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ASSOCIAZIONE ARTISTICA FRA I CVLTORI D'ARCHITETTVRA
Vittorio Grassi
ARCHITETTVRA E ARTI DEČORAIVE
RIVISTA D’ARTE E DI STORIA
ORGANO DEL SINDACAIO NAZIONALE ARCHITETTI
CASA EDITRICE D’ARTE, BESTETTI E TVMMINELLI
MILANO - ROMA
ANNO VII · MCMXXVIII (ANNO VI)
PUBBLICAZIONE MENSILE
FASC. VIII · APRILE
CONTO CORRENTE CON LA POSTA
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SOCIETÀ ANONIMA TENSI
CAPITALE SOCIALE L. 20.000.000 INTERAMENTE VERSATO
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SOMMARIO DELL’VIII FASCICOLO - ANNO VII.
PAOLO MEZZANOTTE: Luigi Cagnola, architetto, con 28 illustrazioni.
Corriere architettonico: La “Quirinetta” dell’Arch. Marcello Piacentini, con 23 illustrazioni. — L’Esposizione di Torino del 1928, con 14 illustrazioni. — La tomba Giannini a Castelletto Ticino di Gigiotti Zanini, con 2 illustrazioni.
Notiziario.
Sindacato Nazionale Architetti: Pagine di vita Sindacale.
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COMITATO DI REDAZIONE:
Consiglio Direttibo: ALBERTO CALZA BINI, Segretario Generale del Sindacato Nazionale Architetti - EDGARDO NEGRI, Presidente dell’Associazione Artistica fra i Cultori d’Architettura in Roma - CARLO CECCHELLI - GINO CLERICI - GUSTAVO GIOVANNONI - GIOVANNI MUZIO - MARCELLO PIACENTINI - CALOGERO TUMMINELLI.
Redattore capo: PLINIO MARCONI. Redattori: LUIGI LENZI - LUIGI PICCINATO - CESARE VALLE
REDATTORI CORRISPONDENTI IN TUTTE LE CITTA ITALIANE ED ALL’ESTERO.
DIREZIONE: ROMA, Via Michelangelo Caetani, 32, Palazzo Mattei.
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO
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Italia e Colonne
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Estero
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spedizione semplice
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spedizione raccomand.
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spedizione semplice
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spedizione raccomand.
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Abbonamento per l’annata in corso . . . . . . . . . . . . . . . . L.
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150.—
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157.50
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180.—
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195.—
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Id. con copertine in tela e oro per rileg. in 2 vol. . . . . . . . . . . . . . . .
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180.—
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187.50
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Fascicoli separati dell’annata in corso . . . . . . . . . . . . . . . .
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15.65
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19.25
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ARRETRATI. — Annata I (6 fasc. doppi): a fasc. sciolti L. 300, rilegata L. 350. Ogni fascicolo separato L. 55.—
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Copertine sciolte, in tela e oro, per la rilegatura dei 2 volumi di ogni annata . . . . . . . . . . . . . . . L. 30.—
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Gli abbonamenti si ricevono presso tutte le sedi della Casa editrice BESTETTI & TUMMINELLI:
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BAR
NEL GRAND HOTEL
VIAREGGIO
PROGETTO
ED ESECUZIONE
DELLA CASA
VITTORIO BEGA E FIGLI
BOLOGNA
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BAR NEL CINEMA MEDICO
IN BOLOGNA
PROGETTO
ED ESECUZIONE
DELLA CASA
VITTORIO BEGA E FIGLI
BOLOGNA
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LUIGI CAGNOLA: LA ROTONDA DI INVERIGO - FRONTE A MEZZODI.
LUIGI CAGNOLA · ARCHITETTO
La maestosa villa nota sotto il nome di Rotonda d’Inverigo, che il Marchese Cagnola, (fortuna negata alla maggior parte degli artisti) si potè costruire secondo i canoni dell’arte sua nell’ultimo periodo della sua carriera operosa, racchiude ancora, ben conservato ed egregiamente custodito, il prezioso archivio che il celebre architetto vi raccolse or è quasi un secolo.
