta, una gola rovescia, un’altra fascia, un altro toro e un altro ovolo rovescio con becco di civetta. Sovrornato pesante dunque veramente barycephalo come direbbe Vitruvio: in certi casi la sua altezza è pari a quella della fronte sottostante. Così anche le porte variano di foggia e di dimensioni. Abbondano quelle di tipo prettamente etrusco con le proiecturae o prolungamento verso il basso delle estremità inferiori dell’architrave. A Castel d’Asso e a Sovana le porte sono anche immediatamente sotto, a contatto della modanatura più bassa del sovrornato. Il dado è un tipo che ci appare già formato, senza cioè nessun travaglio di sviluppo anteriore. È evidente invece uno sviluppo stilistico verso una forma successiva. Davanti ai sepolcri infatti dovevano essere in origine compiute le cerimonie del rito funebre: davanti e fors’anche sopra ai dadi, su la piattaforma, come indicherebbero le scalette scavate in roccia che vi con-

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ducono. Però a Norchia cominciano a comparire delle piccole tettoie in facciata che rendono la fronte simile a un grande camino (fig. 5), finché la tettoa non diviene così sporgente da dover essere sostenuta da due colonne: ecco la Tomba Prostila di Norchia (figg. 6 e 12). Ma il luogo pei sacrifizi si preferì forse renderlo invisibile agli estranei, e sotto le facciate si scavavano allora delle celle con fronte a porta finta come la superiore, ma senza modanature. Tale cella scavata per tre lati era poi chiusa sul quarto, verso l’esterno con massi di riporto. Il tipo a doppia facciata è diffusissimo a Castel d’Asso (fig. 7) e a Norchia. Considerata la cella rituale come tempio famigliare non mancava che ornarla a simiglianza di tempio. E, come sul principio il Tempio non era che casa del Dio, ma, sempre casa, ci si limitò ad aggiungere rappresentazioni figurate su la facciata. Da la solitaria maschera scolpita sopra una porta di San Giuliano si passa alle tre teste che sormontano un architrave a Norchia. Ma l’architettura religiosa etrusca si sviluppava intanto in senso che si potrebbe dire occidentale (italico e poi ellenico): a la costruzione a tetto piano, cui ci riporta il tipo del dado, si sostituisce quella a tetto dispovente, certo più adatto ai nostri climi. Così nasce la tomba a tímpano, che è una derivazione, si, della displuviata, ma sottoposta ad una concezione e a una destinazione religiosa, e che con l’immissione di elementi falisci (portico) e greci, finisce per diventare una vera e propria riproduzione del tempio tuscanico. Si hanno poi dei monumenti specialissimi e caratteristici, i quali, se lo spazio ce lo consentisse, me- riterebbero una dettagliata descrizione (2). Dobbiamo invece appagarcì della riproduzione fotografica, nella quale purtroppo molti particolari si perdono, e si perde anche il meraviglioso colore e la funzione monumentale della parte singola nel complesso rupestre. Non sarà ad ogni modo difficile osservare la progressiva invasione di elementi greci nelle forme etrusche. Dei monumenti citati o riprodotti quasi tutti sono stati scoperti da me in questi ultimi anni. Perchè i precedenti visitatori per la fretta dell’esplorazione e per la maggior fittezza dei boschi al tempo loro si erano limitati a osservazioni sommarie. Anche le due Tombe Doriche di Norchia (fig. 13) riprodotte in falsi disegni in tutti i libri d’etruscologia dall’Orioli in poi, hanno svelato nuovi segreti sotto un più attento esame: per es. si è visto che il fregio (fig. 10) non è formato di soli membri tettonici, ma anche di elementi figurati: in altri termini i triglifi vi si alternano con protome. Questa osservazione, lo scoprimento della fronte della Tomba Lattanzi (giudicata inaccessibile dal Dennis), e insieme la ripulitura di molte altre facciate e di alcuni ipogei sono stati possibili mercè l’interessamento del R. Sovrintendente agli scavi di Roma, comm. Paribeni, e del R. Sovrintendente ai Monumenti, comm. Muñoz che si sono anche preoccupati di assicurare la manutenzione delle antichità scoperte, nominandovi un regio custode. Noi non abbiamo a parlar qui degli interni delle tombe, ma anche questi sono del più alto interesse, per vastità, per varietà di forme e per ricchezza: basti citare la Tomba Cima a San Giuliano che era composta di sette camere, alcune scolpite ed altre dipinte. Di essa, in

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Fig. 12. NORCHIA: TOMBA PROSTILA (fot. del Ministero P.I.).