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ASSOCIAZIONE ARTISTICA FRA I CVLTORI D'ARCHITETTVRA
ARCHITETTVRA
E
ARII DECORAIVE
RIVISTA D'ARTE E DI STORIA
CASA EDITRICE D'ARIE BESTETTI E TVMMINELLI
MILANO - ROMA
ANNO VI MCMXXVII (ANNOVI)
PUBBLICAZIONE MENSILE
FASC. VII MARZO
CONTO CORRENTE CON LA POSTA
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GELATERIA SABBIONI - BOLOGNA
LAVORI ESECUITI DALLA CASA VITTORIO BEGA & FIGLI - BOLOGNA
ARCH. PROF. MELCHIORRE BEGA
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ROMA
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ARCH. COMM. M. PIACENTINI
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SOMMARIO DEL VII° FASCICOLO - ANNO VI.
CARLO GIOVENE DI GIRASOLE: La mobilia napoletana nel seicento, con 30 illustr.
GIORGIO LUKOMSKY: Arte popolare russa, con 17 illustrazioni.
Notiziario: Casa Fiocchi a Milano dell’Architetto Mino Fiocchi, con 5 illustrazioni. — Alcuni lavori di Gigiotti Zanini, con 7 illustrazioni.
Cronaca dei monumenti, con 10 illustrazioni. — Bollettino Bibliografico.
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COMITATO DI REDAZIONE:
Direttori: GUSTAVO GIOVANNONI - MARCELLO PIACENTINI
Redattore capo: CARLO CECCHELLI
Redattori: GIULIO QUIRINO GIGLIOLI - VITTORIO GRASSI - GIUSEPPE LUGLI - ANTONIO MARAINI - PAOLO MEZZA-NOTTE - ROBERTO PAPINI - GIUSEPPE TORRES - GHINO VENTURI.
REDATTORI CORRISPONDENTI IN TUTTE LE CITTA ITALIANE ED ALL’ESTERO.
DIREZIONE: ROMA, Via Michelangelo Caetani, 32, Palazzo Mattei.
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO
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Italia e Colonne
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Estero
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spedizione semplice
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spedizione raccomand.
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spedizione semplice
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Id. con copertine in tela e oro per rileg. in 2 vol. . . . . . . . . . . . . . . . „
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187.50
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210.—
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225.—
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Fascicoli separati dell’annata in corso . . . . . . . . . . . . . . . „
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19.25
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Annata II e III (12 fasc. sempl): „ „ L. 250, „ L. 300. „ „ „ L. 25.—
Annata IV . . . . . . . . . „ „ L. 250, „ L. 300. „ „ „ L. 25.—
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ASSOCIAZIONE ARTISTICA FRA I CVLTORI D’ARCHITETTVRA
ARCHITETTVRA
$\mathcal{E}$
ARTÌ DEČORAÏNE
RIVISTA D’ARTE E DI STORIA
CASA EDITRICE D’ARTE BESTETTI E TVMMINELLI
MILANO - ROMA
ANNO VI · MCMXXVI-MCMXXVII
VOLUME SECONDO
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PROPRIETÀ ARTISTICA E LETTERARIA
RISERVATA AGLI EDITORI
STAB. DI ARTI GRAFICHE A. RIZZOLI & C. - MILANO
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Fig. 1. - MONTECASSINO: PARTICOLARE DEL CORO.
LA MOBILIA NAPOLETANA NEL SEICENTO
Per tutto il cinquecento, dopo che Giovanni Merliano da Nola ebbe intagliati gli armadi della sacrestia dell'Annunziata, e nella regione meridionale d'Italia era sorta nelle cattedrali e fino nelle più umili chiese come una gara feconda a quale meglio si ornasse di cori, di armadi, di pulpiti scolpiti, l'uso del mobile intagliato prevalse su quello ad intarsio anche entro le pareti domestiche, ove, rimanevano ancora sobri i costumi e severa la vita.