La cortesia dei Conti De Pange, proprietari attuali della Rotonda, mi ha concesso di esplorare un tanto ricco materiale di studio, in gran parte inedito. E poiché oggi l’attenzione degli artisti come degli studiosi è di nuovo richiamato verso quel fecondo periodo d’arte, al quale è facile negare potenza di originalità e varietà di fantasia, ma non disconoscere una sicura e maestosa unità d’indirizzo, non sarà senza interesse rievocare, attraverso i documenti del tempo, la memoria di quegli che fu dell’architettura neoclassica nella capitale lombarda l’assertore più autorevole e il più fortunato cultore.
A Milano dal 1769 dominava nella edilizia il folignate Piermarini, che, dopo aver data al vecchio palazzo Regio-ducale una severa veste classica di compassata eleganza, aveva con miglior fantasia eretto il teatro della Scala, e la grandiosa Villa Reale di Monza, riformato il corso di Porta Orientale, sistemata piazza Fontana e la via di Santa Radegonda, e insieme col ticinese Cantoni, l’italo-austriaco Pollak, il Lonati e qualche altro, aveva svolto tutto un ciclo di costruzioni private di classico carattere; sicchè all’aspetto prevalentemente secentesco delle vie di Milano, qua e là variate dagli svolazzi e dagli stucchi del primo settecento, si sovrapponevano le forme corrette e un poco rigide del rinnovamento classico.
Ma all’apparire delle armate francesi il Piermarini, forse troppo compromesso così dominatori austriaci, e già vecchio, si apparta nella nativa Foligno e l’egemonia dell’architettura presto passa al giovane Cagnola.
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IL MARCHESE LUIGI CAGNOLA(DA UNA STAMPA DEL TEMPO).
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con un arco di trionfo. Prevalse il disegno del Piermarini, allora all’apice delle sue fortune, ma non ebbe seguito per il crollo del governo austriaco. Vedremo più tardi ritornare il Cagnola sullo stesso tema, con analoghe proposte ma senza successo. Uomo di mondo e frequentatore, come si addiceva ai suoi natali, della migliore Società, il Cagnola, secondo si narra, ebbe a sostenere una sera in una discussione accessasi in un palco del Teatro della Scala, la possibilità di “condurre un ben distribuito casino in un triangolo equilatero”, e portò la sera poi alla Scala un suo disegno, dove il quesito era, a quel che parve, ingegnosamente risolto. Il disegno esiste ancora nell’archivio della Rotonda; se anche intrinsecamente di scarso valore, è interessante come primo saggio che gli valse notorietà, assai meglio certamente dei rilievi, di ben altro valore reale, ch’egli andava nello stesso tempo eseguendo delle antiche tracce Romane allora esistenti ed ancor visibili attorno a San Lorenzo. Questi rilievi, troppo trascurati e ignorati, benchè pubblicati allora nel primo volume delle “Antichità longobardo-milanesi” del padre Fumagalli, dovrebbero essere attentamente considerati nella occasione delle demolizioni che si vogliono fare prossimamente nella storica località e servir di base a sistematiche ricerche, atte a chiarire il mistero che è ancora fitto intorno alle origini del celebre tempio e del maestoso colonnato romano.
Il giovane gentiluomo si trovava frattanto in contrasto col pregiudizio spagnolesco dei patrizi, che vedevano di mal occhio uno dei loro dedicarsi, come dicevano, ad “un’arte da capomastro”. Firmava i suoi
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Nato nel 1762 da illustre famiglia del patriziato lombardo, destinato per tradizione alla carriera diplomatica, Luigi Cagnola compiva i primi suoi studi a Roma nel collegio Clementino, quando, preso dal fervore allora così diffuso nella capitale pontificia per gli studi archeologici, volle destinare le ore d’ozio allo studio dell’architettura, a cui attese sotto la disciplina di tal professor Tarquini, che, assistendolo nel rilievo degli antichi monumenti, gli additava come “unici precettori” Vitruvio e Palladio. Laureatosi poi in giurisprudenza a Padova e subito insignito, per virtù del nome che portava, di pubbliche cariche dal governo austriaco, trovava modo fra i molteplici impegni di coltivare gli studi preferiti.
Data da allora un suo primo esperimento d’arte, quando osò cimentarsi col Piermarini per la sistemazione della barriera di Porta Orientale, ch’egli risolveva
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LUIGI CAGNOLA: LA ROTONDA D'INVERIGO - LATO DI SETTENTRIONE E DI LEVANTE.
disegni “dilettante d’architettura” per significare, probabilmente, che da quella professione avversata dall’aristocrazia, non intendeva ottenere lucri o vantaggi d’alcuna specie.
Dopo la morte del padre, avvenuta negli ultimi anni della dominazione austriaca,
ebbe dal governo nuove cariche, e fra l’altra quella di Commissario presso gli eserciti: sicchè, seguita la disfatta di questo, gli convenne ricoverarsi a Venezia, dove, rinunciando ad ogni pericoloso onore, si diede allo studio del Sansovino e del Palladio: presto conciliatosi col nuovo ordine
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di cose, fece ritorno in Milano, ove, abbandonata ogni altra preoccupazione, trovò modo finalmente, già maturo di anni, di misurare nel campo della pratica le sue non comuni doti d’artista e di tradurre in pietra alcuna delle sue immaginazioni fantasiose.
A Vajano, in quel di Crema, costrui una villa per la famiglia Zurla e poi. nelle vicinanze di Orzinovi provvide al restauro e alla ricostruzione di case danneggiate dal terremoto del 1802: fu la prima volta che esperimentò le difficoltà del costruire. Maggior nome ebbe a Milano per gli apparati grandiosi, da lui eretti come usavano allora in occasione di feste; così per l’incoronazione di Napoleone; per le nozze dell’Imperatore con Maria Luigia d’Austria eresse nei giardini pubblici un arco di trionfo e per la nascita del Re di Roma una altissima colonna simile alla Trajana sul corso di Porta Orientale.
Una parentesi nell’opera del Cagnola tutta applicata alla risurrezione delle forme classiche, è data dai progetti ch’egli fece per il compimento della facciata del Duomo, voluta da Napoleone, in uno stile spoglio e insipido, quale poteva nascere nel suo tempo dalla interpretazione del gotico: sicché non so dolermi, se fu preferito quell’ibrido pasticcio ideato dal Zanoja e dall’Amati, che ebbe almeno il merito di rispettare gli stupendi portali del Pellegrini e la zona basilare secentesca.
Fu solo nel 1806 che il Cagnola ebbe campo di cimentarsi nell’opera sua più grandiosa, che gli valse onori e fama duratura. Il Consiglio di Città, di cui il Marchese faceva parte, nella occasione delle nozze di Eugenio di Beauharnais e di
Amalia di Baviera, gli diede incarico un’altra volta di erigere un grandioso arco temporaneo, di gesso e tela all’ingresso di Porta Orientale.
Fu una ripetizione meglio elaborata e in dimensioni maggiori, dell’arco che il Cagnola aveva già disegnato per le nozze di Napoleone: ma tanto piacque per la imponenza delle masse e la snella eleganza dell’ordine corinzio, che la Comunità risolse di tradurlo in materiale nobile e duraturo a celebrazione delle glorie Napoleoniche, sullo sfondo della Piazza d’armi e all’imbocco del viale del Sempione.
Alla esecuzione della maestosa mole si pose mano senza indugio: lo stesso Cagnola, col concorso di un suo fidato capomastro, certo Bignetti, cercò e scopri nelle montagne dell’Ossola il bel marmo di Crevola elegantemente variegato di bruno chiaro e di grigio azzurrino, di poco inferiore per compattezza e resistensa ai geli allo stesso marmo del Duomo.
Alla caduta della potenza Napoleonica, il monumento era compiuto fino alla imposta degli archi minori: già il Thorwaldsen aveva compito buona parte degli alto-rilievi, celebranti le gesta imperiali, poi ricoverati alla Villa Sommariva sul lago di Como. Il nuovo Governo, accogliendo un’accorta proposta del Consiglio di Città, ordinò la continuazione delle opere, purchè, mutati i soggetti delle sculture e capovolto il significato delle scritte, l’arco celebrasse “la pace universale da tanto tempo da tutti i popoli desiderata e finalmente conseguita mercè della formidabile unione degli eserciti della Maestà sua alla possanza de’ fidi e magnanimi alleati”. Stanchi di guerre sanguinosamente combattute per le fortune
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LUIGI CAGNOLA: LA ROTONDA D'INVERIGO - FRONTE A SETTENTRIONE.
LUIGI CAGNOLA: LE CARIATIDI DELLA ROTONDA D'INVERIGO (SCULTURE DI POMPEO MARCHESI).