Ma dopo che l'atrio di S. Maria del Carmine e la sacrestia di S. Martino si furono adornati dei biondi intarsi di Matteo Zucca (1) e di Frate Prospero da Rezzò (2), doveva quest'arte gentile, con i suoi effetti pittorici, i vivaci colori, lo sloggio di legni preziosi, man mano affermarsi fino a vincere il campo al sorgere del nuovo secolo, con una schiera sempre più numerosa di artefici che da quelle opere derivano.
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A misura che i costumi si venivano ad-
dolcendo un nuovo senso spuntava, con un
desiderio di comodità prima ignoto; una
tendenza a godere la vita; uno sforzo di
liberarsi da ogni vincolo di tradizione e da-
re la vita ai sogni. Non più tanto si a-
mano le forme severe, ma seducono le gra-
zie un poco leziose delle variopinte super-
fici levigate; seduce la preziosità di legni
che non possono ottenersi che in sottili sfoglie.
E se pure il legno è a massello, deve
sempre essere un legno prezioso come l’e-
bano, che per la sua compattezza anche
bene si presta a ricevere i delicati intarsi
in avorio. Come si piegano e si ammoli-
scono gli animi così le linee curve e le su-
perfici rigonfie si sostituiscon alle forme
squadrates. Alla nobiltà si sostituisce la gra-
zia, alla severità la compiacenza carezze-
vole, al rispetto della tradizione lo slancio
verso la gioia. Ed il mobile domestico di
noce quasi sempre è sostituito da quello
impiallicciato, con l’ossatura di pioppo, che
si presta ad ogni lenocínio dell’arte, rive-
stito con sottili sfoglie di radice di noce o
di acero di ulivo, intarsiato con preziosi
legni.
La tradizione dell’intaglio, però, si man-
tiene viva per opere grandiose come cori e
tribune nelle chiese, organi e mobili di gran
lusso. Ed i monaci di Montecassino anco-
ra sul cadere del secolo vollero sostituire
al coro intarsiato del Cardinale d’Aragona
un magnifico coro intagliato nel nuovo sti-
le, affidandone l’incarico a quattro diversi ar-
tefici (fig. 3) che riuscirono, tuttavia, a com-
piere opera sorprendente per la perfetta u-
nità di sentimento e di stile, e non solo
nei dorsali e nei fregi, ove i motivi sono
evidentemente contenuti in limiti prestabi-
liti in accordo dai quattro artefici, quanto
ancora nelle figure che sostengono i fian-
chi degli stalli e nei putti che li sovrasta-
no, tutti in differenti pose, sorprendente
prova di inesauribile fantasia e di insupe-
rabile abilità tecnica (fig. 1 e 3). E come
a Montecassino in numerose chiese della
regione.
Ma, come si è detto, il mobile dome-
stico è quasi sempre impiallicciato e fa so-
lamente eccezione la sedia che mal si pre-
sta ad un simile lavoro, essendo formata
di assi che si vanno leggiadramente incur-
vando col formarsi ed il progredire di ten-
denze nuove.
Per tutto il secolo lo stile classico si svol-
ge man mano in forme più piene e più
mosse; la linea retta si curva; spariscono
gli angoli. Tale evoluzione si mostra gra-
duale e logica nel mobile meglio che nella
architettura, perchè nel lavoro di tutti i
giorni di una numerosa classe di artisti me-
glio si fonde e si rileva il sentimento della
regione, nel tempo: e quindi di tale sen-
timento e delle forme in cui si esprime an-
che meglio si possono ricercare il progres-
so e l’intima essenza nello studio del mo-
bile medesimo.
La sedia a bracciuoli parte dal tipo del
sedicesimo secolo, con sedile a spalliera di
cuoio disteso (fig. 7). Ma negli ultimi an-
ni del cinquecento solleva a cuscino il se-
dile, ed ai primi del secolo successivo, im-
bottisce anche lo schienale, pur conservan-
do per parecchi anni fa forma severa, con
bracciuoli e piedi dritti che cominciano ap-
pena ad ornarsi di una sobria tornitura
(fig. 8) e di sobri intagli nella traversa
che collega i piedi anteriori e nelle cime
del dorsale. Poi si intagliano i bracciuoli
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Fig. 2. - MONTECASSINO: PORTA DELLA BIBLIOTECA DELL’ABBAZIA (SEC. XVII).